Bimba sottratta dalla casa famiglia, un video riprende la fuga dei rapitori

«Fate tornare a casa G.»: è l’appello di un’intera comunità per la piccola rom di cinque mesi rapita nella notte tra il 28 e il 29 agosto, in una casa famiglia del Casertano, di cui non si hanno tracce. Come aveva raccontato ieri “Il Mattino”, la neonata viveva nella struttura dalla meta di luglio, dopo essere stata sottratta ai genitori a causa delle condizioni igienico-sanitarie in cui era stata ritrovata dai carabinieri. Sistemata in una culletta tra immondizia e ferraglie, mentre la madre e il padre rovistavano tra i rifiuti in un campo nomadi. 

Caserta, bimba rapita di notte dalla casa famiglia: «Aiutateci a trovarla»

Ma pochi giorni fa l’amara sorpresa per la responsabile della struttura protetta, che se l’è vista portare via nel cuore della notte proprio mentre cercava di farla addormentare. «Sono traumatizzata, è una situazione che mi ha ferita profondamente perché è accaduta nella mia casa e con i miei bambini» spiega la referente. Intanto sulla vicenda, che è stata segnalata alle autorità competenti da Simona Molisso, nota avvocatessa napoletana esperta in diritto di famiglia e tutrice nominata dal Tribunale sia per la bimba che per i suoi quattro fratellini rapiti anch’essi in precedenza e riportati in Romania dove vivono con la nonna secondo il legale dei genitori, indagano gli agenti della questura di Caserta.

IL FATTO

«Sono provata psicologicamente – dice A., responsabile della casa famiglia dove viveva la piccola G., rapita da due sconosciuti all’una e mezza di notte – la bimba era tra le mie braccia e le mie notti le passo a prendermi cura di loro avendo minori così piccoli. Ma quella scena continua a riaffiorarmi nella mente». Tra il 28 e il 29 agosto la donna era nel salone a pianterreno della villetta in cui vive con le due figlie e sei minori ospiti. «Gli altri si erano addormentati – spiega – una delle mie figlie era uscita e l’altra era al piano di sopra con gli altri bambini. Io invece stavo provando a far addormentare G., che quella sera era particolarmente nervosa. Così l’ho messa nel portenfant e l’ho cullata mentre ero seduta sul divano, cantandole una ninna nanna». Poco dopo l’una e mezza la donna si è destata dal leggero sonno («Mi ero appisolata»), quando ha sentito uno scrosciare di passi: «Gli ho urlato: “Chi siete”? Ma loro sono sgattaiolati subito via, passando attraverso una persiana semi aperta (dato che prima avevo fatto uscire il cane, un setter molto buono con i bimbi) e si sono volatilizzati con la piccola». Una versione, quella di A., confermata dalle immagini dell’impianto di videosorveglianza di un vicino, «in cui si vede una coppia di cui uno che scavalca il muretto e l’altra che gli lancia la bambina; poi si sono dileguati con un’abilità da circensi».

LE INDAGINI

Ma come sono riusciti a entrare in casa i due individui che, col volto coperto e in tuta scura, hanno portato via la neonata? «Le telecamere di un vicino hanno ripreso solo quando sono usciti fuggendo – ipotizza la responsabile – e non quando sono entrati, probabilmente perché sono passati attraverso una casa di suore che è quasi disabitata (ogni tanto svolgono qualche iniziativa, ma è vuota) ed è da lì che si possono vedere tutti i nostri movimenti. Credo infatti che per entrare in azione a quell’ora di notte – continua – si siano appostati un bel po’ in giardino per agire al momento opportuno». Dopo il rapimento la referente ha sporto regolare denuncia presso il commissariato di Casal di Principe, Comune non lontano da dove è accaduto l’episodio. Mentre sul caso sta indagando la questura di Caserta. Ieri peraltro c’era stato un attimo di gioia, quando era circolata la notizia del ritrovamento della piccola, «ma si trattava di un’altra minore purtroppo. Tuttavia non perdiamo la speranza e ci affidiamo alle forze dell’ordine che stanno facendo un lavoro straordinario».

LA SICUREZZA

Dopo quanto accaduto non sono mancate le critiche, specie sui social, nei confronti della casa famiglia in cui era ospitata la bimba. Critiche a cui, com’è giusto che sia, A. risponde: «Siamo qui da 23 anni e non si è mai verificato nulla di simile. Non si può parlare senza nemmeno conoscere le norme che regolano una struttura come questa – precisa – anzitutto non è un carcere, ma una normale abitazione che ha un determinato numero di camere e di quadratura. Da noi ci sono sei minori (il numero massimo previsto), di cui una era G.; inoltre nel luogo in cui ci troviamo le villette hanno muretti molto bassi, perché esiste un vincolo paesaggistico». Condizioni che hanno evidentemente facilitato l’accesso dei rapitori. Ecco perché si pone il problema della maggiore sicurezza che dovrebbe essere garantita alle case famiglia: «Come dovrebbe essere tutelato chi vi opera e chi vi è accolto», conclude la responsabile.