Blitz, il piano di Gratteri per le conferenze stampa: più tutele per gli indagati

Informazione giudiziaria sobria e a garanzia di tutti. Un flusso di informazioni in grado di dare conto delle indagini su fatti di rilevanza pubblica, ma al riparo da derive all’insegna della spettacolarizzazione. Niente arresti show, immagini di soggetti tradotti all’esterno degli uffici di polizia, ma comunicazione essenziale ispirata a un doppio principio: garantire l’informazione ma anche evitare danni reputazionali in soggetti di volta in volta finiti al vaglio della magistratura. Sono questi i punti salienti dell’ordine di servizio adottato dal procuratore di Napoli Nicola Gratteri e pubblicato lo scorso primo luglio sul sito web della stessa Procura di Napoli. Un documento in cui il capo dei pm partenopei recepisce le direttive della circolare del Csm dello scorso giugno, a proposito di «una corretta comunicazione istituzionale». In sintesi, si parte dalla delibera di Palazzo dei Marescialli, quella del 10 giugno scorso: la comunicazione giudiziaria deve essere «reattiva e in aggiornamento». 

L’analisi

Cosa significa? Che gli uffici di Procura, nel momento in cui danno conto di accuse a carico di soggetti finiti in cella o sotto indagine, hanno poi il dovere di realizzare aggiornamenti, qualora nel corso del procedimento sopraggiungano archiviazioni o assoluzioni. Una delibera che è stata recepita dalla Procura di Napoli, primo ufficio inquirente in Italia a definire un ordine di servizio autonomo in materia di comunicazione giudiziaria all’indomani della circolare del Csm. Un provvedimento che per altro fa leva anche su princìpi che da tempo ispiravano la strategia informativa dei vertici della Procura di Napoli. Dunque, cosa accadrà in occasione di arresti, retate o di indagini di rilevanza pubblica? Probabilmente verranno sviscerate le ipotesi di accusa, verranno forniti dettagli sull’origine dell’inchiesta, ma non saranno forniti nomi e generalità, di fronte all’impossibilità di seguire l’intera traiettoria processuale di tanti indagati. Nello stesso tempo, però, a leggere l’ordine di servizio firmato da Gratteri, non viene revocata la possibilità di chiedere la copia di misure cautelari o di altri provvedimenti ostensibili (in quanto già notificati ai destinatari). Giornalisti o ricercatori potranno avere accesso agli ordini di arresto, salvo nei casi in cui ci sono ancora emergenze investigative da tutelare. 

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Il retroscena

Una materia su cui è previsto un intervento da parte dello stesso procuratore generale Aldo Policastro, che ha convocato per domani - alle ore dodici - una conferenza stampa per la firma di un protocollo tra più uffici inquirenti. Più nello specifico, attorno allo stesso tavolo saranno presenti il pg Policastro, i procuratori di Napoli, di Napoli nord, Nola, Torre Annunziata, Santa Maria Capua Vetere, Avellino, Benevento, la procuratrice per i minorenni, per la firma del protocollo operativo in materia di interpretazione e applicazione della circolare del Csm». In ballo - secondo quanto emerso finora - «l’aggiornamento delle linee guida per l’organizzazione degli uffici giudiziari ai fini di una corretta comunicazione istituzionale». 

Il vertice

Dunque è facile immaginare che, grazie all’intervento del pg Policastro, anche le altre Procure del distretto si adegueranno alle stesse direttive varate da Palazzo dei Marescialli. Si tratta di un passaggio formale destinato comunque a ratificare - almeno nelle linee generali - uno scenario consolidato sul fronte della comunicazione istituzionale. Basta fare riferimento a quanto accaduto in Procura a Napoli, appena martedì sette luglio. Blitz contro i clan casalesi, ipotesi di riciclaggio aggravato dal fine mafioso, accanto al procuratore Gratteri e al procuratore aggiunto Michele Del Prete, anche il capocentro della Dia. Si parla di reati e di ipotesi investigative, ma nessun cenno ai soggetti a cui erano stati sequestrati stabilimenti balneari o aziende usate come possibili schermi o lavatrici di denaro sporco. A margine della conferenza stampa, è toccato poi allo stesso procuratore Gratteri chiarire - a domanda di un giornalista - il suo punto di vista: «Personalmente credo nell’importanza di informare i cittadini. Vorrei che i cittadini fossero a conoscenza delle persone che abitano nel loro quartiere o che frequentano la stessa zona, quando vengono coinvolti in gravi accuse di reato. Ma è ovvio che vanno recepite le direttive del Csm». Era il sette luglio scorso, da sei giorni sul sito istituzionale della Procura c’era un ordine di servizio che chiarisce come comportarsi quando c’è da raccontare un’inchiesta per un fatto rilevanza pubblica.