Blocco dei tir, il costo della protesta: i prezzi della verdura si impennano, si fermano gli stabilimenti della pasta, farmaci fermi nei depositi
Hormuz ha fatto scuola. L'arma del blocco delle merci come strumento di battaglia economica e politica, si è capito, ha una sua efficacia. Napoli Nord, Caserta, gli svincoli della A1, tenuti sotto scacco dai camionisti come gli Houti nello Stretto di Bab el-Mandeb. Certo, non servono armi e missili, bastano i rimorchi di traverso. Ma gli effetti economici rischiano di farsi sentire allo stesso modo in un Paese come l'Italia, dove l'80 per cento delle merci viaggia su gomma. I consumatori sono i primi ad accorgersene. Basta provare a comprare a Roma un chilo di pomodori siciliani. Le richieste ormai oscillano attorno ai 10 euro al chilo. La lattuga idem. Le zucchine pure. C'è da chiedersi quanto ci metterà questa fiammata dei prezzi, se i blocchi non cesseranno, a trasmettersi nell'indice generale dell'inflazione. Con altri effetti collaterali.
Se non arrivano frutta e verdura dal Sud Italia, i supermercati non potranno fare altro che aumentare i propri acquisti all'estero: dalla Spagna, dalla Grecia, dalla Turchia. Le nuove catene di fornitura rischiano di tagliare quelle vecchie. Ieri al mercato di Termoli, ha documentato l'Ansa, il costo della frutta e della verdura ha superato quello del pesce. Ma non ci sono solo i pomodori. La paralisi della logistica e il mancato arrivo delle materie prime nei distretti produttivi stanno imponendo lo stop anche ai colossi del Made in Italy.
Il produttore di pasta Rummo ha fermato le macchine per la mancanza di rifornimento di materie prime. Un altro grande marchio, come La Molisana, è a un passo dal fare lo stesso. Italmopa - l'associazione Industriali Mugnai d'Italia, aderente a FederPrima e Confindustria - ha lanciato l'allarme: i blocchi stradali in Puglia rischiano di paralizzare la filiera del grano duro, di fermare i molini, di ritardare le consegne di semola ai pastifici, di danneggiare l'economia del comparto. Il Presidente Martinelli ha invocato le istituzioni perché venga ripristinata la libera circolazione delle merci, garantiti "corridoi sicuri" per i mezzi della filiera agroalimentare, tutelata la "sicurezza alimentare del Paese". Si tratta di un settore, come calcolato da Teha, che genera ogni anno 13,5 miliardi di euro di fatturato e che esporta moltissimo. Gli effetti potrebbero farsi sentire sulla crescita del Paese.
I produttori di latte (inclusa la filiera della mozzarella di bufala e del latte fresco tra Campania, Puglia e Sicilia) stanno affrontando una doppia emergenza: i loro prodotti sono deperibili. Il latte non può essere stoccato oltre le 48 ore. Senza l'arrivo dei camion cisterna, i produttori sono costretti a sversare migliaia di litri di latte non ritirato. E poi c'è la carenza di mangimi. Si bloccano le forniture di mangimi negli allevamenti, mettendo a rischio il benessere animale. Il Consorzio della Bufala campana ieri ha suonato il campanello d'allarme, molti caseifici sono in difficoltà rischiano di chiudere.
Non solo. La Gias di Mongrassano (Cosenza), una delle eccellenze dell'agroalimentare non solo nella regione, oggi lascerà a casa 400 dipendenti se non verrà sospesa la protesta. La società dal 1970 confeziona e surgela prodotti agroalimentari per conto di diversi notissimi marchi che popolano gli scaffali dei supermercati italiani e non e che fattura annualmente 70 milioni di euro. «Il fermo della produzione - dice l'amministratrice Gloria Tenuta - scatta già da domani (oggi, ndr) perché non abbiamo più spazio dove conservare la merce e mancano gli approvvigionamenti di materia prima».
La strettoia
Ci sono poi i ritardi che si registrano nelle consegne giornaliere presso i grossisti farmaceutici, con il rischio di carenze per i farmaci da banco di prima necessità e per le forniture destinate alle terapie croniche. «La situazione è al momento sotto controllo. È evidente che, qualora il blocco dovesse perdurare, potrebbero determinarsi disagi più significativi, che confidiamo possano essere evitati», ha detto il presidente di Farmindustria Marcello Cattani.
Tra Campania e Puglia ci sono stabilimenti di importanti multinazionali del settore, come Novartis e Merck. La Prefettura di Napoli ha predisposto un piano straordinario per garantire la circolazione dei mezzi che trasportano beni essenziali. Da ieri è possibile chiedere una scorta per superare il blocco. C'è da chiedersi quanto tutto questo abbia senso. Se la protesta, anche comprensibile, per il caro-carburante, possa trasformarsi in una guerra economica a scapito di imprese e cittadini.
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