Camp Miasma: La recensione
“Camp Miasma” è un film slasher che negli anni Ottanta ha fatto la storia del genere. Dopo numerosi sequel, remake, gadget e vari allungamenti di brodo, il franchise è stato abbandonato dai cineasti e dimenticato dal pubblico. Oggi, nell’era del cinema woke e del politically correct, una giovane regista con una relazione sentimentale complicata ha intenzione di riportare in vita “Camp Miasma” con il suo nuovo lungometraggio.
Raggiunge così il campeggio in cui è stato girato il primo, storico film: lì vive Billy Preston, all’epoca giovane star protagonista dello slasher. Dopo il suo esordio da attrice, Billy si è ritirata ed è sparita dalla scena.
Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte è una dichiarazione d’amore ai vecchi film slasher, ma è anche un rimprovero ironico al cinema di oggi, quello che lucra sui remake, sui sequel e sugli spin-off, quello che si prende troppo sul serio, pieno di regole e retropensieri e che si dimentica che la settima arte dovrebbe riguardare i “flash and fluids”.
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Tra una presa in giro verso il product placement e una continua riflessione sui tempi moderni, il film ci regala una trama meta-cinematografica, delle interpretazioni notevoli e tanto, tanto sangue.
Il risveglio dell’identità queer (tema molto caro alla regista Jane Schoenbrun) diventa metafora della scoperta della passione per il cinema, in particolare quell’horror pieno di stereotipi e archetipi, anche se ormai quello è il cinema che non funziona più, quello visto e stravisto, quello che “se lo facessero oggi non funzionerebbe”.

La protagonista Kris è interpretata da Hannah Einbinder, mentre Billy è una meravigliosa Gillian Anderson: insieme formano una coppia magnetica, dalla quale è impossibile distogliere lo sguardo.
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Il rapporto che si forma tra loro è torbido, ma anche puro e genuino. Ed è lo stesso che si forma tra uno spettatore e il suo film preferito. Quello che vediamo è uno scambio intimo, quei segreti che diventano però di tutti una volta rivelati alla telecamera.
Camp Miasma è un film dentro il film, che tratta il divismo con satira intelligente e intimismo disarmante; è un film horror, ma anche una commedia, un film romantico e disturbante. È il sequel di un film mai esistito, che eppure tutti conosciamo: la regista è riuscita a realizzare un’opera in grado di funzionare oggi, ma alla quale non manca una nota nostalgica per quel cinema semplice e, in un certo senso, “volgare”.
Il film di Little Death
La Schoenbrun prende in giro il cinema e chiunque ci lavori, prende in giro attori, registi e pubblico; prende in giro i film di genere e i blockbuster; mette in scena un potere tutto al femminile, capace di grande ironia ma anche immensa serietà: prende in giro tutti e nessuno, rimettendo chiunque al suo posto, senza offendere nessuno.
Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte è “Psycho dal punto di vista della tenda”: è un film non necessario, la cui trama spreme e riprende le dinamiche cult tipiche del genere, per poi prendere in giro quelle stesse scelte e dinamiche; si contraddice continuamente, prende le parti del serial killer, “Little Death”, che è critico che uccide il cinema e regista che lo crea ammazzando la realtà.
Questo è un film non per deboli di stomaco, ma nemmeno per deboli di cuore; una storia piena di emozione e con un pizzico di mistero, il tutto condito da tanta violenza e passione. La satira fa genuinamente ridere, le scene violente sanno far paura e di certo vi innamorerete della sempre iconica Gillian Anderson.
È un film che parla dell’adolescenza, della scoperta e riscoperta di sé stessi, ma anche della vita e dell’imparare a prendersi meno sul serio, a lasciarsi andare alla passione.
Se può sembrarvi troppo, ricordatevi che lo potete sempre spegnere.
Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte esce nelle sale italiane domani, 19 agosto.
