Carburanti, accise verso la proroga, poi aiuti mirati. La partita degli extraprofitti si sposta in Europa
Caro carburanti, il governo prepara una nuova proroga dello sconto sul gasolio e studia aiuti più selettivi. Intanto cresce il pressing europeo sugli extraprofitti energetici
Il pieno è diventato il dossier politico con cui il governo deve fare i conti alla fine dell’estate, quando alle code del controesodo si aggiunge una corsa dei prezzi che ha ormai riportato benzina e gasolio stabilmente oltre soglie che sembravano archiviate. E questa volta Palazzo Chigi sembra aver deciso di cambiare strategia: ancora qualche giorno di protezione generalizzata per evitare uno scalino immediato alla pompa, poi un sistema più selettivo, concentrato su chi ha davvero bisogno di sostegno. Sullo sfondo resta però la questione decisiva, quella delle risorse, che Roma prova a trasformare da problema nazionale a partita europea attraverso il dossier degli extraprofitti petroliferi.
La fotografia del 25 agosto non lascia molto spazio alle interpretazioni. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio prezzi carburanti del ministero delle Imprese e del Made in Italy, sulla rete stradale nazionale la benzina self è arrivata in media a 2,015 euro al litro, mentre il gasolio è salito a 2,136 euro. In autostrada si passa rispettivamente a 2,091 euro per la benzina e 2,207 per il diesel, con punte molto più elevate nei singoli impianti e nei carburanti premium. Numeri che spiegano perché, alla vigilia della scadenza dell’attuale agevolazione, il dossier sia tornato al centro dell’agenda dell’esecutivo.
Oggi Giorgia Meloni ha riunito a Palazzo Chigi i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi. Dal vertice è emersa una prima indicazione precisa: domani, 26 agosto, è previsto un nuovo Consiglio dei ministri che dovrebbe prorogare per alcuni giorni le misure attualmente in vigore, in particolare lo sconto sul gasolio. Non sarà però, secondo fonti della Presidenza del Consiglio, la soluzione definitiva. La proroga servirà a guadagnare il tempo necessario per costruire un intervento diverso, «maggiormente concentrato sulle fasce di reddito che hanno più bisogno del sostegno dello Stato», quindi più selettivo rispetto ai tagli indistinti applicati finora.
È il passaggio politicamente più importante. Per mesi il governo ha utilizzato le accise come ammortizzatore immediato contro gli aumenti, intervenendo direttamente sul prezzo alla pompa. L’ultima estensione era stata approvata all’inizio di agosto e il decreto firmato successivamente da Giorgetti e dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha attivato il meccanismo delle cosiddette accise mobili, utilizzando l’extragettito Iva prodotto dall’aumento dei prezzi petroliferi per mantenere fino al 26 agosto la riduzione sul diesel. Il decreto del ministero dell’Economia del 20 agosto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24, certifica formalmente la rideterminazione temporanea dell’aliquota.
Continuare però con proroghe generalizzate significa trovare ogni volta nuove coperture. Ed è proprio qui che la linea comincia a cambiare. Salvini, parlando al Meeting di Rimini, ha confermato che nell’immediato l’intenzione è di prorogare lo sconto sul diesel «per alcuni giorni, fino a settembre», per poi passare a qualcosa di «più continuativo» e «più sostanzioso». Ma per farlo, ha riconosciuto lo stesso vicepremier, servono risorse.
Dal taglio per tutti agli aiuti selettivi
Il punto è che l’aumento dei carburanti non pesa allo stesso modo su tutte le famiglie e su tutte le imprese, mentre uno sconto generalizzato sulle accise viene riconosciuto a chiunque faccia rifornimento, indipendentemente dal reddito. È su questa asimmetria che Palazzo Chigi sta lavorando alla fase successiva: meno interventi orizzontali e più misure mirate, potenzialmente rivolte alle fasce di reddito più basse o ai settori che dipendono maggiormente dal trasporto su gomma.
Non esiste ancora, però, un provvedimento definitivo né sono stati fissati i criteri con cui verrebbero individuati i beneficiari. Al momento è dunque prematuro parlare di soglie Isee, bonus carburante o social card già decise. Quello che il governo ha ufficialmente indicato è l’obiettivo politico: concentrare le risorse sulle fasce che necessitano maggiormente del sostegno pubblico e rendere così l’intervento più efficace e meno costoso.
La scelta comporta inevitabilmente anche un problema di consenso. Le associazioni dei consumatori hanno già manifestato perplessità sull’ipotesi di restringere gli aiuti, sostenendo che i rincari colpiscono l’intera platea degli automobilisti e producono conseguenze che vanno ben oltre il distributore, perché il costo del carburante entra nella logistica, nel trasporto delle merci e quindi nei prezzi finali. È il classico effetto moltiplicatore dell’energia: la bolletta arriva prima alla pompa, ma può trasferirsi rapidamente sugli scaffali.
La partita dei soldi porta a Bruxelles
Il vero nodo resta però trovare le coperture per trasformare l’emergenza in una misura più stabile. Ed è qui che entra in gioco il dossier degli extraprofitti delle compagnie petrolifere, sul quale il governo italiano sta provando a costruire una risposta europea.
L’Italia non è sola. Germania, Spagna, Portogallo, Polonia e Austria, insieme a Roma, hanno scritto alla presidenza irlandese dell’Unione europea chiedendo che il tema venga inserito nell’agenda della riunione dei ministri delle Finanze prevista a Dublino il 18 e 19 settembre. Nella lettera, visionata da Reuters, i sei governi chiedono di discutere un quadro europeo per tassare gli utili eccezionali prodotti dalle compagnie petrolifere nella fase di forte aumento dei prezzi energetici, prendendo come riferimento anche l’esperienza maturata durante la crisi del 2022.
Il contesto internazionale spiega l’urgenza. Secondo Reuters, dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, il 28 febbraio, il petrolio è salito di circa il 25 per cento, ma l’incremento dei prodotti raffinati è stato molto più forte: in Europa il diesel ha registrato un aumento superiore al 70 per cento, mentre la benzina è cresciuta di circa il 20 per cento. I sei ministri delle Finanze sostengono che gli interventi adottati finora dai governi non siano stati sufficienti per stabilizzare in modo duraturo i prezzi e chiedono che anche chi beneficia della crisi contribuisca a ridurne il costo per cittadini e imprese.
Non significa, però, che una tassa europea sia già in preparazione. Anzi, proprio su questo punto Bruxelles ha frenato le aspettative. La Commissione europea ha ribadito che la tassazione degli extraprofitti rimane di competenza degli Stati membri, che possono già utilizzare i propri strumenti fiscali nel rispetto del diritto europeo. Bruxelles può fornire assistenza e coordinamento, ma al momento non sta preparando un prelievo unico applicato direttamente a livello comunitario.
La distinzione non è secondaria. I sei Paesi non stanno quindi discutendo una tassa europea già definita, ma chiedono un quadro comune, anche per affrontare uno dei problemi che rendono inefficaci molti interventi nazionali: le grandi compagnie petrolifere operano in più Stati e una quota importante dei loro profitti può essere realizzata fuori dal Paese che vorrebbe tassarli. La lettera chiede infatti di studiare in particolare come includere in maniera più mirata gli utili esteri delle multinazionali e sollecita inoltre risultati rapidi dall’indagine europea sui margini delle raffinerie, per verificare che la crisi non venga utilizzata per ampliare artificialmente i margini di profitto.
Prima ancora di arrivare a Bruxelles, il tema attraversa però la maggioranza. La Lega guarda con favore alla possibilità di chiedere un contributo a chi sta beneficiando degli aumenti dell’energia, mentre Forza Italia mantiene una posizione più prudente sulla tassazione degli extraprofitti. Tajani ha ribadito di preferire la strada di un contributo concordato con le compagnie petrolifere piuttosto che l’introduzione di una nuova imposta nazionale, richiamando il modello di confronto già utilizzato con altri grandi settori economici.
Per questo la soluzione che uscirà dalle prossime settimane sarà il risultato di almeno tre negoziati contemporanei: quello interno alla maggioranza sulle coperture, quello sociale su chi dovrà ricevere gli aiuti e quello europeo sulla possibilità di costruire una risposta coordinata agli utili straordinari prodotti dalla crisi energetica.
Domani arriverà soltanto il primo tassello. Se il Consiglio dei ministri confermerà la linea anticipata da Palazzo Chigi, gli automobilisti eviteranno per qualche giorno la fine immediata dello sconto sul diesel. Ma sarà una proroga con una data di scadenza politica ancora più importante di quella scritta nel decreto, perché segnerà il passaggio dagli interventi d’emergenza a una scelta inevitabilmente più complessa: decidere chi proteggere dal caro carburanti, quanto spendere e soprattutto chi dovrà pagare il conto.