Caro bollette, stop all'auto italiana: così è stata persa la battaglia sugli extraprofitti | Editoriale Controcanto
Fabrizio Gatti
Direttore editoriale per gli approfondimenti
24 settembre 2026 19:01
C'è una notizia che in questi giorni è subito scomparsa dai giornaloni di carta: 934 operai e 140 impiegati dello stabilimento Mirafiori a Torino verranno messi in cassa integrazione perché, tra le altre ragioni, l'energia necessaria a produrre le 500 ibride ed elettriche costa troppo. E quindi il prezzo delle auto italiane non regge la competizione sul mercato. Da lunedì 19 a venerdì 30 ottobre, la paga di 1.074 dipendenti di Stellantis andrà infatti a carico di Inps, cioè di noi contribuenti. E altri periodi di chiusura degli impianti, se non cambiano le condizioni, sono all'orizzonte in novembre e dicembre.
Energia troppo cara, mancano i soldi per le materie prime
Migliaia di altre imprese, secondo fonti delle associazioni di categoria, dovendo far fronte a costi record dell'energia, faticano a trovare i soldi. Tanto che per comprare le materie prime e pagare gli stipendi devono indebitarsi con le banche. Nel frattempo le grandi società energetiche, anche grazie agli aumenti delle bollette provocati dalle guerre in Russia-Ucraina e in Iran, continuano a macinare guadagni per miliardi: nel primo semestre 2026 la crescita dell'utile netto varia, secondo le aziende, da più 3 per cento a più 43 per cento sullo stesso periodo del 2025.

Non solo investimenti: il 70% dell'utile incassato dagli azionisti
Bisogna inoltre ricordare che sul 100 per cento degli utili, è diffusa la prassi di destinare intorno al 30 per cento agli investimenti e il restante 70 per cento in dividendi agli azionisti. Il costo dell'energia contribuisce dunque a congelare il Pil italiano, rendendo il Made in Italy meno competitivo. Ma nessuno osa toccare gli interessi di centinaia di migliaia di piccoli risparmiatori-elettori, magari avanti con l'età, che avendo messo qualche gruzzolo da parte, hanno comprato azioni del settore. Il consenso si difende anche così.
L'alternativa al prezzo basato sul gas e il potere degli extraprofitti
Ovviamente qualsiasi impresa, anche energetica, ha il dovere etico di generare profitto se ne esistono le condizioni. Se rinuncia, lo farà qualche concorrente al suo posto. Ma tutto questo accade perché i possibili regolatori, a parte qualche voce isolata, non osano mettere in discussione il meccanismo che si fonda sul costo alle stelle del gas naturale. E nemmeno gli utili miliardari che il sistema genera, a discapito dell'economia reale. Dovremo infatti attendere la costruzione delle nuove centrali nucleari, mentre il caso Mirafiori dimostra che le alternative finora adottate non bastano (come spiega qui uno studio pubblicato dall'Università Bocconi). Finché c'è guerra, c'è insomma speranza. Ma non per tutti.
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