Caso Genini, Soncin rompe il silenzio e chiede scusa in aula: "Comprendo il peso delle mie azioni"

Per la prima volta dall'inizio del processo che lo vede imputato per l'omicidio volontario pluriaggravato dell'ex fidanzata Pamela Genini, Gianluca Soncin ha rilasciato delle dichiarazioni spontanee. È successo oggi, 5 ottobre 2026, durante la terza udienza davanti alla Corte d'Assise di Milano.

Prima dell'audizione dei testimoni, affiancato dal legale Pietro Sartori, l'imprenditore 53enne ha chiesto la parola e ha letto a voce bassa alcune righe scritte a mano su un foglio di carta. In aula, a pochi metri da lui, c'era il fratello della vittima, Nicola Genini, che lo ha ascoltato in silenzio.

Le scuse alla famiglia di Pamela Genini

"In questo momento di grande dolore e profonda tristezza porgo le mie più sincere scuse alla famiglia di Pamela", ha esordito Soncin, che finora aveva scelto la strada del silenzio. "Da quel giorno - ha aggiunto l'imputato - le nostre vite sono profondamente cambiate. So che il perdono non si può pretendere", ha detto. E ancora: "Comprendo il peso delle mie azioni e il ricordo di Pamela resterà indelebile nei nostri cuori". Infine, ha aggiunto: 

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Non mi resta che assumermi fino in fondo le conseguenze per il dolore che ho causato con senso di responsabilità.

L'avvocato di parte civile, Nicodemo Gentile, ha replicato a nome dei suoi assistiti durante una pausa:

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Sono parole di plastica, insignificanti, che non tolgono nulla.

Il delitto e le testimonianze al processo

Soncin è accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà, dai futili motivi e dalla relazione affettiva che lo legava alla vittima. Secondo quanto emerso dalle indagini, la sera del 14 ottobre 2025 colpì l'ex fidanzata con ben 76 fendenti; prima sul terrazzino dell'abitazione della giovane, in via Iglesias, a Milano, poi anche in casa.

La ragazza lo aveva lasciato. Lui, secondo gli inquirenti, sarebbe stato incapace di accettare la sua decisione. Nel corso dell'odierna udienza, mentre venivano mostrate le immagini scattate dalla Scientifica sul luogo del delitto - la 29enne fu trovata a terra, vicino alla porta d'ingresso, con il volto coperto di sangue e il corpo semisvestito - l'uomo sarebbe rimasto impassibile.

Subito dopo è iniziata l'audizione dei funzionari di polizia che per primi intervennero sul posto dopo l'allarme lanciato dai vicini di casa e da un amico della vittima, Francesco Dolci, da qualche mese iscritto nel registro degli indagati in un fascicolo parallelo a quello per l'omicidio, riguardante la profanazione della tomba di Genini e il furto della sua testa, tuttora un mistero.