Berlusconi, la festa per i 90 anni: i figli danno l’addio a Villa Certosa (già venduta agli sceicchi)

C’è una cifra tonda, 90 anni, e Berlusconi li avrebbe compiuti martedì 29 settembre. C’è un pranzo per l’occasione, e l’hanno organizzato i 5 figli di Silvio addirittura a Villa Certosa, a Porto Rotondo. Proprio alla vigilia dell’ingresso dello sceicco del Qatar che ha acquistato la reggia sarda per 350 milioni. Ed è un saluto al papà questa riunione ma anche un addio alla residenza che lui più amava, palcoscenico di eventi iconici del berlusconismo: le visite di Putin che portava tutta la famiglia, la bandana con Blair, i giri tra i 250 amatissimi cactus e il vivaio sterminato di un parco da mille e una notte (basti vedere il film “Loro” di Sorrentino), le foto rubate di statisti in costume adamitico intorno alla piscina e via così.

Due charter porteranno gli invitati da Roma e da Milano fino ad Olbia. Marta Fascina, con usufrutto perpetuo della villa di Arcore, finalmente non vestirà di nero, da vedova inconsolabile. Non ci saranno le canzoni napoletane di Apicella. E neppure il vulcano eruttante o la pizza Silvio. Ma un menù leggero e una messa. In regia, naturalmente, Marina. E con lei Pier Silvio, Barbara, Eleonora e Luigi.

Tengono molto a questo ricordo che vuole essere affettuoso, com’è ovvio, ma anche istruttivo. Utile a sottolineare quanto la vicenda di un uomo abbia dato alla vicenda nazionale di tutti. Anche di chi non lo conosceva ma lo votava, o di chi non lo votava ma - a differenza di altri - capiva e capisce la dimensione storica del personaggio.

La campagna elettorale

Guai a dimenticare che questo novantesimo cade in piena campagna elettorale. Nella quale il Cavaliere non può esserci perché non c’è più ma, tra la leadership forte di Meloni e una destra-destra arrembante con Vannacci, il bisogno di un “momento berlusconiano” viene avvertito a livello politico e culturale.

Ossia si sente, anche fuori dal partito azzurro, la necessità di riconsiderare ciò che è stato il Cavaliere e quello che ancora può rappresentare: europeismo, tradizione liberale, popolarismo e carisma, creatività ed erasmiana follia.

E quando in uno dei vari libri in uscita in occasione dei 90 anni - quello di Francesco Giro, che è stato vicinissimo al Cavaliere, e lo presenterà Gianni Letta martedì nella sede dell’editore Gangemi a via Giulia e l’introduzione al volume è di Antonio Tajani che sarà collegato da Bruxelles - si insiste sul «Berlusconi umanista», questo il titolo, si prova proprio a rilanciare un mito del ‘900 che oltrepassa, se ben interpretato, il secolo passato. E si inserisce nel lungo fiume della storia che, come diceva Benedetto Croce, appunto uno dei miti di Berlusconi, «è sempre storia contemporanea».

Berlusconi è quello che, come scrive Giro, quando scoppiò il fenomeno del ‘68, e lui aveva trent’anni, non lo rifiutò. Al contrario, volle leggere “La Nausea” di Jean-Paul Sartre e conoscere la sua visione dell’uomo come perenne progetto di cambiamento. Da Pico della Mirandola (il suo “Discorso sulla dignità dell’uomo” per Silvio era una bibbia laica) a Sartre e avanti, e sempre più avanti. Fino al punto da appassionarsi ai social come nuovo spazio dell’umanità in cammino?

È stata tale la curiosità di Berlusconi che la festa organizzata da Forza Italia a Napoli, sempre martedì, alla Mostra d’Oltremare, avrà per protagonisti una gruppo di giovani influencer. Che racconteranno quanto hanno imparato dalla viralità dei messaggi berlusconiani e come quella lezione può coniugarsi con il domani.

E dunque “La seconda giovinezza di Silvio”, tra frame, canzoni, meme, grafiche, storie, s’intitola questo Berlusconi happy birthday. Con al centro la torta di compleanno su cui è poggiata l’immagine famosa del Cavaliere mentre pulisce la sedia di Travaglio, prima di poggiarci le sue terga, nella trasmissione tivvù di Santoro. E ancora, in questo evento organizzato da Fulvio Martusciello e Maurizio Gasparri: il direttore del Mattino, Vincenzo Di Vincenzo, illustrerà il rapporto speciale tra Berlusconi e Napoli.

E nulla vorrà essere nostalgico. Anche se non è facile, in un Paese dove stanno cambiando tutte le coordinate politiche - a cominciare dal ritorno del proporzionale che rappresenta quasi un commiato rispetto alla Seconda Repubblica bipolare e maggioritaria voluta da Berlusconi - riportare al centro della scena un’esperienza politica trentennale che ha segnato in profondità il Paese. Ma questo, come si sa e come diceva Leonardo Sciascia, è un Paese «senza verità e senza memoria». E comunque, altri tre libri su di lui. Ne ha scritto uno la Moratti. Un altro Occhiuto. Un altro ancora Roberto Gasparotti, con Paola Zanca.

Ma occhio all’evento organizzato all’Europarlamento, martedì, da Antonio Tajani, che del partito azzurro ha raccolto il testimone, riattivando una vicenda che pareva crepuscolare. L’iniziativa s’intitola: “Silvio Berlusconi. 90 anni, una storia italiana”.

Il sole in tasca

Ma riecco il pranzo a Villa Certosa dei figli e degli amici. Invitatissimo Letta, ovvio, cioè «lo zio Gianni». Confalonieri pare che suonerà il piano. Marcello Dell’Utri, immancabile. Idem Galliani e Paolo Berlusconi. Nel gruppo, anche Licia Ronzulli e il deputato Matteo Perego di Cremnago, amico fraterno e testimone di nozze di Luigi Berlusconi e ora candidato sindaco forzista a Milano. Martedì ci sarà il sole in Gallura, «ma noi porteremo il nostro - assicura uno degli invitati - e avremo tutti il sole di Silvio in tasca».

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