Castelli, commissario per il sisma: «La ricostruzione corre. Persi anni per l’eccesso di regole»

«Ricordo perfettamente quella notte del 24 agosto 2016. Ero sindaco di Ascoli Piceno. Come tutti gli italiani, stavo dormendo quando ci fu la scossa, che fu molto forte anche nella mia città. Dopo 25 minuti ero nella sala operativa della Protezione Civile. Su Rai News 24 sentimmo la voce di Sergio Pirozzi che disse "Amatrice non c'è più"». Guido Castelli oggi ha 60 anni. Sindaco di Ascoli fino al 2019, è stato assessore al Bilancio e alla Ricostruzione della Regione Marche tra il 2020 e il 2022 per poi essere eletto in Senato con Fdi. Dal 3 gennaio 2023 ha preso il posto di Giovanni Legnini come commissario straordinario del Governo per la ricostruzione post-sisma 2016. Dopo quel 24 agosto, sempre nel 2016 ci furono le scosse di Camerino (26 ottobre) e Norcia (30 ottobre). Nel gennaio 2017 vi fu un’altra scossa nelle province di Teramo e L’Aquila. Dieci anni dopo finisce lo stato di emergenza (il 31 dicembre), ma prosegue la ricostruzione: «Quella del sisma del Friuli è considerata la più efficiente e si completò in 19 anni. Mi accontenterei di rispettare quel dato. Diciamo che siamo a metà del percorso. La ricostruzione vale 28 miliardi di euro».
Lazio, Marche, Abruzzo e Umbria: parliamo del più grande cratere di sempre.
«Esatto, il più grande della storia sismica d'Italia: 8.000 km quadrati, da Fabriano fino all'Aquilano, da Spoleto ad Accumoli e il 40 per cento delle Marche coinvolto».
Si disse: non riusciremo a ricostruire tutti i paesi colpiti, troppo vasta l’area coinvolta.
«Fino al Covid l'incertezza, la complessità e la macchinosità delle normative e delle procedure hanno reso impossibile l'avvio della ricostruzione. Ci sono state delle false partenze, in particolare tra il 2017 e il 2020. La burocrazia ha avuto la meglio sull’esigenza di ricostruire».
Si temevano infiltrazioni, illegalità, corruzione: la prudenza aveva un senso.
«Diciamo che l'ansia della legalità formale ha spesso penalizzato la necessità operativa. Le ordinanze e le leggi erano tali da non favorire la ricostruzione. Allora ero sindaco e posso dire che l’abbiamo pagata, per questo parlo di falsa partenza. Ci furono anche polemiche sui modelli da seguire come se le ricostruzioni fossero espressione di concezioni politiche: L'Aquila 2009 versus Emilia 2012».
Per la verità anche la ricostruzione dell’Aquila (sisma del 2009) non è stata un esempio di efficienza per la ricostruzione. Ma perché dice che poi le cose sono cambiate con il Covid?
«Via via, dopo la pandemia del Covid, abbiamo cominciato a cambiare registro. Ho collaborato da assessore regionale alla Ricostruzione con l’allora commissario Legnini e si è iniziato a sbloccare la situazione, c’è stata un’attività di semplificazione normativa molto importante. In sintesi: dal 2021 cominciammo un lavoro di riordino delle regole, dal 2023 finalmente siamo passati dalle norme all’apertura dei cantieri. Significa passare all'operatività, allo slancio che abbiamo dato negli ultimi tre anni. Nel 2022 liquidavamo 800 milioni alle imprese che ricostruiscono le abitazioni private, l'anno scorso siamo arrivati a un miliardo e mezzo, abbiamo raddoppiato il ritmo. E arriveremo a 2 miliardi nel 2026».
Dovendo fare una sintesi sia per la parte privata sia per la parte pubblica, cosa emerge?
«Per la parte privata noi siamo con 15.000 cantieri chiusi e 10.000 in corso. Abbiamo liquidato 8 miliardi di euro, di cui appunto 6 nell'ultimo triennio. Questo è il quadro che dà il senso del ritmo. Per quanto riguarda la ricostruzione pubblica quando mi sono insediato circa il 45 per cento delle opere non aveva neanche visto la nomina del RUP (responsabile unico del progetto), ora siamo al 98 per cento sbloccate e il 40 in corso o terminate. Abbiamo 4 miliardi e mezzo di euro di opere pubbliche che stanno per partire».
Dopo 10 anni parliamo di opere che stanno per partire?
«Molte sono state chiuse, sia chiaro. E abbiamo i 15.000 cantieri completati che hanno determinato solo nell'ultimo triennio il ritorno a casa di qualcosa come 11.000 persone».
Quante persone abbiamo ancora nei moduli abitativi?
«Ci sono 2.000 nuclei familiari. Ad Amatrice e Accumoli, ma anche nelle Marche».
Quando diremo addio a questa situazione?
«Questa è la domanda più difficile. Rispondo sempre così: la ricostruzione ritenuta più veloce, o meglio più efficace, nella storia d'Italia è stata quella del Friuli, che si completò dopo circa 19 anni. Mi accontenterei di eguagliare il record. Sia per la parte pubblica sia per quella privata».
Il 31 dicembre 2026 cessa lo stato di emergenza nazionale, ma il commissariamento prosegue fino al 2029. Cosa significa?
«Il ministro Musumeci ha voluto giustamente chiudere tutte le fasi emergenziali. Esce di scena la Protezione Civile, ma non vengono meno tutte le tutele e le garanzie che sono a presidio del sistema della ricostruzione».
In quali aree la ricostruzione è più in ritardo?
«Sicuramente Amatrice, Accumoli e alcune città degli Appennini, Castelsantangelo sul Nera, Ussita, Visso. Invece, a Norcia, che pure è stato luogo epicentrale, la ricostruzione sta andando molto bene: abbiamo riaperto la Basilica e il Municipio, tutto il corso di Norcia è come era prima del sisma».

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