"Camorra di Serie A" a Scampia, affondo della Dda: chiesti oltre 250 anni di carcere per i nuovi ras

La strategia del terrore per conquistare il monopolio degli affari criminali a Scampia. Un fiume di droga, ma anche di armi, oltre a minacce, vessazioni e alla sistematica introduzione di telefonini clandestini nel carcere di Secondigliano. Non è un caso che a febbraio scorso, presentando i risultati dell’inchiesta che era culminata nell’esecuzione di quindici arresti, il procuratore Nicola Gratteri avesse parlato «di una camorra di Serie A». Dopo le manette, per ras e gregari del clan Raia, agguerrito gruppo della holding di camorra che fa capo agli Amato-Pagano, è arrivato adesso il primo giro di boa giudiziario e quello che si profila è un verdetto senza sconti. Il pm della Dda, Lucio Giugliano, ha infatti richiesto condanne per oltre due secoli e mezzo di carcere.

A rischiare grosso saranno soprattutto le figure ritenute dagli inquirenti al vertice del “sistema” dello Chalet Bakù di Scampia, come Costantino Raia, Francesco Raia, Patrizio Raia, Carmela Ruggiero, Pietro Gemito, Vincenzo Gemito, Francesco Esposito, per i quali sono stati invocati 20 anni di reclusione a testa; 18 anni e 8 mesi per Antonio Garzia; 18 anni per Giovanni Raia; 13 anni e 4 mesi per Luigi Ruffo; 12 anni a testa per Pasqualina Raia, Salvatore Russo, Massimiliano Parlato e Ciro Gabriele; e infine 13 mesi e 4 giorni per Tommaso Rusciano. Toccherà nelle prossime udienze al collegio difensivo - composto tra gli altri dagli avvocati Dario Carmine Procentese, Domenico Dello Iacono e Marcello Severino - provare ad aprire una breccia in un quadro indiziario rivelatosi fin qui a dir poco granitico.

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Dall’inchiesta condotta dalla Squadra mobile e dal Gruppo Napoli della guardia di finanza emergeva il feroce allontanamento da Scampia dei familiari del ras Raffaele Notturno. Una caccia all’uomo scattata nel 2022 dopo la sua decisione di collaborare con la giustizia. Tra le pieghe dell’inchiesta spiccava poi il ritratto clan a gestione familiare - diretto dai fratelli Raia, storici boss di Scampia - ma anche camaleontico e in grado di autorigenerarsi dopo gli arresti eccellenti. Ed è così che sul ponte di comando sarebbe finita anche una donna, Carmela Ruggiero, consorte di Patrizio Raia, alla quale la cosca aveva affidato un compito assai delicato: la gestione della cassa. «Dal mese prossimo io avrò 1.500 come tutti quanti, anche perché ci sono i carcerati», raccontava al cognato durante una telefonata intercettata il 17 marzo 2020. Un ponte di comando stroncato dalla retata di inizio febbraio e che rischia ora di collassare sotto il peso di condanne che si profilano tutt’altro che soft.