Breve storia della Coppa del Mondo, che è italiana

Quando il Brasile del c.t. Mário Zagallo e dei quattro tenori Jairzinho, Tostão, Pelé e Rivelino, rigorosamente da destra a sinistra, vinse il Mondiale 1970 battendo per 4-1 a Città del Messico l’Italia allenata da Valcareggi e capitanata da Facchetti, con Gigi Riva titolare nonché tuttora primatista di reti, 35, con la maglia degli Azzurri, ottenne per regolamento la Coppa Jules Rimet, sollevata dai verdeoro per la terza volta. Non finì bene. La coppa, commissionata nel 1929 dall’allora presidente della FIFA Jules Rimet all’orafo parigino Abel Lafleur, dal peso di 3,8 chilogrammi, di cui pareva 1,8 chili fossero d’oro, finì smarrita. Non era la prima volta in cui qualcuno aveva tentato di sottrarla. Si dice che la Gestapo avesse ricevuto ordine da Adolf Hitler di rubarla quando si trovava in Italia, cioè il Paese vincitore dei Mondiali 1934 e 1938, e il segretario della Federcalcio Ottorino Barassi la nascose nientemeno che sotto il letto di casa sua a Torremaggiore (FG). Domenica 20 marzo 1966, poi, la Coppa era esposta alla Methodist Central Hall di Westminster, a Londra, quando Sidney Cugullere, detto Mr. Crafty, trafugò il trofeo – lo confessò nel 2018 suo nipote, Gary Cugullere – ritrovato sette giorni dopo in un parco londinese, avvolto nella carta di giornale, da un cagnolino di nome Pickes. A Scotland Yard era già pervenuta una lettera anonima contenente una richiesta di risarcimento di quindicimila sterline e la polizia aveva arrestato un portuale disoccupato, Edward Bletchley, che si era però rivelato un semplice intermediario. Eppure, il 19 dicembre 1983, la Coppa Jules Rimet era sparita per davvero, stavolta, trafugata dalla sede della Federcalcio brasiliana a Rio De Janeiro.

Da un quartiere di Milano al resto del mondo

Silvio Gazzaniga avrebbe compiuto centocinque anni il 23 gennaio 2026, il giorno in cui il Comune di Milano ha apposto una targa commemorativa all’esterno del suo laboratorio di via Volta 7. È qui, in un piccolo atelier al piano terra di un palazzo del quartiere Moscova, che Gazzaniga realizzò l’odierno Trofeo Coppa del Mondo FIFA. A prescindere dal furto o meno, siccome il Brasile aveva vinto il terzo Mondiale e ottenuto il diritto di tenersi la Coppa, la FIFA aveva infatti indetto un concorso internazionale per la realizzazione di un nuovo trofeo, il 5 aprile 1971. Dei cinquantatré progetti di venticinque nazioni, si era distinto quello di Gazzaniga, che vinse con l’idea di due atleti stilizzati che sorreggevano il globo: «Mi sono chiuso nel mio studio nel quartiere degli artisti di Milano e ho iniziato a lavorare immediatamente», avrebbe rivelato Gazzaniga a FIFA.com. Pare avesse portato il prototipo del trofeo fino alla sede della FIFA, a Zurigo, a bordo di una Fulvia Coupé. Spiegò il suo progetto dicendo che «il mondo è una sfera, quindi assomiglia molto a un pallone da calcio» e che «le linee scaturiscono dalla base, salgono a spirale e si allungano per accogliere il mondo. Dalle notevoli tensioni dinamiche del corpo compatto della scultura sorgono le figure di due atleti nell'emozionante momento della vittoria». Il nipote di Gazzaniga, Tomaso Bonazzi, citato da La Gazzetta dello Sport, avrebbe aggiunto che «mio nonno non era un grande appassionato di calcio, ma tifava per la Nazionale. Aveva un rapporto speciale coi Mondiali perché c’era la sua coppa e quindi guardava tutte le finali. La prima volta che l’ho visto piangere è quando Zoff la alzò al cielo nel 1982, ma si è commosso anche con il trionfo del 2006, quando a sollevarla fu Cannavaro».

la coppa del mondo di calciopinterest

Michael Regan - FIFA//Getty Images

Non è chiaro che fine abbia fatto la Coppa Jules Rimet, la statuetta di trenta centimetri raffigurante la dea greca Nike che Rimet aveva commissionato a Lafleur. Un sospettato del furto, Antonio Carlos Aranha, fu trovato morto nel 1989 sotto i colpi di sette proiettili, c’è chi sostenne da parte di alcuni complici coi quali non avrebbe spartito il ricavato – meno di sedicimila dollari – ottenuto dalla fusione della Coppa, la cui base originale sarebbe stata miracolosamente ritrovata nel 2015. Intanto, il trofeo attuale – pare che sia costato cinquantamila dollari – pesa 6,175 chilogrammi, anche se la FIFA ha recentemente scritto di 6,142 kg, di cui 5,092 di oro massiccio a diciotto carati. È alto 36,8 cm. Ha una base dal diametro di 13 cm e due fasce di malachite verde semipreziosa restaurate in più occasioni, l’ultima nel 2005, quando la FIFA ha deciso di non concedere più l’originale alla Nazione vincitrice bensì custodirlo gelosamente al FIFA Museum di Zurigo. Così, a partire dal 2006, la coppa si consegna durante la premiazione e viene prontamente recuperata: alla Nazione vincitrice spettano una replica del trofeo e un’incisione sul fondo dell’originale, dove sono scritti i tredici nomi dei vincitori dal 1974 al 2022. Dopo il 2038, verranno esauriti i diciassette spazi sotto la base del trofeo e chissà.

Ad aprile, la figlia di Silvio Gazzaniga, Gabriella, il figlio Giorgio – che ha spiegato: «La Coppa è la mia sorella d’oro, da italiano sono un po’ offeso che me la bacino tutti» – e il nipote Tomaso hanno visitato il FIFA Museum di Zurigo. Vale la pena ricordare che non solo la progettazione, ma anche la realizzazione del Trofeo Coppa del Mondo FIFA, prodotto dall’azienda Bertoni Srl di Paderno Dugnano (MI), sia italiana.

P.s. puoi avere una Coppa del Mondo - da montare - a casa tua. Eccola qui.

FIFA World Cup Official Trophy

Headshot of Matteo Albanese

Classe 1997, genovese e genoano (pure non in quest'ordine), ha studiato a Savona spaziando tra il giornalismo e la SEO. Collabora dal 2018 con Esquire Italia, di cui dal 2022 è Digital Content Editor e dal 2024 è Digital Brand Officer. Ha scritto tra gli altri per La Gazzetta dello Sport, Rivista Undici, PianetaGenoa1893 e Cronache di Spogliatoio. Nel 2018 ha pubblicato 'Narrami, o Dellas', un libro sulla Grecia vincitrice dell'Europeo 2004. Fin qui solo calcio, ma c'è tanto altro: playlist di musica elettronica, biografie, una genuina ossessione per l'IKEA e le storie scandinave.