Caro carburanti, mazzata sulla pesca: "Non ce la facciamo, pronti a fermarci"

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Le 40 barche anconetane sono tornate in acqua dopo il fermo pesca riducendo l’attività per gli alti costi

Le 40 barche anconetane sono tornate in acqua dopo il fermo pesca riducendo l’attività per gli alti costi

Le 40 barche anconetane sono tornate in acqua dopo il fermo pesca riducendo l’attività per gli alti costi

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Lunedì scorso i pescatori anconetani sono tornati in mare con i loro pescherecci dopo il fermo biologico avviato il 31 luglio ma una spada di Damocle penzola sopra le loro reti: il prezzo del gasolio. Un prezzo che ogni giorno sale a ritmi vertiginosi mettendo a serio rischio la loro attività. "Noi stiamo facendo al momento tre mezze giornate di lavoro e ridotto la pesca di 24 ore settimanali – sottolinea Apollinare Lazzari, presidente dell’Associazione produttori pesca Ancona – Il pesce c’è, non è in quantità esagerata ma facendo così poche ore riusciamo a mantenere i consumi ad un certo livello. Meno ore in mare ci consentono di risparmiare il carburante".

Il prezzo del pescato non è aumentato troppo ed è poco più alto rispetto allo scorso anno quando però le barche pescavano 24 ore al giorno portando in terra una maggiore quantità di pesce. Ma il problema che più pesa sulla attività delle barche anconetane e italiane è il prezzo del gasolio che in questi giorni è salito a 1.20 euro al litro e qualche marineria è arrivata a pagarlo anche 1.40. "E’ il doppio di quello che pagavamo prima della guerra del Golfo – prosegue Lazzari – e una barca grande per stare in mare 24 ore ha bisogno di 3mila litri di gasolio. Così non possiamo farcela perché la spesa per il carburante non riesce ad essere compensata con una giornata di pesca".

Purtroppo ad oggi i pescatori dorici sono ancora in attesa del credito di imposta sull’acquisto del gasolio relativo ai mesi di marzo, aprile e maggio. Una formula che permetteva loro di poter avere un credito del 20% sulle fatture relative ai costi sostenuti per i contributi dei marinai e per l’Iva. "Se non ci danno i ristori – prosegue – le barche andranno in sofferenza. Ad agosto abbiamo pagato iva e contributi e oggi dobbiamo pagarli nuovamente anche se siamo stati fermi un mese e mezzo. Se fosse arrivato il credito di imposta sarebbe stato meno duro. Il pericolo che la marineria anconetana sta correndo è quello di vedere pescherecci chiudere la propria attività perché non ce la fanno ad andare avanti".

I pescatori delle 40 barche anconetane stanno anche attendendo i ristori dei fondi europei Feampa che devono essere erogati dalla Regione Marche ma di cui al momento non ce ne è notizia. "Se tutto va bene forse questi li vedremo il prossimo anno. Quando non riusciremo più a sostenere il costo del gasolio – sottolinea Lazzari – ci fermeremo. Non possiamo fare diversamente. Abbiamo anche inviato una lettera al Ministero della Pesca per evidenziare le grandi difficoltà che il settore sta attraversando e se non avremo risposte abbiamo già deciso, con tutte le marinerie dell’Adriatico, di indire una giornata di protesta il 22 ottobre".

Nella lettera inviata al Ministero i pescatori, riuniti ad Ancona la scorsa settimana, chiedono di "ricevere il credito di imposta sino a dicembre 2026, il pagamento immediato delle quote Feampa, il ripristino della legge 30, che prevede uno sgravio sui contributi per i marinai e un ridimensionamento del giornale di bordo dove anche per una dicitura non esatta si rischia il fermo della barca".

Claudio Desideri

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