Caro carburanti, Governo al lavoro per ridurre i prezzi. Rispuntano le accise mobili
Incontro tra Meloni e Giorgetti per stabilire quali misure adottare per contenere il costo di benzina e gasolio dopo la nuova fiammata

Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti

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Roma, 24 luglio 2026 – Dopo i recenti rincari di benzina e gasolio il governo valuta nuove misure per contenere i costi alla pompa. In particolare, come rendono noto fonti di Palazzo Chigi, sono allo studio interventi da attuare per contenere gli aumenti, inclusa “l'eventuale attivazione del meccanismo delle accise mobili”. Il tema è stato anche al centro dell’incontro tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti.
Non è la prima volta che il governo interviene per alleggerire il peso del caro carburante. Dall’inizio della guerra in Iran, il governo ha risposto ai rincari calmierando i prezzi con un taglio secco delle accise: prima di 20 centesimi al litro, poi di 10, infine di 5. Misure costate miliardi di euro alle casse dello Stato, e non più sostenibili. Le accise mobili, inventate dal governo Prodi nel 2008 e riformate da Meloni nel 2023, sono invece un calmiere che si autoalimenta. In pratica, un taglio delle tasse sui carburanti (le accise appunto) finanziato con l'aumento dell'Iva sul petrolio, dovuto all'aumento del prezzo del greggio. Il problema è che questo strumento permette una riduzione dei prezzi limitata (il sito economico lavoce.info calcola fra i 7 e i 10 centesimi al litro), e soprattutto ritardata (prima bisogna incassare l'Iva).
Il prezzo medio dei carburanti in modalità 'self service' lungo la rete stradale nazionale oggi è pari a 1,968 euro al litro per la benzina (contro il prezzo di ieri a 1,957) e 2,161 euro al litro per il gasolio (ieri era 2,141). Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,059 euro al litro per la benzina e 2,228 euro al litro per il gasolio. L'Unione nazionale consumatori (Unc) calcola che sulla rete stradale in 24 ore un litro di gasolio si paga 2 cent in più, e per un rifornimento si deve sborsare esattamente 1 euro più di ieri.
I prezzi del petrolio, dopo l'ennesima fiammata di giovedì, sono leggermente scesi: il Brent con consegna a settembre ha ripiegato tra i 96 e i 97 dollari. A New York, nel pomeriggio il Wti era in calo del 2,94%, ma comunque a 89,48 dollari, un valore elevato rispetto a prima della guerra in Iran. Da Bruxelles, il gruppo di coordinamento Ue sul petrolio prova a smorzare i timori: le scorte (almeno per il momento) ci sono, ma la durata del conflitto rischia di far schizzare ancora i prezzi.
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