Campi Flegrei, la vita sospesa degli sfollati in attesa dei controlli - Notizie - Ansa.it
La sveglia al Palatrincone è scandita dal sorgere del sole, quando le prime luci dell'alba oltrepassano le ampie vetrate del palazzetto. Qualcuno ha già piegato le lenzuola monouso in tessuto non tessuto, come farebbe a casa, altri continuano a restare sdraiati sulle brandine o attendono fuori in attesa della navetta che li riporterà a Pozzuoli. Si parla a bassa voce, quasi a non voler disturbare.
La seconda notte trascorsa nel palazzetto di Monteruscello è stata più tranquilla della prima. Le scosse non si sono fermate, ma la sismicità si è attenuata, concedendo qualche ora di riposo a chi, dopo il terremoto più forte registrato negli ultimi quarant'anni nell'area flegrea, non ha trovato il coraggio di rientrare in casa.
Nella struttura messa a disposizione del Comune di Pozzuoli hanno dormito meno di cento persone, a differenza delle circa 150 accolte nella prima notte. Famiglie con bambini, anziani, persone sole. Tra i bambini c'è chi piange e chi, poco più in là, rincorre le bolle di sapone. Due modi diversi di attraversare la stessa paura. C'è anche chi non ha voluto lasciare indietro i propri cani, per i quali è stata individuata anche un'area di sgambamento accanto al palazzetto.
La macchina dell'assistenza continua a funzionare senza sosta.
Nel palazzetto operano il Soccorso tecnico avanzato, l'Associazione nazionale Vigili del fuoco, volontari della Protezione civile, tra cui anche gli psicologi dell'emergenza, un'unità mobile veterinaria itinerante, personale sanitario e almeno sette carabinieri, alcuni dei quali arrivati dalla Puglia per rafforzare il dispositivo sul territorio.
Di fronte al Palatrincone c'è il distaccamento dei Vigili del fuoco. È da lì che, a intervalli regolari, partono le camionette dirette a Pozzuoli per effettuare le verifiche sugli edifici lesionati dopo le segnalazioni dei cittadini. Ogni mezzo che lascia il piazzale viene seguito con lo sguardo da chi aspetta ancora notizie della propria abitazione. La paura, però, non si misura con il numero delle presenze. Si legge negli sguardi, nei silenzi pensanti dei presenti. L'obiettivo è sempre lo stesso: sapere se la propria abitazione è stata controllata dai vigili del fuoco e se sarà possibile tornarci senza timore. L'esito delle verifiche è l'argomento che domina ogni conversazione.
"Voglio anche solo una brandina perché ho il terrore delle scosse. La scorsa sera mi sono vista morta" racconta una donna mentre si concede una sigaretta. Poco distante, un'altra prova a spiegare ciò che prova con parole che sembrano racchiudere il sentimento di molti. "Le case non ce la fanno più. Ci parlano, anche se noi non siamo competenti come i tecnici. Lo capiamo che i terremoti non si possono prevedere e che in questo momento l'aiuto si ferma all'emergenza e all'accoglienza. Ma noi non siamo profughi". Poi aggiunge: "Ci stanno facendo capire che ce ne dobbiamo andare da soli, ma non tutti hanno la possibilità di farlo".
Per molti il terremoto non finisce quando la terra smette di tremare. Continua nell'attesa di un sopralluogo, di una telefonata, di un verbale che dica se quella casa è ancora una casa. E ogni camionetta dei Vigili del fuoco che lascia il distaccamento di fronte al Palatrincone riaccende, per qualcuno, la speranza che il prossimo controllo sarà il proprio.
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