Cambio dell'ora: quando a Zovon il parroco rifiutò per anni di applicare l'ora legale

VO’ (PADOVA) - «Il ritorno all’ora solare mi ha fatto venire in mente quanto ho vissuto nella mia infanzia, nel mio paese natale Zovon di Vo’, dove il parroco don Girolamo Vigato si rifiutò, nel periodo tra il 1940 e il 1948 di applicare l’ora legale».
A raccontare l’aneddoto è Antonio Dalla Montà, classe 1936, 90 anni ben portati, che da tempo vive a Santo Stefana d’Ungheria, zona Brusegana. L’ora legale venne introdotta per la prima volta nel 1916 (durante la Prima Guerra Mondiale) per risparmiare sui consumi di carbone ed energia elettrica, poi abbandonata e reintrodotta durante la Seconda Guerra Mondiale dal 1940 al 1948, per poi essere interrotta una seconda volta fino al 1966, anno in cui è diventata definitiva e stabile nel nostro Paese. 

Il racconto

«Don Girolamo si rifiutò di adeguarsi al nuovo orario, pertanto le campane suonavano rispettando l’ora solare. All’epoca le campane scandivano la vita delle persone, il disagio per la popolazione era relativo, quasi nessuno aveva l’orologio, neppure un orario di lavoro da rispettare, per lo più, in paese, rimanevano donne, anziani e bambini», aggiunge Dalla Montà. 
La storia del fermo rifiuto del parroco di Zovon di applicare l’ora legale non era un capriccio ideologico o un atto di ribellione politica ma rispondeva a una logica profondamente legata alla civiltà contadina del tempo: il tempo di Dio contro il tempo dello Stato. «Don Girolamo era un sacerdote vecchio stampo, legato ai ritmi naturali della terra e alle leggi della Chiesa. Per lui l’unica ora legittima era l’ora solare, che chiamava confidenzialmente l’ora di Dio», ricorda ancora Antonio che in quegli anni era un ragazzino di meno di 10 anni.
Don Vigato riteneva che l’ora legale fosse un’invenzione artificiale dei governi mondani, lo Stato, che non doveva interferire con la liturgia e con la vita spirituale. Durante i mesi estivi, mentre tutto il resto d’Italia spostava le lancette in avanti, la parrocchia di Zovon rimaneva rigidamente ancorata indietro. Le messe, i rosari, i funerali e il suono delle campane dell’Ave Maria continuavano a seguire l'ora solare. Se un decreto statale imponeva la messa alle 7, sul campanile di Zovon si celebrava quando l’orologio della canonica segnava le 7 solari, ovvero le 8 dello Stato. 

Il cortocircuito

Questo creò una situazione singolare e a tratti comica per gli abitanti di Zovon e delle frazioni vicine. Chi lavorava in fabbrica o doveva prendere i mezzi pubblici a Vo’ o a Padova doveva convivere con una doppia dimensione temporale: l’orologio da polso regolato sull’ora civile per il lavoro, e la mente sintonizzata sull'orario di don Girolamo per la vita di comunità, i sacramenti e le feste di paese. 
I parrocchiani, che per la stragrande maggioranza erano agricoltori e allevatori, i cui ritmi biologici e lavorativi seguono comunque il sole e non le lancette, finirono per appoggiare quasi in blocco la scelta del loro arciprete, trovandola persino più comoda per il lavoro nei campi. Don Girolamo Vigato viene ricordato proprio così: un uomo tutto d’un pezzo, d’altri tempi, che con lo stesso rigore morale con cui difese la popolazione durante l’occupazione nazifascista, scelse di ignorare i decreti ministeriali pur di non alterare l’equilibrio della sua comunità.