Benzina, il governo sprona i petrolieri: «Seguano l’esempio di Eni»

Il conto al ditributore corre. Ieri, in città, un litro di benzina era a 2,158 euro. Il giorno prima era a 2,154 euro. Per chi guida un auto a diesel il conto è stato anche più salato. Ieri andare a fare il pieno è arrivato a costare 2,357 euro al litro. Il primo giorno del dimezzamento dello sconto sulle accise, ridotto ormai a 6,1 centesimi, si fa sentire. Sia nei centri urbani e ancora di più in autostrada, dove per fare rifornimento si arriva a pagare anche 2,439 euro a litro. Nel mezzo del weekend, la corsa dei prezzi al distributore non tiene però ancora conto del tetto annunciato da Eni venerdì scorso e che sarà in vigore da domani.

Per i prossimi trenta giorni, forse addirittura fino a tutto dicembre, il Cane a sei zampe praticherà uno sconto di 17 centesimi rispetto ai livelli medi. In cifre vorrà dire che il gasolio non andrà sopra i 2,19 euro e la benzina non supererà il limite di 1,99 euro, sotto la soglia psicologica dei 2 euro.

Il commento

«Mi auguro che altre compagnie seguano Eni. Ha vinto la linea che avevo suggerito, non tasse, ma coinvolgimento», ha commentato ieri il ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, «La scelta di mettere un tetto al prezzo dell'energia è la scelta più giusta e dimostra che con il dialogo e con il coinvolgimento si ottiene molto di più che con una visione dirigista e statalista».

Dall'inizio della crisi nello stretto di Hormuz il governo ha già speso circa 2,8 miliardi per tamponare e calmierare il costo del carburante. Nonostante gli sforzi e le risorse messe a disposizione il contatore ha continuato a salire, drenando coperture. L'esecutivo ha quindi cambiato strategia e ha deciso di venire incontro alle richieste degli autobolisti sospendendo per il prossimo anno il pagamento del bollo su auto e moto. Eni ha dato un ulteriore aiuto. Salutato con favore da tutte le forze di maggioranza e ora preso a modello per eventuali future richieste di sostegno ad altri settori produttivi.

La sollecitazione di Tajani, che ha voluto sottolineare il metodo con cui si è arrivati al risultato, è una risposta indiretta ai colleghi di schieramento della Lega che, anche loro con un plauso all'iniziativa del Cane a sei zampe, hanno colto l'occasione per tornare in pressing su un possibile contributo «ancora più rilevante» per la prossima manovra di bilancio, da chiedere alle grandi banche.

I concorrenti di Eni non commentano la mossa della partecipata. I precedenti non mancano guardanto ad altri Paesi. In Francia è stata TotalEnergies ad assumere una iniziativa simile, partendo già in primavera e poi continuando con proroghe nel corso della caro-carburanti che sta segnando l'Europa dallo scoppio del conflitto in Iran.

I concorrenti non si sono però mossi di conseguenza. Nella penisola, invece, il gruppo, che Oltralpe lavora come un operatore integrato, non ha tuttavia una propria rete di distribuzione.

Intanto domani, come anticipato da Staffetta Quotidiana, giornale specializzato sulle tematiche dell'energia, Assopetroli-Assoenergia ha in agenda un Comitato di presidenza convocato d'urgenza e chiamato a valutare «l'impatto dell'iniziativa sugli equilibri concorrenziali del mercato e in particolare degli effetti su tutte le aziende associate sia del comparto rete sia dell'extrarete».

Qualche preoccupazione aleggia anche tra i gestori degli impianti di distribuzione e in particolare tra chi gestisce stazioni senza logo.

Il timore è che una parte del settore, meno attrezzata, non riesca a gestire uno sconto spontaneo, anche se pensato come misure di solievo per i consumatori.

Il settore della distribuzione, sottolinea la Figisc, la federazione dei gestori degli impianti di benzina aderente a Confcommercio, «è pur sempre un settore economico che deve reggere». Dal canto suo, invece il governo, dopo la mossa di Eni, prova a sollecitare un analogo intervento anche da altre compagnie. Tuttavia al momento, secondo quanto risulta, non sono arrivate indicazioni al riguardo.

L'incontro

In parallelo i ministeri delle Imprese e della Sicurezza energetica stanno lavorando per intavolare un dialogo con gli operatori della raffinazione. L'appuntamento è stato fissato per giovedì 8 ottobre a Palazzo Piacentini.

L'auspicio è capire se e come le raffinerie della penisola possono aumentare la produzione, così da mitigare gli effetti dell'attuale scenario internazionale sull'approvvigionamento del Paese e, di conseguenza, sui prezzi che gli automobilisti si trovano a pagare ogni volta che devono fare il pieno.

Le misure per dare solievo a cittadini e imprese, d'altronde, stanno per terminare. Lo sconto governativo sul gasolio durerà infatti fino al 5 ottobre prossimo. E finora si è sempre parlato di futuri interventi mirati, a favore dei settori più esposti al caro-carburante e delle famiglie più fragili, mettendo un freno, ad aiuti generalizzati sul modello del taglio delle accise, di cui hanno beneficiato tutti, indipendentemente dalla loro situazione economica.

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