Berco, Bombani e Petrolchimico. Tutte le crisi industriali del territorio. La situazione e i posti a rischio
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Non solo l’azienda di via Erasmo da Rotterdam, la crisi morde anche realtà tra Copparo, Ostellato e città. Alla Fox si lavora per evitare che il concordato in continuità diventi una fase di transizione verso la chiusura.

Una delle tante manifestazioni di protesta dei lavoratori di Berco. Ora la situazione è in una fase di stallo

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Non c’è una sola crisi industriale a Ferrara. Ce ne sono almeno tre, diverse per storia, dimensioni e prospettive, ma unite da un filo comune: la necessità di difendere occupazione, competenze e presenza produttiva in una fase in cui l’industria europea attraversa una delle stagioni più complicate degli ultimi anni. Coperion, Fox Bompani e Berco sono i dossier più caldi dell’estate ferrarese. Tre partite aperte, finite sui tavoli istituzionali, con la politica chiamata a fare da ponte tra le scelte delle multinazionali, le esigenze dei lavoratori e il futuro dei territori.
La partita più delicata resta quella di Coperion. La comunicazione della volontà di chiudere lo stabilimento ferrarese e avviare la procedura per gli 80 lavoratori ha aperto una vertenza che ha immediatamente coinvolto istituzioni locali e regionali. Il punto centrale della discussione è trovare un’alternativa alla chiusura: dalla ricerca di nuovi investitori alla possibilità di individuare percorsi industriali capaci di salvaguardare un patrimonio di professionalità altamente specializzato.
A Ostellato, invece, il caso Fox Bompani racconta la difficoltà di una storica realtà manifatturiera alle prese con un futuro ancora incerto. L’azienda, simbolo della produzione italiana di elettrodomestici, è entrata in una fase complessa che ha portato Regione, sindacati, amministrazioni comunali e azienda a sedersi allo stesso tavolo per individuare possibili soluzioni. L’assessore regionale al Lavoro Giovanni Paglia ha ribadito la necessità, nel breve periodo, di garantire continuità agli ammortizzatori sociali e di lavorare alla ricerca di prospettive industriali per i lavoratori coinvolti. Una partita che riguarda circa sessanta lavoratori. L’obiettivo dichiarato dalle istituzioni è evitare che il concordato in continuità diventi soltanto una fase di transizione verso la chiusura, trasformandolo invece in un possibile punto di ripartenza.
Più strutturato, ma non meno complesso, il percorso di Berco a Copparo. La storica azienda del gruppo Thyssenkrupp ha attraversato una fase di forte tensione. Qui, però, negli ultimi mesi sono arrivati segnali differenti rispetto ad altre vertenze. Il tavolo convocato al Mimit ha certificato l’avanzamento del piano di risanamento, con investimenti annunciati, crescita della produzione e il superamento del ricorso agli ammortizzatori sociali. Resta la necessità di consolidare il rilancio e garantire stabilità nel medio periodo. Il prossimo passaggio resta quello del monitoraggio del piano industriale e della capacità dell’azienda di tradurre gli investimenti in prospettive durature, probabilmente abbracciando anche il comparto della Difesa.
Parzialmente diverso il quadro del Petrolchimico. Il polo vive una fase di trasformazione e di attesa, condizionata dalle dinamiche del settore energetico e dalla complessità dei mercati internazionali. Da Versalis non sono ancora usciti i lavoratori coinvolti nello scivolo concordato nei mesi scorsi (anche se Eni a livello nazionale ha aperto la possibilità di scivoli pensionistici ulteriori fino a sette anni prima dell’età prevista), mentre altre aziende stanno attraversando normali fasi di fermata programmata. Yara è impegnata nelle manutenzioni, mentre Taropol è in fase di stop stagionale tipico delle aziende trasformatrici. Il quadro complessivo, quindi, è quello di un territorio che non è davanti a un’unica emergenza, ma a una fase di profonda trasformazione industriale. La speranza degli operatori è che tra la fine dell’anno e l’inizio del 2027 possa arrivare una ripresa dei mercati, con prospettive migliori rispetto all’ultimo periodo. Ma molto dipenderà dagli equilibri internazionali.
Federico Di Bisceglie
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