Biedermann, i giovani non hanno fiducia nel futuro, se perdono la speranza è la fine - Libri - L'intervista - Ansa.it
NELIO BIEDERMANN, I LÁZÁR (GUANDA, PP 304, EURO 19).
Caso letterario internazionale con il suo romanzo d'esordio, I Lazar (Guanda), il giovane Nelio Bidermann racconta attraverso mezzo secolo le vicende di una famiglia aristocratica ungherese, dalla fine dell'Impero asburgico al 1957, mostrando come ci siano molte connessioni con il presente.
"Le persone oggi sono spaventate, specialmente i giovani. Credo che la generazione dei miei genitori avesse la convinzione che il futuro sarebbe stato migliore di quello vissuto dai loro padri. Le generazioni più giovani non condividono questa stessa fiducia o ottimismo riguardo al futuro eppure penso che se i giovani perdessero la speranza, sarebbe la fine" dice Biedermann all'ANSA.
Cesciuto a Thalwil, sul lago di Zurigo, lo scrittore viene dalla nobiltà ungherese da parte della famiglia paterna, i suoi nonni si sono rifugiati in Svizzera negli anni Cinquanta. Studia Germanistica e Scienze cinematografiche all'Università di Zurigo e i Lázár in parte è ispirato alla sua famiglia. Come mai lei che è così giovane ha preferito raccontare una storia del passato. Forse perché il presente è troppo duro da affrontare o complicato? "Da una parte si potrebbe pensare che è più facile parlare del presente perché ce l'hai davanti agli occhi, lo stai vivendo.
Dall'altro però è più difficile proprio perché ci sei in mezzo.
Magari non lo capisci e non sai che cosa succederà immediatamente dopo e devi fare delle previsioni, devi indovinare. A me è venuto naturale rivolgere lo sguardo al passato che è importante, ha delle conseguenze sulla mia vita attuale". In ogni caso "ci sono tantissimi legami con il presente, questo passato assomiglia moltissimo a quello che sta accadendo oggi. Ci sono parallelismi sorprendenti di cui mi rendevo conto mentre scrivevo. Pensiamo ad esempio all'armata Rossa che si sposta verso occidente e a quello che sta succedendo adesso in Russia e in Ucraina".
"L'identità europea - sottolinea - è difficile da definire.
L'Europa è nata da uno sforzo di unire realtà diverse. Pur essendoci delle similitudini tra i diversi paesi europei, comunque ci sono differenze linguistiche, culturali. Oggi è ancora più difficile perché c'è questa tendenza a ritirarsi all'interno dei propri confini, a pensare solo al proprio paese, alla propria popolazione e quindi se tu ti ripieghi su te stesso è ben difficile riuscire a creare un'identità che vada al di là dei confini del singolo Stato. In questo momento direi che l'identità europea, lo sviluppo, il progresso europeo sono un po' in pericolo" sottolinea lo scrittore.
Ha una grande passione per i classici, da dove nasce? "Mi piace capire perché certi libri siano diventati dei classici e perché abbiano resistito alla prova del tempo. Mi affascina anche il fatto di poter entrare in sintonia con ciò che raccontano, nonostante siano stati scritti tanto tempo fa. È incredibile vedere come, pur cambiando le epoche e gli esseri umani, le tematiche trattate dagli autori siano rimaste le stesse di cui si scrive oggi. Le cose fondamentali non sono cambiate, ed è proprio questo aspetto a esercitare su di me il fascino maggiore" racconta Biedermann che è delicato nei lineamenti, biondo, ma nello stesso tempo trasmette una grande forza.
Due guerre mondiali, i totalitarismi, la morte di Stalin, le rivoluzioni, la persecuzione degli ebrei, Biedermann mostra i grandi eventi della storia però dando sempre più importanza ai personaggi che si muovono dietro le quinte. "Nel mondo nulla accade a caso".
Il bosco e un bambino pallido, quasi un fantasma, diverso dal padre e da tutti gli altri con cui si apre il romanzo "è un personaggio che non si conforma al tempo in cui vive. Mi piacciono gli outsider e mi sono ispirato ai romanzi tedeschi medievali dove la vita interiore non viene mai descritta. Si vede dall'aspetto. I protagonisti buoni hanno i capelli chiari, la pelle bianca" racconta.
Fondamentali per Biedermann i dettagli. "Più si scrive, più si vedono i propri personaggi. Mi viene in mente Tolstoj che diceva più o meno 'dopo cena, una sera, mi è venuta l'immagine di un gomito, era quello di Anna Karenina".
Dell'incredibile successo che stanno avendo I Lazar, "non sognavo neanche lontanamente - spiega - di arrivare qui. Il successo può essere una cosa negativa per uno scrittore, ma anche l'insuccesso è una cosa molto negativa per uno scrittore".
Riproduzione riservata © Copyright ANSA