Centrali sull’acqua, rivoluzione in Asia: cinque navi porteranno energia sulla terraferma
La centrale elettrica arriva dal mare. Si ormeggia lungo la costa, viene collegata alla rete e comincia a fornire corrente. Secondo Karpowership, nelle condizioni previste dal suo sistema, possono bastare appena trenta giorni. È il modello delle Powership, navi trasformate in impianti di produzione elettrica, che si prepara a crescere con cinque unità capaci di erogare fino a 600 megawatt ciascuna. L’operatore turco ha affidato al gruppo di ingegneria navale Seatrium la conversione e l’integrazione delle nuove centrali galleggianti della classe Whale. L’accordo, annunciato il 23 ottobre, riguarda impianti di terza generazione definiti «hydrogen-ready», cioè predisposti per l’impiego dell’idrogeno. I lavori di progettazione sono già cominciati.
Come funziona una centrale sull’acqua
L’idea è portare vicino al luogo di consumo un impianto di generazione già installato su uno scafo. A bordo trovano posto i macchinari che producono elettricità e le sottostazioni necessarie per immetterla nella rete nazionale. Il collegamento con la terraferma permette così di trasferire l’energia dalla nave alle infrastrutture del Paese ospitante.

È questa architettura, descritta dall’azienda come “plug-and-play”, a rendere possibile un avvio rapido. Il vantaggio consiste nello spostare una parte rilevante del lavoro industriale nei cantieri navali, riducendo le attività da svolgere nel luogo in cui servirà la corrente.
I trenta giorni indicati dal costruttore riguardano l’avvio della produzione dopo il dispiegamento dell’impianto, non la costruzione della nave. Una distinzione decisiva: prima vengono la conversione, l’installazione delle apparecchiature e le verifiche tecniche; poi il trasferimento e il collegamento alla rete.
Cinque navi, fino a 3.000 megawatt. La classe Whale rappresenta il progetto di maggiore potenza di Karpowership. Se tutte e cinque le unità raggiungessero il massimo previsto di 600 megawatt, la capacità complessiva sarebbe di 3.000 megawatt, pari a 3 gigawatt: una somma teorica delle potenze dichiarate, non una produzione già disponibile. Il dato misura la potenza degli impianti. L’elettricità effettivamente fornita dipenderà invece dalle ore di funzionamento e dalle condizioni operative. Per questo tradurre automaticamente i megawatt in un numero di abitazioni alimentate può essere fuorviante: i consumi cambiano molto tra Paesi, stagioni e tipologie di utenza.
La prima tappa a Singapore. La prima nave è attesa nel dicembre 2027 al Tuas Boulevard Yard di Singapore. Sarà l’arrivo in cantiere, non l’entrata in servizio. Seatrium dovrà integrare le apparecchiature, completare i sistemi meccanici ed eseguire le verifiche preliminari alla messa in funzione. L’intesa sviluppa una collaborazione iniziata nel 2018 e una lettera d’intenti firmata nell’agosto 2025. Le due aziende hanno già lavorato insieme alle unità galleggianti per lo stoccaggio e la rigassificazione del gas: infrastrutture diverse dalle centrali elettriche, ma parte della stessa filiera energetica sul mare.

Che cosa significa «pronte per l’idrogeno»
La definizione “hydrogen-ready” è uno degli elementi più interessanti del progetto, ma va letta con precisione. Il comunicato parla di sistemi di generazione multicombustibile predisposti per l’idrogeno, senza indicare le percentuali utilizzabili, il calendario di un eventuale passaggio a questo combustibile o le prestazioni delle singole configurazioni. Non significa quindi che le cinque navi funzioneranno fin dall’inizio a idrogeno puro. Né la predisposizione, da sola, permette di considerarle centrali a emissioni zero. Per valutarne l’impatto serviranno informazioni sui combustibili effettivamente impiegati, sui consumi e sulle emissioni. Il materiale tecnico dell’operatore colloca del resto il gas naturale liquefatto al centro del proprio percorso di transizione energetica.
La promessa industriale resta forte: rendere disponibile una grande centrale senza costruirla interamente nel luogo in cui verrà utilizzata. Per i territori costieri alle prese con carenze di elettricità può essere una possibilità concreta. A determinarne il valore saranno però anche l’affidabilità della fornitura di combustibile, il costo della corrente e la capacità della rete a terra di riceverla.
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