Boom street food, in dieci anni imprese +89%, attive in 2.000 Comuni. Milano e Roma guidano la classifica - Food Affairs
Dieci anni fa lo street food era soprattutto un fenomeno urbano, concentrato nelle grandi città e nelle mete turistiche più consolidate. Oggi è diventato una presenza stabile nel tessuto economico locale, capace di raggiungere anche piccoli centri, aree costiere e borghi dell’entroterra.
A raccontare questa trasformazione sono i dati del Registro delle Imprese elaborati da Unioncamere e InfoCamere. Al 31 marzo 2026 sono 1.975 i Comuni italiani con almeno un’impresa registrata che svolge un’attività riconducibile allo street food, contro i 1.258 del 2016. In dieci anni la geografia del settore si è dunque ampliata, includendo 717 nuovi Comuni, con una crescita del perimetro coperto pari al 57%.
Nello stesso periodo il numero complessivo delle imprese è quasi raddoppiato, passando da 2.271 a 4.286 unità, con un incremento dell’88,7%. Oggi più di un Comune italiano su quattro ospita almeno un’attività del comparto, mentre dieci anni fa il fenomeno riguardava poco più di uno su sei.
Dietro questi numeri emerge un cambiamento più profondo: lo street food non rappresenta più soltanto una modalità alternativa di ristorazione, ma un modello imprenditoriale che ha saputo adattarsi a contesti molto diversi tra loro, intercettando nuove abitudini di consumo, la crescita del turismo esperienziale e una domanda sempre più orientata verso formule di ristorazione flessibili, informali e di prossimità.
Street food, il Mezzogiorno concentra quasi la metà delle imprese
La diffusione territoriale conferma questa evoluzione. Il Mezzogiorno concentra quasi la metà delle imprese registrate, a testimonianza del legame tra street food, crescente attrattività turistica e valorizzazione delle tradizioni gastronomiche locali.
A livello regionale, dopo la Lombardia, saldamente in testa con 544 imprese, nel 2026 le regioni con il maggior numero di attività sono la Sicilia, con 514 imprese, la Puglia con 510, il Lazio con 371 e la Campania con 361.
Tra le province, alle spalle di Milano, con 256 imprese, si trovano Roma con 230, Lecce con 192, Torino con 170 e Napoli con 162.
Scendendo a livello comunale, la palma di regina dello street food va a Roma, con 129 attività, che supera di pochissimo Milano, ferma a 128. A distanza seguono Torino con 78 attività, Palermo con 48 e Bari con 44.
Come detto, il dato forse più significativo che emerge dall’analisi riguarda l’espansione del fenomeno oltre i tradizionali poli urbani. Sono infatti 717 i Comuni italiani entrati per la prima volta nella mappa dello street food nell’arco dell’ultimo decennio, segnale di un settore che continua ad ampliare la propria presenza sul territorio nazionale.
Più società di capitale: lo street food diventa più strutturato
Parallelamente, è cambiata anche la struttura imprenditoriale del comparto. Le imprese individuali restano la forma prevalente, con 3.157 attività registrate e una quota pari al 73,7% del totale, confermando il forte radicamento di iniziative di piccola dimensione e spesso a carattere familiare.
Accanto a questa componente storica si osserva però un processo di progressiva strutturazione del settore. Le società di capitale sono passate da 105 a 620 unità in dieci anni, registrando una crescita che sfiora il 500%.
La loro incidenza sul totale delle imprese è salita dal 4,6% al 14,5%, evidenziando un comparto sempre più capace di attrarre investimenti e consolidare la propria presenza sul mercato.
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