Berti ricorda i ritiri Inter: guidavo il furgone
Inter News
25 Luglio 2026 · 14:21
L’ex centrocampista nerazzurro ricorda un calcio più familiare
Giulia Andreotti
Un calcio diverso, più semplice e familiare. Nicola Berti, ex centrocampista di Parma, Fiorentina, Inter e Tottenham, ha ripercorso in un’intervista a SportWeek, magazine della Gazzetta dello Sport, i ritiri estivi degli anni Ottanta e Novanta, così lontani dall’organizzazione moderna.
Per Berti, il precampionato rappresentava non solo preparazione atletica, ma soprattutto un’occasione per rafforzare il legame con i compagni. Le settimane trascorse in ritiro si dividevano tra allenamenti intensi, passeggiate, incontri con i tifosi e scherzi nello spogliatoio, in un’atmosfera che oggi sembra appartenere a un’altra epoca. Gli spostamenti verso i campi avvenivano spesso in pullman, le amichevoli si disputavano nei piccoli centri di montagna e i tifosi potevano avvicinarsi con facilità ai giocatori.
“Era tutto più facile, più leggero. Adesso sono blindati e sono diventati di una noia mortale. La sera sceglievo un film in Vhs da guardare con la squadra”, ha spiegato l’ex giocatore nerazzurro. Rispetto ai ritiri moderni, organizzati in strutture riservate con programmi rigorosi e accessi limitati, quelli di un tempo offrivano un rapporto molto più diretto con l’ambiente circostante.
Particolarmente curioso l’aneddoto legato ai ritiri in Trentino con l’Inter di Trapattoni: “Di sera nelle camere, tutte dotate di filodiffusione, mettevamo un film. Era ancora l’epoca delle Vhs ed ero io l’incaricato di pescare tra le videocassette a disposizione nella hall dell’hotel. Il fatto è che ogni volta che la reception mi avvisava di una telefonata arrivata per il sottoscritto, prima di accettarla dicevo di stoppare il film, certe volte sul più bello. E i compagni si incazzavano. Li sentivo urlare, insultarmi, qualcuno veniva a picchiare contro la porta dicendomene di tutti i colori. Ma che dovevo fare, non rispondere al telefono? E d’altra parte, mica avevo voglia di perdermi il finale del film. Quando avevo finito di parlare, richiamavo in portineria e dicevo di far ripartire la cassetta”.
L’ex centrocampista ha poi ricordato altri episodi: “Avevamo due o tre furgoni per spostarci. Uno lo guidavo io, coi compagni che si reggevano ai poggiatesta e ai sedili mentre io mi divertivo a sgasare lungo i pochi chilometri che separavano l’albergo dal campo di allenamento. Poi ricordo i classici gavettoni: io non li facevo, al limite li ho subiti, però col caldo non erano così sgradevoli. All’Inter pure Klinsmann, Matthaus e Brehme ogni tanto si divertivano a lanciare acqua: uno pensa che i tedeschi siano seriosi, tutti d’un pezzo, ma quelli che ho conosciuto io se la spassavano più degli italiani”.
Gli immancabili scherzi tra compagni, dalle secchiate d’acqua ai piccoli dispetti nelle camere, contribuivano a creare quello spirito di gruppo che poi si rifletteva sul campo durante la stagione.
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