Borseggiatori sfoggiano il bottino sui social: spuntano i video di soldi e portafogli rubati Annunciate anche le prossime vittime
VENEZIA - C’è molto di ciò che ha fatto di Venezia un simbolo: il Canal Grande, i palazzi in equilibrio sull’acqua, i ponti e la fiumana di gente lungo le calli. Ma nei video che ora la polizia locale sta usando come volano di indagini, c’è soprattutto una delle piaghe peggiori della città lagunare: i borseggiatori.
E il paradosso è che sono proprio loro, i ladri, a diffonderli sui social. Portafogli aperti, soldi facili appena intascati e perfino inquadrature delle vittime prescelte, con tanto di annuncio del colpo imminente. Sa proprio di sfida alla città che hanno scelto come riserva di caccia per i loro furti.
SUI SOCIAL
Ostentazione del lusso e della microcriminalità, senza paura, senza vergogna. Nei filmati si vede tutto il corollario di tecniche usate per alleggerire le tasche a ignari turisti giunti da tutto il mondo per la grande bellezza di Venezia. Ebbene sì, anche i pickpocket sono su TikTok. Ci sono e postano a favor di amici, parenti, delle mogli borseggiatrici. Un universo parallelo che a molti genera una sensazione di profonda indignazione. Loro però non hanno nulla da perdere: si riprendono in tram, in treno, in vaporetto, in traghetto, in gondola, agli imbarcaderi, sui ponti, in piazza San Marco. Lo sguardo furbo cade sui turisti, chi li conosce lo sa a cosa stanno pensando. Li osservano, li scrutano, li riprendono e poi sorridono. E quello è il piglio provocatore di chi ha appena allungato le mani all’interno della borsa di un’anziana, nella valigia di una turista, nelle tasche di un lavoratore – o di chi sicuramente sta progettando di farlo di lì a poco. Quelle migliaia di euro nelle loro tasche appartengono a residenti e viaggiatori e loro, con vanto, ne danno sfoggio. Chi li segue, all’interno della loro cerchia, prenderà molto probabilmente spunto.
LE INDAGINI
Le conseguenze però arrivano. La polizia locale, infatti, usa quei video per farsi strada nella loro quotidianità, per seguire i tutti gli spostamenti grazie ad all’aggiornamento pressoché quotidiano dei profili. Il lavoro del nucleo investigativo infatti non si basa solo sulla visione delle telecamere e sul contributo, fondamentale, della squadra anti borseggio: una buona fetta dell’impegno è anche quella che riguarda la ricerca e l’approfondimento delle segnalazioni, lo scandaglio dei social, l’ascolto delle testimonianze. Solo così gli agenti riescono a fermarli, scovandoli per strada, in bar, al ristorante, in hotel, al compro oro, nei negozi per il cambio della valuta. Alcuni tra i più attivi sono proprio coloro che vengono additati e denunciati in rete attraverso il profilo Facebook “Veneziani non distratti”.
IL COMMENTO
«Amano Venezia perché rubano indisturbati» spiega Monica Poli, consigliera comunale e anima di questo gruppo che quotidianamente denuncia le malefatte dei borseggiatori. «Basta individuare un profilo di uno di loro per trovarli tutti. Solo oggi (ieri) li abbiamo visti al parco mentre, in gruppo, si facevano l’ennesimo video sfoggio. Mostrano vite immerse nel lusso, tra feste, macchine e case. Ci sbeffeggiano e non vengono mai bloccati. Il mio profilo TikTok, due anni fa, è stato chiuso. Io volevo riprendere la loro attività e sono stata bloccata, loro sono liberi di fare ciò che vogliono. Non solo, queste persone dormono in albergo, ma come si registrano? Conducono delle vite nella completa illegalità e mi chiedo come sia possibile. Auspico che le indagini proseguano sempre».
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