Centri storici in trasformazione: in Italia quasi 10.000 bar in meno, Palermo invece corre

Il capoluogo siciliano cresce e cambia volto

La mappa dei pubblici esercizi nei centri storici italiani cambia profondamente nell’ultimo decennio. Secondo l’indagine Fipe – Confcommercio “Pubblici esercizi e movida. La demografia d’impresa nei centri storici”, realizzata con il Centro studi Tagliacarne, dal 2015 al 2025 il settore ha perso quasi 10.000 imprese, pari a una flessione del -3,7%. Una trasformazione che riguarda soprattutto i bar, cuore della socialità urbana, che arretrano del -18,2% con oltre 22.300 chiusure. Nonostante il ridimensionamento, i pubblici esercizi restano un presidio diffuso: in Italia operano 262.000 imprese, con una densità di un locale ogni 182 abitanti e solo il 2% dei comuni privo di almeno un bar o ristorante. Dietro questa stabilità apparente, però, si muove una riconfigurazione dell’offerta: crescono ristoranti (+9,8%), take away (+4,3%), gelaterie e pasticcerie (+6%), mentre molti bar si trasformano in format ibridi o in attività di ristorazione.

Il dato che sorprende: Palermo cresce

In un quadro nazionale segnato da chiusure, il Mezzogiorno mostra una dinamica opposta. E Palermo è tra le città che registrano l’aumento più significativo: +163 imprese nei centri storici, pari a una crescita dell’8,7%. Un dato che colloca il capoluogo siciliano tra le realtà più vivaci, insieme a Napoli (+19,7%), Taranto (+10,6%) e Bari (+5,8%). La crescita palermitana riflette una trasformazione del tessuto urbano e commerciale: nuovi format, locali più flessibili, una maggiore presenza di ristorazione e take away, e una capacità di intercettare flussi turistici e nuove abitudini di consumo. Una tendenza che si discosta nettamente da quella di molte città del centro-nord, dove i centri storici registrano contrazioni rilevanti: Trieste (-16%), Pisa (-14,6%), Pesaro (-18,3%), Ancona (-17%).

Costi, consumi e nuovi modelli

La transizione del settore è spinta da diversi fattori: costi di gestione elevati, affitti crescenti, pressione fiscale e cambiamento delle abitudini dei consumatori, sempre più orientati verso soluzioni rapide e format snelli. Le imprese individuali diminuiscono (dal 51,3% al 45,8%), mentre crescono le società di capitali (dal 13,8% al 29,9%), segno di una maggiore strutturazione del mercato. La perdita di imprese non è quindi solo un arretramento, ma l’indicatore di un settore che cambia pelle. Nei centri storici italiani si afferma una polarizzazione tra attività più solide e microimprese che puntano su modelli agili, mentre bar e ristoranti continuano a rappresentare un presidio sociale oltre che economico.

Il futuro

La sfida dei prossimi anni sarà trovare un equilibrio tra sostenibilità economica, qualità dell’offerta e ruolo sociale dei locali. Palermo, con la sua crescita, mostra che la trasformazione può diventare opportunità: un segnale che merita attenzione in un panorama nazionale in piena evoluzione.