Il Giappone dei pellegrini. Il meraviglioso viaggio tra gli 88 templi di Shikoku

A Castronno una serata dedicata al Giappone dei pellegrini, tra fotografie, riti buddhisti e incontri vissuti durante 44 giorni di cammino

giappone a Materia spazio Libero

Un Giappone lontano dalle grandi città, dai treni veloci e dai quartieri illuminati al neon. È quello raccontato da Beppe Sala durante la serata ospitata allo Spazio Libero di Materia a Castronno, dal titolo “Il Giappone dei pellegrini: il cammino degli 88 templi di Shikoku”, ha portato il pubblico alla scoperta di uno dei percorsi spirituali più conosciuti dell’Asia. Sala lo ha affrontato a piedi nel 2018, camminando per 44 giorni tra templi buddhisti, montagne, piccoli centri abitati e lunghi tratti lungo la costa.

IL CAMMINO DEGLI 88 TEMPLI

Shikoku è la più piccola delle quattro isole principali del Giappone. Il suo nome significa “quattro province” e il pellegrinaggio attraversa le quattro prefetture in cui ancora oggi è suddiviso il territorio. A ciascuna di esse corrisponde una fase del percorso spirituale: la decisione di mettersi in cammino, l’introspezione, l’illuminazione e, infine, il raggiungimento del Nirvana. Il cammino è circolare e non ha quindi una vera meta finale. Può essere iniziato da uno qualsiasi degli 88 templi e percorso in entrambe le direzioni, anche se quasi tutti i pellegrini scelgono il senso orario. «In questo caso è davvero il viaggio a essere più importante dell’arrivo», ha spiegato Sala nel corso della serata.

LA FIGURA DI KOBO DAISHI

Una parte importante del racconto è stata dedicata a Kobo Daishi, nome con cui viene ricordato Kukai, monaco vissuto tra l’VIII e il IX secolo e figura centrale del buddhismo Shingon. Nato proprio a Shikoku, è considerato il riferimento spirituale del pellegrinaggio e ancora oggi accompagna simbolicamente chi affronta il percorso. Il suo ricordo è presente nei templi, nelle statue e perfino nell’equipaggiamento dei pellegrini. Il bastone che accompagna il cammino, ad esempio, rappresenta la sua presenza accanto al viandante. Non a caso una delle espressioni più diffuse lungo il percorso significa “due persone, una stessa strada”.

RITI, SIMBOLI E TRADIZIONI

Durante la serata sono stati illustrati anche gli elementi che caratterizzano il pellegrinaggio. Il cappello di paglia, la veste bianca, il bastone e il quaderno sul quale vengono raccolti timbri e calligrafie dei templi visitati sono parte integrante dell’esperienza. Ogni tempio prevede inoltre una serie di rituali codificati. Il pellegrino attraversa il portale d’ingresso, si purifica con l’acqua, suona la campana, accende candele e bastoncini d’incenso e recita le sutra, le preghiere della tradizione buddhista. Un insieme di gesti che vengono compiuti con grande rispetto e attenzione e che testimoniano il forte legame tra la società giapponese contemporanea e le proprie radici spirituali.

L’OSPITALITÀ DELL’OSETTAI

Tra gli aspetti che hanno maggiormente colpito il pubblico c’è stata la tradizione dell’osettai, la forma di accoglienza riservata ai pellegrini dagli abitanti dell’isola. Chi percorre il cammino può ricevere cibo, bevande, piccoli doni, denaro oppure semplicemente un aiuto lungo la strada. Sala ha raccontato diversi episodi vissuti personalmente, tra cui quello di un’anziana che gli offrì una bottiglia di tè al latte all’uscita di un supermercato. Un gesto semplice che racchiude il significato profondo dell’osettai: la condivisione e il sostegno reciproco. Le fotografie proiettate a Materia hanno mostrato paesaggi, templi, villaggi e incontri avvenuti durante il viaggio, restituendo l’immagine di un Giappone meno conosciuto ma profondamente autentico. Un Paese che, accanto all’innovazione tecnologica che lo ha reso famoso nel mondo, conserva ancora una forte dimensione spirituale e comunitaria.
Un’esperienza che va oltre il semplice trekking. Un viaggio interiore che, attraverso gli 88 templi di Shikoku, continua da secoli a richiamare migliaia di pellegrini da tutto il mondo.

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