Bratz, storia delle bambole che compiono 25 anni: "Non volevamo essere perfette come Barbie"

Immaginate di essere delle ragazzine di dodici anni, di ritrovarvi tra le mani gli schizzi di una nuova bambola, mai vista in commercio prima di allora, e di intuire da dei semplici tratti di matita che quel potenziale giocattolo potrà diventare l'oggetto del desiderio di tante bambine nel mondo. Non ne potete essere certe, naturalmente, ma tutto di quella bambola - dal trucco ai capelli, dalle scarpe agli abiti - vi ispira sicurezza.

Avevano teste enormi, occhi e labbra molto grandi, un trucco incredibile. Sembravano quasi delle piccole aliene, ma nel modo più affascinante possibile. Rappresentavano esattamente ciò che, ai miei occhi, era “cool”: sicurezza in se stesse, carattere e un pizzico di anticonformismo

A parlare con noi, collegata da Cannes, e a raccontarci di quell'amore a prima vista è Jasmin Larian Hekmat, presidente e direttrice creativa di Bratz. Colei a cui effettivamente un'intera generazione di adolescenti deve la scoperta di questa nuova linea di bambole, che quest'anno taglia il traguardo dei 25 anni di storia.

Era il 2000 e tu avevi appena dodici anni quando hai visto per la prima volta gli schizzi realizzati da Carter Bryant per tuo padre. Qual è stata la tua prima impressione davanti alle bambole Bratz?

Ne sono rimasta completamente affascinata. Carter Bryant aveva progettato queste bambole ispirandosi alle ragazze che vedeva uscire da scuola alle superiori. Per me rappresentavano qualcosa di totalmente diverso da tutto ciò che avevo visto fino a quel momento in quel settore, anche se allora esistevano solo sotto forma di disegni. Trasmettevano una personalità fortissima: indossavano abiti streetwear, proprio come quelli che gli adolescenti portavano realmente. Non cercavano di apparire perfette e impeccabili come Barbie. Erano grintose, piene di stile, carattere e atteggiamento. Ricordo perfino di aver dato un calcio sotto il tavolo a mio padre per l’entusiasmo.

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Quindi hai capito fin dal primo momento che sarebbero potute diventare un grande successo commerciale?

In realtà no, perché avevo solo dodici anni. A quell’età è impossibile prevedere il successo di un prodotto. Si vedono tante cose interessanti, ma questo non significa sapere quali avranno successo. Posso dire però che me ne sono innamorata immediatamente.

Che cosa significa il nome “Bratz”? Come è nato e chi lo ha scelto?

Il nome è stato scelto da Carter Bryant. L’idea era quella di prendere un termine normalmente usato con un’accezione negativa e trasformarlo in qualcosa di positivo. “Brat” è un’espressione che può essere usata in modo dispregiativo (il corrispettivo del nostro "ragazzaccio", ndr), ma queste ragazze se ne appropriano con orgoglio. Credo che questo rappresenti uno degli aspetti più belli del marchio: prendere un’etichetta negativa e ribaltarne completamente il significato. Per me Bratz significa sicurezza, carattere, ironia, spirito ribelle e libertà di essere se stessi.

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Jade, Cloe, Yasmin e Sasha sono le quattro Bratz originali. So che una di loro condivide con te sia il nome sia le origini iraniane. Al di là di questi elementi, in cosa ti riconosci nel personaggio di Yasmin?

In realtà Yasmin non era stata pensata per rappresentare esclusivamente una ragazza persiana. Molte delle Bratz sono volutamente caratterizzate da un’identità etnica non completamente definita, affinché ragazze ispaniche, brasiliane, persiane e di molte altre origini potessero riconoscersi in loro. Sono tutte bambole profondamente inclusive e culturalmente diverse. A volte mi chiedo persino chi sia arrivata prima: Yasmin o io. Lei ama le corone di fiori… e anch’io. È una poetessa, e anch’io scrivo molta poesia. È un po’ sognatrice, con la testa fra le nuvole. Ci sono davvero tanti aspetti del suo carattere che sento vicini a me. È lo spirito libero del gruppo, la più bohémien, e credo che questo descriva bene anche la mia personalità. Davvero, qualche volta mi domando: è stata Yasmin a ispirare me oppure sono stata io a ispirare lei?.

Quanto è importante, secondo te, che una bambina possa identificarsi nella propria bambola preferita?

Credo che sia fondamentale, soprattutto quando si parla di rappresentazione e di diversità dei toni della pelle. Prima delle Bratz era molto raro trovare sugli scaffali bambole con una reale varietà di incarnati. Bambini, adolescenti e, in generale, tutti desiderano potersi riconoscere nei prodotti che acquistano. La rappresentazione conta davvero. Penso che sia anche uno dei motivi per cui il marchio continua ad avere successo ancora oggi: abbiamo sempre celebrato la bellezza in tutte le sue forme, non solo nei colori della pelle, ma anche nelle personalità e nell’autenticità di ciascuno.

Fin dall’inizio le Bratz hanno costruito un posizionamento forte e distintivo: “The Girls with a Passion for Fashion”. Qual è il tuo rapporto con la moda? Le tue origini iraniane continuano a ispirare la tua visione creativa?

Per me la moda è tutto. Credo che sia una forma di protezione, quasi un’armatura, ma anche uno dei modi più autentici per esprimere la propria personalità. Ogni mattina ci si sveglia e ci si chiede: “Quale versione di me stessa voglio essere oggi?” L’abbigliamento è un linguaggio creativo che utilizziamo quotidianamente. È anche la prima cosa che le persone notano di noi. Sono cresciuta circondata da donne iraniane che consideravano la moda una parte integrante della propria identità. Per loro era qualcosa di estremamente importante: si prendevano grande cura del proprio aspetto e si vestivano sempre con eleganza. Le donne iraniane sono famose per essere sempre le più eleganti a qualsiasi festa. Fin da piccola ho imparato quanto valore avesse il modo di vestirsi e che fosse assolutamente legittimo considerarlo una forma di espressione personale. Inoltre sono cresciuta in una famiglia molto creativa. Anche mia madre era una stilista: mi ha insegnato a cucire e sono cresciuta osservando sarte che realizzavano piccoli abiti per le Bratz. Tutto questo ha influenzato in modo naturale il mio linguaggio creativo e il mio modo di progettare.

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Pantaloni cargo a vita bassa, top corti, trucco deciso. Da un lato le Bratz sono figlie dei primi anni Duemila e dall’altro sembrano incarnare perfettamente molti dei codici estetici che oggi dominano TikTok e Instagram. Si può dire che le Bratz abbiano precorso i tempi?

Sì, anche se credo che la moda sia sempre ciclica e che prima o poi tutto ritorni. Detto questo, penso che l’estetica Y2K sia stata una delle migliori di sempre. A volte è così eccessiva da diventare proprio affascinante. Chi non ama quelle proporzioni esagerate? I pantaloni a vita bassa e a zampa abbinati a un crop top, oppure i cargo da mixare in mille modi diversi. E poi c’erano quelle scarpe enormi, ispirate allo stile delle Spice Girls. Ve le ricordate quelle sneakers gigantesche che indossavamo tutti? Oggi, grazie a TikTok, le nuove generazioni possono riscoprire quel mondo e sperimentare nuovamente quegli stili. Credo che questo dimostri quanto il marchio sia davvero senza tempo. È un’icona che continua a rimanere attuale.

In un mercato storicamente dominato da canoni di bellezza tradizionali, le Bratz hanno introdotto un linguaggio visivo nuovo e distintivo, ispirato alla street fashion e alla cultura pop. Qual è, secondo te, il segreto del loro successo, che continua a conquistare anche le nuove generazioni?

Credo che il loro punto di forza sia quello di essere profondamente diverse e autentiche. Non cercano di assomigliare a nessun altro. Mi piace dire che Bratz non è un marchio che ti dice: 'Puoi essere chiunque'. Ti dice invece: 'Sii semplicemente te stesso'. Penso che questo messaggio sia incredibilmente importante, sia per questa generazione sia per quelle passate e future. È anche ciò che vorrei insegnare ai miei figli: avere il coraggio di essere autentici. Le Bratz hanno una moda audace, rappresentano culture diverse, sono fuori dagli schemi e incredibilmente creative. Ma c’è un altro aspetto fondamentale: hanno ispirato un’intera generazione a coltivare la propria creatività. Io stessa ho imparato a disegnare dopo aver scoperto e amato le Bratz. Mi hanno spinta a essere più creativa, a realizzare abiti e a sperimentare. È questa la magia dei giocattoli: riescono ad accendere l’immaginazione e la creatività in un modo che poche altre cose possono fare. Oggi abbiamo la fortuna di collaborare con tantissimi creatori di contenuti e artisti che sono cresciuti con le Bratz e che ci raccontano quanto questo marchio abbia influenzato la loro vita. Ed è qualcosa di davvero speciale.

Credo che il loro punto di forza sia quello di essere profondamente diverse e autentiche. Non cercano di assomigliare a nessun altro. Mi piace dire che Bratz non è un marchio che ti dice: 'Puoi essere chiunque'. Ti dice invece: 'Sii semplicemente te stesso'.

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La nuova Bratz Gaia.

Per celebrare il 25° anniversario avete lanciato una nuova bambola, Gaia. Come la descriveresti? Che tipo di bambola è?

Gaia è la nostra dichiarazione d’amore alla moda e al marchio Bratz. Volevamo creare qualcosa di completamente diverso da ciò che il pubblico si sarebbe aspettato. Si tratta di una collector doll, pensata per i collezionisti, caratterizzata da splendidi dettagli cromati. L’abbiamo immaginata come una sorta di dea della moda, una figura quasi mitologica, dal fascino fantastico e sognante, capace di sorprendere. Il cromo era il nostro colore dell’anno, quindi è stato naturale sceglierlo come elemento distintivo del progetto. La Valchiria rappresenta la resilienza, mentre la Fenice simboleggia ciò che sappiamo fare meglio come marchio: evolverci, reinventarci e tornare ogni volta più forti. Per noi Gaia rappresenta quasi l’inizio di un nuovo capitolo. È il simbolo di un brand che oggi ha raggiunto una piena maturità e una propria identità. Oggi nessuno ci dice più che cosa dobbiamo fare: possiamo finalmente seguire con libertà la nostra visione creativa.

Qual è la tua visione strategica per gli anni a venire?

Abbiamo in programma moltissime collaborazioni entusiasmanti. L’obiettivo è lavorare con marchi e personalità che condividano la nostra visione, così da valorizzare ancora di più l’artigianalità, la creatività e l’identità del brand. Bratz è la dimostrazione vivente che, rimanendo fedeli alle proprie radici, è possibile continuare a crescere e a reinventarsi. Oggi tutte quelle persone che sono cresciute giocando con le nostre bambole desiderano collaborare con noi, e questo è davvero emozionante. Anche Bratzies rappresenta un’evoluzione straordinaria del marchio. Oggi puoi persino portare il brand con te, appeso alla borsa, ed è un’idea che ci entusiasma molto. Nei prossimi anni svilupperemo ulteriormente anche la componente entertainment e lifestyle del marchio, perché, in fondo, Bratz non è semplicemente una linea di bambole. È soprattutto un atteggiamento, uno stile di vita. Stiamo inoltre lavorando al nuovo Bratz Chat Podcast, un progetto di cui siamo davvero entusiasti. Finalmente il brand potrà avere una voce propria ed entrare ancora di più nelle conversazioni dedicate alla cultura pop, alla moda e alla creatività. Credo che sia un formato perfetto per queste ragazze e, soprattutto, qualcosa che non era mai stato realizzato prima con una linea di bambole. Il nostro obiettivo è incontrare i fan ovunque si trovino: su TikTok, su Instagram, attraverso la satira e i contenuti ironici. Una delle caratteristiche più belle di Bratz è proprio la capacità di prendersi in giro, di non prendersi mai troppo sul serio. Per questo vogliamo continuare a raccontare un mondo fatto di amicizia, divertimento e leggerezza. E naturalmente restare, sempre, le uniche ragazze con una vera passione per la moda.