Bosco Ospizio, gli attivisti contro Comune e Conad: “I lavori hanno causato un ecocidio”
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L’Assemblea permanente dopo il verdetto del Consiglio di Stato che ha detto no a nuovi tagli di alberi: “Ora stop ai lavori almeno sino all’udienza del Tar”. All’assessore Bonvicini: “Non accettiamo lezioni”

Gli attivisti contro Comune e Conad «I lavori hanno causato un ecocidio» L’Assemblea permanente dopo il verdetto del Consiglio di Stato che ha detto no a nuovi tagli di alberi «Ora stop ai lavori almeno sino all’udienza del Tar». All’assessore Bonvicini: «Non accettiamo lezioni»

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Reggio Emilia, 11 ottobre 2026 – Il giorno dopo lo stop a nuovi tagli di alberi deciso dal Consiglio di Stato, gli attivisti dell’Assemblea permanente per il Bosco Ospizio tornano ad attaccare Conad Centro Nord e Comune. Al centro il piano urbanistico che prevede la costruzione di un supermercato e di un edificio per servizi pubblici, oltre a un restyling del quartiere e a nuove piantumazioni. Gli ecologisti annunciano ulteriori mobilitazioni, “a partire da un corteo cittadino il 16 ottobre in occasione dello Sciopero per il clima – nei futuri luoghi a rischio cementificazione della città”. I giudici amministrativi di secondo grado hanno accolto venerdì il ricorso presentato da Legambiente e da quattro residenti del quartiere – assistiti dall’avvocato Cristian Immovilli – contro il no espresso il 21 luglio dal Tar per ottenere una sospensiva urgente dei lavori. La loro istanza cautelare era stata presentata nell’ambito di un più ampio ricorso al Tar in cui si contesta l’aderenza del piano rispetto alle norme urbanistiche.

Gli attivisti all'assemblea
Il Consiglio di Stato ha riformato la decisione, ordinando non solo di evitare nuovi abbattimenti, ma anche sollecitando la fissazione dell’udienza del Tar per discutere il merito. Ora gli attivisti chiedono che almeno sino a questa data i lavori siano fermati. Intenzione di Conad Centro Nord è di proseguirli: l’ordinanza non prevede infatti lo stop al cantiere.
"Quegli alberi avevano una dignità”
Per gli ecologisti “la sentenza significa che quegli alberi avevano una dignità, un valore e meritavano di essere risparmiati”. La polemica è esplosa perché i lavori preparatori al cantiere sono iniziati il 30 settembre, una settimana prima dell’udienza già fissata per l’8 ottobre al Consiglio di Stato: ”Non è stato solo mancanza di buon senso - rimarcano gli attivisti - ma un ecocidio”. Sulla decisione dei giudici ribadiscono: “Il Consiglio di Stato ha accolto il nostro appello cautelare, ribadendo un concetto semplice: bisogna procedere con buon senso. E . E sostengono: “Pur di tenere nascosto l’avvio dei lavori, non sono stati neppure avvisati personale e famiglie della scuola dell’infanzia La Villetta, non sono stati apposti i regolari cartelli di comunicazione d’inizio cantiere e non è stata transennata l’area sulla strada adiacente”.
Entro il primo giorno di lavoro, sono stati abbattuti tutti e 98 gli alberi di cui era stata preventivata l’eliminazione. Un aspetto che, unito all’installazione di nuove pannellature intorno al cantiere, secondo l’Assemblea “indica quanto timore ci fosse di questa sentenza e quanta poca trasparenza ci sia”. Gli attivisti puntano il dito anche contro il Comune, “complice di questo scempio: mai, nonostante le nostre numerose richieste, ha esercitato vera pressione sul soggetto attuatore, neppure per chiedere di attendere il parere del Consiglio di Stato. Il suo ruolo è purtroppo stato chiaro fin dall’inizio di questa vertenza”.

L’Assemblea permanente dopo il verdetto del Consiglio di Stato che ha detto no a nuovi tagli di alberi: “Ora stop ai lavori almeno sino all’udienza del Tar”
All’assessora: “Basta sviare sulle proprie responsabilità politiche”
E ribattono, senza citarla in modo esplicito, anche all’assessore dei Verdi Carlotta Bonvicini, accennando agli assessori “che lamentano sui giornali di essere vittime di offese e calunnie, sentendosi additati come capri espiatori della distruzione del bosco Ospizio”. L’Assemblea replica: “Abbiamo sempre rifuggito metodi impropri e attacchi personali: non accettiamo quindi di essere responsabilizzati per opinioni di singoli sui social da chi tenta di sviare l’attenzione dalle proprie responsabilità politiche”.
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