Bosa, la Calmedia dice addio alla prima squadra dopo 54 anni - L'Unione Sarda.it

Dopo oltre mezzo secolo, la Calmedia interrompe  l’attività con la squadra maggiore. La società, fondata nel 1970 e diventata negli anni un punto di riferimento per l’intera comunità, si ferma con la prima squadra, ma conferma la continuità del  settore giovanile. «Una scelta ponderata e  presa in tranquillità», sottolinea il presidente Salvatore Marche, «una decisione necessaria e responsabile. Nessun dramma», assicura, «abbiamo verificato che non c’erano le condizioni, soprattutto numeriche, per affrontare un nuovo campionato. Per questa stagione ci fermiamo, ma la Calmedia non si ferma, proseguiamo con tutte le squadre del settore giovanile».

 Anche una ex bandiera e già sindaco della città Piero Casula condivide la scelta. «Stante la situazione creatasi, la scelta di limitare l'attività al solo settore giovanile è la più appropriata, direi anzi una scelta strategica per il futuro. Puntando solo sul settore giovanile si  torna alle origini e allo spirito che animò don Paolino quando fondò la Calmedia. Sport e sociale, con l'obiettivo anche di raggiungere livelli sempre più alti valorizzando elementi locali».

 E i numeri lo confermano: 130 bambini  sino ai  14 anni, impegnati nelle categorie Giovanissimi, Allievi, Pulcini, Esordienti e Primi Calci, seguiti da 8 tecnici e da un gruppo di 15 dirigenti. Un gruppo  solido, che ripartirà, nel solco di una eredità  frutto del lavoro di chi l’   ha costruita: don Paolino Fancello, scomparso lo scorso anno. Educatore, sportivo,  uomo di dialogo e solidarietà, fu tra i fondatori della società e ne fu anche capitano negli anni dei derby infuocati di Seconda Categoria 1973/74, prima del salto in Promozione negli anni ’80.

 Il presidente Marche lo ricorda con affetto: «Don Paolino è stato un punto di riferimento per tantissimi giovani e famiglie dell’oratorio dei Cappuccini. Una persona cui rivolgersi per ogni problema,  fratello, genitore e  amico. I suoi insegnamenti rimarranno scolpiti nella storia personale di tutti».

La Calmedia, dunque, non chiude ma si  rigenera, tornando alle origini, crescendo generazioni di giovani, tra cui talenti arrivati fino alla serie A come Giovanni Sulcis, passato al Cagliari, autore di un celebre gol alla Juventus. «Stante la situazione creatasi, con il Bosa che punta quasi esclusivamente su giocatori locali per il prossimo campionato di Promozione», spiega ancora Piero Casula, «la scelta di limitare l'attività al solo settore giovanile è la più appropriata, direi anzi una scelta strategica per il futuro della Società. Un grosso sponsor avrebbe consentito l'iscrizione al prossimo campionato e l'accordo con altri giocatori, ma sarebbe stata una decisione senza respiro, di un solo campionato. 

Puntando solo sul settore giovanile», aggiunge, «la dirigenza torna alle origini e allo spirito che animò don Paolino quando fondò la Polisportiva Calmedia unendo sport e sociale, con l'obiettivo anche di raggiungere livelli sempre più alti valorizzando elementi locali. 45 anni fa», ricorda Casula, «la Calmedia vinse il Campionato di Prima Categoria (solo 3 gironi in tutta la Sardegna), salendo in Promozione, con una rosa di giocatori tutti locali (età media 21 anni) e cresciuti nel vivaio. Diversi di questi giocatori, compagni di squadra, hanno raggiunto categorie importanti, quali Giovanni Sulcis in seria A,  Michele Marongiu, Gianfranco Avellino e Luca Martinez in serie D interregionale. 

Derby storici con il Bosa e tribune stracolme di tifosi, tra i ricordi più belli, ma anche partite leggendarie con l'allora Attilia di Nuoro, la Boys Algherese, la Frassati di Ozieri, la Nuorese, il Calangianus, l'Ittiri e tante altre. Sono convinto», conclude l’ex sindaco, «che puntando sul settore giovanile e su allenatori/educatori seri e capaci, tra i quali mi piace evidenziare il mister Claudio Pallucca, si garantirà una continuità solida e duratura e, perché no, un ritorno a medio termine nei campionati regionali della prima squadra».

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