Caso Yara, parla l'avvocato Salvagni, legale di Bossetti: "La giustizia deve trovare il vero colpevole"

Sono passati quasi 16 anni dalla morte di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo, scomparsa il 27 novembre 2010 e trovata senza vita tre mesi dopo, il 26 febbraio 2011, in un campo di Chignolo d’Isola. Le indagini portarono all’individuazione del profilo genetico di “Ignoto 1”, attribuito a Massimo Bossetti, muratore di Mapello, arrestato dopo il confronto con migliaia di profili genetici.

Condannato all’ergastolo in primo e secondo grado, con condanna diventata definitiva nel 2018, Bossetti si è sempre dichiarato innocente. Oggi la difesa, guidata dall’avvocato Claudio Salvagni, contesta alcuni aspetti delle indagini e punta a nuovi accertamenti nella prospettiva di una possibile revisione del processo.

"Il DNA è l’unico elemento a carico di Massimo Bossetti. Tutto il resto perde addirittura significato se non ci fosse, lo dicono anche le sentenze", sottolinea il legale a TAG24.

Caso Yara, l'avvocato Salvagni: "Mai un confronto della difesa sul DNA"

L'avvocato Claudio Salvagni, legale di Massimo Bossetti, evidenzia due criticità principali che riguardano il percorso processuale. "Massimo Bossetti non si è mai potuto confrontare su questo DNA, cioè lui ha dovuto fare sostanzialmente un atto di fede". 

La seconda criticità riguarda le anomalie scientifiche non spiegate. "Sono rimaste aperte alcune questioni scientifiche: cioè l’inspiegabile mancanza del DNA mitocondriale; il fatto che quella traccia attribuita a Massimo Bossetti fosse di qualità eccezionale, mentre la qualità del DNA di Yara Gambirasio era assolutamente scadente; l’impossibilità di identificare il materiale, ossia il substrato genetico, da cui derivava quel DNA", afferma l’avvocato.

Il processo al muratore di Mapello, oggi 55enne, si è concluso con la convinzione che non fosse possibile effettuare una “superperizia” perché non c’era più DNA da analizzare. Tuttavia, dopo un anno dalla sentenza definitiva, è emerso che esistevano 54 campioni di DNA correttamente custoditi, proprio quelli relativi a Ignoto 1. "Quindi c’è un grossissimo errore di fondo", dichiara Salvagni.

Per questi motivi, la difesa ha richiesto un incidente di esecuzione per svolgere nuovi accertamenti tecnico-scientifici su reperti e campioni biologici. L’udienza è fissata per il prossimo 5 ottobre. "Siamo arrivati a delle precise conclusioni che discuteremo in aula".

L'avvocato sottolinea come in questa fase siano in corso delle indagini difensive, nella prospettiva di richiedere una revisione del processo.

Le piste alternative e il parallelo con il caso Garlasco

All’inizio delle indagini furono prese in considerazione varie piste alternative, ma dopo l’individuazione del DNA di Ignoto 1 furono abbandonate, afferma il legale di Bossetti. "Avevano un faro che era questo DNA e tutta l’indagine è stata fatta per trovarne il proprietario, tralasciando tutte le altre piste alternative che c’erano, alcune delle quali anche molto interessanti".

L’avvocato traccia poi un parallelo con il caso dell'omicidio di Chiara Poggi, di cui si discute ormai da mesi. "Le indagini sono state fatte male in quel di Garlasco, mi sembra che su questo non ci sia molto da discutere. Ci sono oggettivamente degli elementi drammaticamente sottovalutati e acquisiti in maniera altrettanto superficiale. E nel caso di Massimo Bossetti si è verificata la stessa situazione", sottolinea.

"Sono stati elaborati una marea di dati, ma qualitativamente, a mio giudizio, in maniera molto scarsa".

La richiesta di giustizia per Yara

Oltre al DNA, le sentenze hanno considerato altri indizi di colpevolezza: il furgone di Bossetti ripreso dalle telecamere vicino alla palestra; le fibre tessili e le sfere metalliche sul corpo della vittima, oltre alle ricerche sul computer definite “latamente pedopornografiche”. Secondo la difesa, però, questi indizi sono inconsistenti: 

Secondo Salvagni, è più che mai necessario non dimenticare la vera vittima, Yara Gambirasio, una ragazza che si stava affacciando alla vita.

"Sarà fatta piena giustizia per questa ragazza quando in carcere ci sarà davvero il colpevole di questo terribile delitto. Se io avessi l'evidenza di una prova scientifica certa per accusare un uomo e per condannarlo, e quella prova portasse al mio assistito, io rinuncerei immediatamente a questo caso. Perché ci ho messo l'anima, perché ci credo e perché Massimo Bossetti ha diritto di avere un processo giusto. Quindi la mia battaglia, prima che per lui, è per Yara, ma anche per la giustizia in senso lato. Perché quello che è successo a Massimo Bossetti può capitare a chiunque".

L'intervista integrale all'avvocato Salvagni è disponibile sul canale YouTube di TAG24