Blitz, patto tra le Procure: no ai nomi degli arrestati. Il pg: siamo sotto assedio

Una comunicazione giudiziaria al riparo da ogni forma di spettacolarizzazione, incentrata sui fatti di rilevanza pubblica, ma priva di nomi degli indagati finiti al centro di blitz e arresti. Una comunicazione reattiva e in aggiornamento, al punto tale che alcuni fascicoli «saranno contrassegnati da un alert» che spingerà poi l’autorità giudiziaria a valutare possibili aggiornamenti di fronte ad archiviazioni o assoluzioni degli indagati coinvolti dalle indagini. Sono questi i punti centrali del protocollo sottoscritto ieri mattina dal procuratore generale Aldo Policastro e dai vertici degli uffici inquirenti del distretto.

Il vertice  

Dodicesimo piano Torre A, il documento recepisce la direttiva dello scorso giugno del Csm, per una comunicazione delle Procure che sappia sintetizzare il diritto di cronaca, ma anche alla privacy, alla tutela della reputazione dei soggetti di volta in volta coinvolti a cui va garantita la presunzione di innocenza fino a prova contraria. Si va verso conferenze stampa che verranno «tracciate», nel senso che saranno videoregistrate, nel corso delle quali difficilmente verranno fatti i nomi degli indagati (anche se viene confermato il diritto di giornalisti e ricercatori di chiedere copia degli atti ritenuti ostensibili).

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Non nasconde il proprio disincanto il procuratore generale Policastro: «Il Csm ha fornito una interpretazione più restrittiva della norma. Cosa ne penso della decisione di videoregistrare una conferenza stampa? Non temo ovviamente le registrazioni, ma così i magistrati diventano sorvegliati speciali, in un perenne grande fratello, come se fossero un gruppo di persone dedite a nefandezze. Viviamo in un clima di attacchi violenti alla magistratura, come emerge anche da quanto si ascolta nel dibattito legato agli arresti del gioielliere».

L’affondo

Non le manda a dire il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che dal primo luglio ha varato un ordine di servizio - il primo in Italia - per recepire la delibera del Csm. È stato proprio il capo dei pm napoletani che, rispondendo alla domanda di un giornalista, ha criticato in modo aspro e colorito la riforma Cartabia, rispetto alla quale - ha aggiunto il procuratore - non ci sarebbe stata alcuna levata di scudi da parte dell’Ordine dei giornalisti. Attorno allo stesso tavolo ci sono l’avvocato generale Simona Di Monte, ma anche la procuratrice per i minori Patrizia Imperato, i procuratori Pierpaolo Bruni (Santa Maria Capua Vetere), Domenico Airoma (Napoli Nord), Nunzio Fragliasso (Torre Annunziata), Marco Del Gaudio (Nola), Guanfranco Scarfò (aggiunto a Benevento) e Francesco Raffaele (aggiunto ad Avellino). Ma entriamo nel merito del documento che è stato sottoscritto ieri dai vertici inquirenti del distretto.

I principi

Ha spiegato il pg Policastro: «La tutela della reputazione delle persone coinvolte nei procedimenti penali e il rispetto della presunzione di innocenza non possono tradursi in un arretramento della trasparenza dell’attività giudiziaria» e la risposta «non è una comunicazione minore, ma una comunicazione migliore, più equilibrata, più rispettosa dei diritti fondamentali e, al tempo stesso, più efficace nel rendere comprensibile ai cittadini l’esercizio della giurisdizione». Il protocollo, si legge ancora nella nota, «sottolinea l’esistenza di una vera e propria responsabilità positiva dell’autorità giudiziaria nell’assicurare un’informazione corretta, completa e attendibile, prevenendo rappresentazioni distorte della realtà processuale e contribuendo alla formazione di un’opinione pubblica consapevole».

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Una strategia in cui viene valorizzato il comunicato stampa «quale ordinario strumento di comunicazione» mentre «le conferenze stampa restano uno strumento eccezionale. Specifica attenzione è dedicata - sottolinea Policastro - alla tutela dei minori coinvolti nelle vicende giudiziarie, siano esse vittime o autori di reato». Intanto, è stato chiarito che il protocollo verrà inviato anche ai Consigli degli Ordini degli Avvocati e dei Giornalisti, oltre che alla magistratura giudicante del distretto, al Csm e alla Procura generale presso la Corte di Cassazione per un confronto finalizzato a un protocollo condiviso con magistratura giudicante e requirente ma anche con avvocati e giornalisti.

Le perplessità 

Uno scenario chiaro sulla carta, anche se di difficile attuazione quando bisognerà comunicare eventuali provvedimenti cautelari per vicende di rilevanza pubblica ma senza fare cenno a nomi e a circostanze specifiche. Quanto basta a sollevare - da parte dei cronisti - non poca perplessità a proposito della gestione di notizie e aggiornamenti ai siti web.