Bimbo suona il campanello per due ore, la mamma non gli apre: «Avevamo litigato». Condannata per abbandono di minore
È stata condannata in primo grado a un anno e quattro mesi di carcere per abbandono di minore la madre di un bambino di nove anni che, rimasto fuori dall’abitazione senza riuscire a entrare, aveva chiesto aiuto alla polizia. La donna, una 39enne di origine romena, è stata giudicata con rito abbreviato dalla giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Verona, Paola Vacca. La sua avvocata, Alice Chiementin, ha annunciato che la sentenza verrà impugnata e che la difesa ricorrerà in appello.
La vicenda risale al pomeriggio del 15 settembre 2024 ed è tornata all’attenzione con la conclusione del processo di primo grado. La giudice ha accolto l’impostazione dell’accusa, riconoscendo la responsabilità della madre, che durante il procedimento ha negato di aver lasciato il figlio privo di assistenza e ha fornito una diversa ricostruzione dell’accaduto.
La chiamata al 113 e l’intervento della pattuglia
Quel pomeriggio il bambino giocava con altri bambini nell’area esterna del condominio, a Verona, mentre la madre lo osservava dal balcone dell’appartamento. Secondo la ricostruzione della Procura, quando il pomeriggio stava per concludersi, il piccolo avrebbe tentato di tornare a casa, senza però riuscire ad accedervi: avrebbe premuto più volte il campanello, senza ricevere risposta dalla madre.
Per l’accusa, sarebbero trascorse circa due ore fuori casa senza riuscire a entrare prima che il bambino decidesse di rivolgersi alla polizia. Avrebbe quindi chiamato il 113, spiegando agli operatori di trovarsi all’esterno dell’appartamento e di non riuscire a rientrare.
In seguito alla richiesta di aiuto, sul posto è stata inviata una pattuglia della Questura.
Gli agenti hanno ascoltato il bambino e poi contattato l’abitazione attraverso il citofono. Dopo il loro intervento, la madre avrebbe aperto la porta dell’appartamento. Da quell’intervento sono partiti ulteriori accertamenti, al termine dei quali la donna è stata denunciata con l’accusa di aver lasciato il figlio in una situazione di abbandono. La denuncia ha dato origine al procedimento giudiziario concluso con la recente condanna di primo grado.La difesa contesta la durata e la situazione di abbandono
La versione della madre si discosta da quella dell’accusa sia sulla sequenza degli eventi sia sul tempo trascorso dal bambino all’esterno. Attraverso la propria difesa, la donna ha riferito che quel pomeriggio tra lei e il figlio sarebbe nato un diverbio e che il bambino non avrebbe voluto rientrare nonostante i ripetuti richiami. Solo dopo essersi rifiutato di tornare nell’abitazione si sarebbe diretto verso casa.
La 39enne ha sostenuto di aver continuato a controllarlo dal balcone. Secondo la difesa, dunque, il bambino non sarebbe stato completamente solo né impossibilitato a ricevere assistenza. Anche la durata dell’episodio è contestata: per la madre e l’avvocata Chiementin, il figlio sarebbe rimasto fuori circa trenta minuti, non le due ore indicate dall’accusa.
Le ragioni dettagliate per cui la giudice ha riconosciuto la responsabilità della donna saranno conoscibili con il deposito delle motivazioni della sentenza. Paola Vacca dovrà depositarle entro sessanta giorni, indicando le circostanze e gli elementi probatori che hanno portato alla condanna.
Ultimo aggiornamento: mercoledì 7 ottobre 2026, 20:01
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