Cause ai medici, la paura allunga le liste d'attesa: «Un terzo delle visite prescritte dai sanitari per timore di finire denunciati dai pazienti»
TREVISO - Avere numeri esatti è difficile ma la stima è chiara. La paura di medici e sanitari di finire in un'aula di tribunale per una decisione presa su un paziente determina ben un terzo delle liste d'attesa. Il timore, cioè, di finire oggetto di una causa legale, porta i dottori a prescrivere esami su esami, visite di controllo sovrabbondanti e accertamenti non sempre necessari. Si chiama medicina difensiva e, secondo quanto emerso ieri dal convegno che ha riunito al Centro Studi Lorenzon medici e avvocati per parlare di responsabilità sanitaria e salute del cittadino, è una pratica che allunga i tempi e ingolfa il sistema sanitario. A risentirne, poi, sono i pazienti stessi, spiega il dottor Enrico Bernardi, direttore del pronto soccorso dell'ospedale di Treviso e organizzatore dell'evento insieme all'avvocato Fabio Capraro.
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Le conseguenze
«La paura di finire oggetto di un'azione di risarcimento, penale o civile, può incidere fino al 50 per cento sulle scelte dei medici - spiega il dottor Bernardi -. Questo causa atteggiamenti non in linea con le disposizioni internazionali». Ma Non solo. «Il controllo dell'ecografia fatto due volte all'anno invece che una, visite e controlli ripetuti per tenere i malati tranquilli quando non sono clinicamente necessari, alimentano un circuito che allunga a dismisura i tempi per i cittadini - prosegue Bernardi -. L'utenza è spesso contenta di essere sovraesposta a esami in più ma non ne conosce i rischi. Ad esempio, se da controlli non necessari salta fuori qualcosa di non previsto, si innesca una catena di diagnostiche invasive e dolorose che spesso causano anche un impatto negativo sull'umore del paziente». E poi c'è l'altro risvolto, l'allungarsi delle liste d'attesa: «La medicina difensiva fa lievitare i costi e, spannometricamente, almeno un terzo delle liste d'attesa è dovuto proprio a questo. Il rischio è che chi dovrebbe fare effettivamente quegli esami resta indietro e aspetta di più». Delle conclusioni alle quali si è associato anche il dottor Stefano Kusstatscher, direttore sanitario di Azienda Zero.
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La proposta
È in questo solco che si inserisce l'idea lanciata dall'avvocato Capraro: un fondo nazionale al quale i pazienti che denunciano casi di malasanità possono rivolgersi senza dover chiamare in causa i medici. «La nostra proposta, guardando all'esperienza della Francia, mira a creare un sistema indennitario "no-fault" - illustra il legale - che permetta al paziente che ha subito un danno di ottenere un giusto risarcimento in tempi certi, senza la necessità di dover necessariamente dimostrare la colpa del medico in tribunale. Una svolta del genere ridurrebbe drasticamente il contenzioso, taglierebbe le radici della medicina difensiva e restituirebbe serenità all'intero sistema sanitario nazionale». Lo sguardo va, quindi, anche all'estero: «Negli Stati Uniti c'è un sistema che tiene i medici praticamente manlevati dal punto di vista penale. Lo stesso in Francia» precisa Bernardi. Insomma, la sfida al legislatore e alla politica è stata lanciata.