Bonus mobili: sarà prorogato anche per il prossimo anno?
La detrazione su arredi ed elettrodomestici ha già visto il proprio tetto scendere da sedicimila a cinquemila euro. Ora si gioca la partita del rinnovo.
Chi ha appena avviato una ristrutturazione e progetta di cambiare cucina, frigorifero e camera da letto guarda al calendario con una certa apprensione: la detrazione sugli arredi va confermata di anno in anno, e i precedenti di questa legislatura non sono incoraggianti. Di qui la domanda: il bonus mobili sarà prorogato anche per il prossimo anno? L’agevolazione sembra destinata alla conferma, ma il rinnovo è sempre carico di insidie, come dimostrano le vittime eccellenti di questi anni, a partire dal superbonus al 110% e dal bonus barriere architettoniche al 75%, entrambi tagliati dall’attuale esecutivo. Qui di seguito ci occuperemo di illustrare come funziona la detrazione, quali beni rientrano, quanto vale il massimale e come si è ridotto nel tempo, quanti interventi sono coinvolti e quali regole di pagamento vanno rispettate.
Indice
- In cosa consiste la detrazione sugli arredi?
- Quali beni rientrano nell’agevolazione?
- Quanto è stato ridotto il tetto di spesa negli anni?
- Quanti sono gli acquisti interessati dalla proroga?
- Che indicazioni sono arrivate dal Governo?
- Come vanno effettuati i pagamenti per ottenere la detrazione?
In cosa consiste la detrazione sugli arredi?
Il bonus mobili è una detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di arredi e di grandi elettrodomestici destinati ad arredare un immobile oggetto di interventi di ristrutturazione.
Il beneficio non è autonomo: va agganciato a un lavoro agevolato con il bonus ristrutturazioni ordinario, e non con il semplice ecobonus. È una precisazione che conviene tenere presente, perché chi esegue soltanto interventi di efficientamento energetico non accede alla detrazione sugli arredi.
Il massimale attuale è di 5.000 euro, e va precisato che si tratta di un limite di spesa e non di detrazione: su quell’importo si calcola il 50%, per un beneficio massimo di 2.500 euro ripartito in dieci quote annuali.
Va segnalata un’incompatibilità: lo sconto non si cumula con il contributo elettrodomestici del ministero delle Imprese e del made in Italy, anch’esso in attesa di eventuale proroga.
Quali beni rientrano nell’agevolazione?
L’elenco copre due categorie distinte, e conviene conoscerlo perché la detrazione non si estende a tutto ciò che si acquista per la casa.
Tra gli arredi rientrano letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie e comodini.
Tra i grandi elettrodomestici rientrano forni, lavatrici, lavasciugatrici, lavastoviglie, frigoriferi e congelatori.
Un profilo che distingue questa agevolazione da tutte le altre riguarda la destinazione dell’immobile. Il bonus mobili è attualmente l’unico sconto che non riserva alle seconde case una decurtazione rispetto alle abitazioni principali: l’aliquota resta la stessa in entrambi i casi.
È una differenza significativa in un sistema che, dal 2025, ha costruito l’intero impianto dei bonus edilizi proprio sulla distinzione tra prima e seconda casa.
Quanto è stato ridotto il tetto di spesa negli anni?
La storia del massimale racconta un percorso di progressiva compressione, e spiega perché ogni anno la misura torni al centro del dibattito.
Il limite è stato fissato a 10.000 euro a partire dal 2013, e per un periodo è salito addirittura a 16.000 euro.
La discesa è avvenuta in due tappe: prima a 8.000 euro, poi agli attuali 5.000 euro.
Un tetto di sedicimila euro consentiva di arredare per intero un appartamento con la detrazione; cinquemila euro coprono a malapena la cucina e un paio di elettrodomestici.
La riduzione incide sul tipo di intervento agevolabile, e orienta le scelte di chi ristruttura verso una selezione degli acquisti da collocare dentro il perimetro del beneficio.
Quanti sono gli acquisti interessati dalla proroga?
I numeri consentono di misurare la portata della misura, e di capire l’attenzione politica che vi si concentra.
La spesa annuale collegata all’agevolazione, in base alle indicazioni contenute nella manovra, è di poco superiore al miliardo di euro. Ogni anno genera detrazioni per circa mezzo miliardo, ripartite in dieci rate annuali da circa 50 milioni ciascuna.
Dall’analisi delle dichiarazioni dei redditi relative al periodo d’imposta 2024 emerge un utilizzo medio di poco superiore al 70% del massimale di spesa: i contribuenti, quindi, non saturano il tetto disponibile.
Applicando quel livello di impiego alla soglia attuale, si arriva a un potenziale di interventi agevolati di poco inferiore ai 300.000. Sono gli acquisti di arredi ed elettrodomestici che verrebbero coinvolti dalla proroga.
Che indicazioni sono arrivate dal Governo?
Il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, nel maggio scorso ha dichiarato l’intenzione di confermare l’assetto dei bonus casa in vigore, bonus mobili compreso.
L’indicazione lascia però qualche margine di incertezza, legato a un vincolo di natura contabile: la manovra dovrà confrontarsi con la compatibilità dei diversi interventi rispetto alle risorse disponibili.
Il precedente delle misure tagliate in questa legislatura suggerisce cautela. Il superbonus al 110% e il bonus barriere architettoniche al 75% sono stati entrambi ridimensionati dall’attuale esecutivo, e la conferma di un’agevolazione non è mai scontata finché non compare in un testo approvato.
Chi programma acquisti ha quindi interesse a seguire l’iter parlamentare della legge di bilancio prima di fissare le date degli ordini.
Come vanno effettuati i pagamenti per ottenere la detrazione?
Le regole sono diverse rispetto agli altri bonus edilizi, e su questo punto si concentrano molti errori.
I pagamenti devono essere effettuati con bonifico oppure con carta di debito o di credito, e non è necessario ricorrere al bonifico parlante richiesto per le ristrutturazioni.
Non è consentito pagare con assegni bancari, contanti o altri mezzi di pagamento. È una preclusione assoluta: un pagamento in contanti fa perdere il beneficio anche quando tutti gli altri requisiti sono rispettati.
La detrazione è ammessa anche quando i beni sono acquistati con un finanziamento a rate, a condizione che la società che eroga il finanziamento paghi il corrispettivo con le modalità indicate dall’Agenzia delle Entrate.
Rispettando queste prescrizioni, il beneficio spetta anche per mobili e grandi elettrodomestici acquistati all’estero.
Conviene infine conservare, oltre alla documentazione di pagamento, le fatture d’acquisto con l’indicazione della natura, della qualità e della quantità dei beni, e la documentazione che attesta la data di inizio dei lavori di ristrutturazione: è quel collegamento temporale a legittimare l’accesso alla detrazione.