Cesare Cremonini: "Questo album sarà un fallimento. Il più grande fallimento della musica italiana"

Un uomo nudo. Un teschio dorato. Un sax. Undici canzoni che (quasi) nessuno ha ancora ascoltato. Cesare Cremonini presenta AMATEUR, il suo decimo disco, e a 27 anni dal debutto si definisce di nuovo un esordiente.

Il concerto all’O2 Shepherd’s Bush Empire di Londra, uno dei luoghi simbolo della musica dal vivo in città, andato in scena nella serata del 20 ottobre davanti a un pubblico pagante, è il primo incontro con questo nuovo capitolo. Un inizio, un debutto. Cremonini sale sul palco insieme a una superband internazionale e a musicisti come Donny McCaslin, (il sassofonista di Blackstar di David Bowie, nda) e, per chi fosse in pensiero, Ballo, Nicola Ballo Balestri, "il migliore amico di palco di sempre" - c’è, sereni tutti.

"È la serata più emozionante della mia vita", dice Cremonini. Non sembra piaggeria: salire sul palco per presentare un lavoro nuovo davanti a un pubblico caldissimo, ma in silenzio e in ascolto, è un azzardo. Soprattutto per chi da 27 anni ha orde di fan che conoscono parola per parola canzoni diventate inni (nazionali).

Accanto a lui ci sono Salmo, "il Virgilio" del disco, Fabri Fibra, capace di "spettinare le coscienze", e Malika Ayane, che torna a cantare con lui sedici anni dopo la loro precedente collaborazione e relazione. La sua voce, dice Cremonini, è quella di una "regista delle piccole cose raffinatissime". Elisa non canta, ma firma con lui Cavalli da corsa. A lei - accolta in teatro da cori da stadio - Cesare dedica un momento speciale: "che meraviglioso quadro sei, se ti guardi da un po’ più da lontano, amica mia. Sul palco non si dovrebbe piangere, ma questa volta stiamo rischiando".

All'Empire gli ospiti sono molti: "il mio meraviglioso amore Caterina" cit., gli amici di Bologna e quelli di Tavullia (ovvero Valentino Rossi &family, ndr) ma anche Davide Petrella, con cui Cremonini ha scritto Mega Linz e con cui condivide una complicità fatta anche di rivalità: "Ci odiamo quando reciprocamente facciamo qualcosa di bello da soli". Sentimento comprensibile soprattutto perché insieme firmano versi come "Non ho mai visto stare bene nessuno, peggio di me".

Tra i crediti del disco compare anche Morgan, in Il giardino di sassofoni "Mi ha scritto un messaggio chiedendomi di produrre un suo disco. Gli ho mandato questo brano, lo ha colpito la frase 'siamo diamanti soli in eterno' e dopo una settimana aveva creato dei passaggi armonici in più. Non ha voluto niente in cambio: mi ha detto 'La musica per me è purezza'".

Per una sera, Cesare “grande”, come lo chiama il mio bimbo Cesare “piccolo”, sembra farsi (più) piccolo: lascia spazio ai musicisti, alle canzoni, alle connessioni che il disco prova a riaprire. In modo spavaldamente rivoluzionario.

Era l'11 novembre del 2000 quando sono andata al mio primo concerto di Cesare Cremonini. Aveva (ancora) i capelli rossi, eravamo in un club, L'Alcatraz a Milano, e non molto più numerosi di ieri. Da allora, gli album sono diventati dieci. Sul palco dell’Empire, a Londra, in una sera d’autunno del 2026, 26 anni dopo, ci/mi presenta un nuovo sé con cui sta ancora facendo amicizia.

Un disco per ricominciare

"Sono felice e curioso come un esordiente", dice Cremonini in conferenza stampa, poche ore prima di salire sul palco. Un manifesto prima ancora che un disco: ricominciare senza cancellare il passato, provare e accettare anche la possibilità di fallire. "Quest’album sarà il mio più grande fallimento. Il più grande fallimento della musica italiana", annuncia. È un modo per esorcizzare il rischio, ma forse anche per rivendicarlo.

"È una porta, non uno specchio". Secondo Cremonini, oggi molti album tendono a riflettere chi li ha creati, mentre il mondo digitale ci porta a scegliere in fretta ciò che già ci piace.

"L’algoritmo ti fa guardare solo ciò che ti piace. Per questo gli specchi hanno sostituito le porte"

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Essere amateur significa fare qualcosa perché la si ama, con il piacere di chi si diverte ancora. È ricominciare senza cancellare il percorso, provando a riuscire senza sapere già come andrà. Il nuovo Cremonini ha i capelli spettinati e un’aura quieta, quella buddista, non quella di TikTok, ma dietro la serenità c’è una scelta precisa: allontanarsi dalle aspettative costruite intorno al suo nome.

"Volevo che il disco stesso fosse il più vicino possibile al luogo in cui è nato e, allo stesso tempo, volevo allontanarlo da me. Volevo che nascesse e venisse raccontato lontano dall’abitudine di vedersi centrale. Il mio nome e il mio cognome possono solo distrarre dalla sua essenza: volevo che la musica fosse davvero l’unica protagonista", racconta.

Per questo Londra era necessaria. "A Londra non sono nessuno", spiega "sono un cantante italiano che presenta un disco, in un luogo dove spera si possa parlare di musica senza condizionamenti. L’album è nato allo Studio 13 di Damon Albarn molto lontano dal turismo discografico fatto in passato. Un luogo che da solo è un po' un attestato di arrivo tappa, in una città però che gli ha permesso di ridimensionare tutto ciò che gli sta intorno. "La musica è molto più importante di me".

cesare cremonini in concerto allo o2 shepherd’s bush empire di londrapinterest

© Courtesy photo

Dallo specchio alla porta

Il rischio riguarda anche il modo in cui la musica viene ascoltata. Cremonini non crede che il digitale abbia liberato le canzoni: "Quando ci hanno raccontato che il 100% digitale avrebbe liberato la musica, ci stavano dicendo una stupidaggine. Non solo non l’ha liberata: anzi, l’ha ingabbiata".

L’algoritmo, osserva, è ambiguo: può essere democratico, ma se un disco non viene intercettato rischia di non trovare mai la propria strada. Si è perso il passaggio di mano in mano, quello che permetteva alle canzoni di circolare e di essere scoperte nel tempo. "È un peccato, perché è lì che c’era il karma della musica".

"So che questo disco non verrà capito dall’algoritmo. Perciò bisogna essere contenti dei fallimenti, se ci rendono liberi". Il fallimento non è una sconfitta definitiva: può essere la possibilità di sottrarsi a ciò che il mercato si aspetta. "Se scrivi canzoni da amateur, la bellezza è scoprire che puoi decidere, quel giorno, di non farlo. È una grande forza, un grande potere. Mi ha permesso di tornare a pensare solo al piacere di scrivere musica".

Il disco nasce così da un passaggio personale. "Non mi sento più legato al passato", confessa. Non perché non possa più cantare le canzoni di prima, ma perché gli appaiono "tutti errori bellissimi per arrivare fin qua".

Nel tour - si parte con una data zero ad Ancona il 24 novembre e debutta ufficialmente a Bologna il 27, con quindici date fino al 21 dicembre - ci sarà spazio per i brani che fanno parte della sua storia. Al centro, però, Cremonini vuole mettere la musica, come dovrebbe accadere in ogni concerto: "Ho tolto il meccanismo che avevo in testa, quello della carriera, del perfezionismo e della coerenza".

Le canzoni come immagini

Cremonini riesce, come pochi, a scrivere per immagini. Basta chiudere gli occhi e le parole sembrano diventare una sceneggiatura: la paura, la gioia, l’amore, la nostalgia. In AMATEUR ci sono divani su cui sedersi, deserti che bruciano, champagne per celebrare traguardi che non portano da nessuna parte.

Anche le scelte estetiche del progetto raccontano per sottrazione eppure sono potentissime: gli strumenti dorati, il teschio di SIG, il personaggio che accompagna Cremonini e abbreviazione di Sigmund Freud, ma non è un alter ego. È un musicista che salirà con lui sul palco e rappresenta l’ego, l’ambizione e la "fuliggine" che ogni essere umano si porta dietro per arrivare al successo - e da cui, a un certo punto, deve provare a liberarsi.

Cremonini si domanda che cosa abbia spinto un ragazzo borghese, senza una letteratura musicale alle spalle, a voler diventare una star. Ci sono i sogni, ma anche l’ego e il prezzo da pagare. "Il vero amateur è colui che è morto e non può morire, condannato alla vita per passione".

La musica strumentale è il centro del disco. Rock, pop, jazz, classica e teatro convivono, accompagnando chi ascolta in un percorso che procede per cambi di direzione. Anche la registrazione di una notte in osteria con gli amici di sempre, il giorno del suo compleanno, diventa una canzone dall’arrangiamento swing.

cesare cremonini in concerto allo o2 shepherd’s bush empire di londrapinterest

©erikaserio057

Cesare Cremonini in concerto allo O2 Shepherd’s Bush Empire di Londra

La cultura come connessione

Il dialogo con il passato, per Cremonini, non è un tentativo di imitazione. Gli anni Settanta sono stati centrali nella sua formazione: De Gregori, Battisti, Lucio Dalla, De André. La sua generazione, cresciuta negli anni Novanta, non li ha vissuti in prima persona, ma li ha avuti come riferimento. "Avere un riferimento come questo non vuol dire cercare di emulare qualcosa: vuol dire avere il terrore di non arrivare mai lì".

Accanto ai cantautori italiani, nei suoi ascolti ci sono stati Radiohead, Otis Redding, Nina Simone, Pink Floyd, Bob Dylan e Neil Young. "Mischiavamo le carte", ricorda. I dischi si compravano, si ascoltavano e circolavano tra le persone: "Ho dovuto imparare certe cose per osmosi".

A 46 anni, dice, ha pensato che fosse arrivato il momento di fare quello che sa fare. Dentro questo perimetro c’è un universo molto grande: la cultura.

"Non c’è sistema economico, non c’è sistema politico, non c’è sistema sociale e non c’è interesse personale che possa competere con il potere della cultura, che è l’unica cosa eterna. Non c’è Trump, non c’è dittatore, non c’è maligno che possa distruggere la cultura degli esseri umani".

È qui che il disco si apre agli altri. "Oggi un disco ha una responsabilità in più rispetto al passato", dice Cremonini. La sua, in questo caso, è riconnettere le persone con l’immaginazione, perché l’empatia è alla base della civiltà. Immaginare come si sente una persona sola, una persona in mare di notte, qualcuno privato della propria libertà: la musica può aiutarci a uscire dai nostri confini e a sentire ciò che non stiamo vivendo in prima persona.

Lo studio - nell'ultimo anno ha dedicato 6 7 ore al giorno a suonare il sax - gli ha permesso di esorcizzare una parte della negatività e di lasciare spazio alla musica. "Quando si crea, si smette di studiare perché si ha l’ansia che studiare sia una perdita di tempo, che ci allontani dall’obiettivo. Io ero preoccupato di questo, perché quando scrivo solitamente diventa quella l’ossessione: non dormo più".

Ritrovare il piacere di scrivere significa anche riconoscere la possibilità di fermarsi. "L’amateur ha una grande forza: dire no. La bellezza è scoprire che puoi decidere, quel giorno, di non farlo. Mi ha permesso di tornare a pensare solo al piacere di scrivere musica".

Sul palco, però, lo show resta. Puoi togliere lo show da Cremonini, ma non Cremonini dallo show: lui balla e riempie lo spazio, anche quando cerca di lasciarlo soltanto alla musica. E quindici musicisti di quella levatura, su un palco piccolo, si fanno sentire forte e chiaro.

A Londra, tra canzoni nuove e vecchi amici, AMATEUR tiene insieme l’idea di ricominciare e la consapevolezza di tutto ciò che ha portato fin lì. "Che la bellezza salverà il mondo", canta Cremonini. E se ci crede "Cesare grande", viene da crederci anche a me.