Non solo Valle Castellana: ecco distributori della Benzina del sindaco

Introduzione

Il borgo in provincia di Teramo che vende carburante quasi a prezzo di costo ha fatto notizia, ma non è un caso isolato. In diversi piccoli Comuni, soprattutto tra Marche, Molise, Lombardia e Piemonte, è l'amministrazione a gestire l'unica pompa di benzina rimasta. Un modello che nasce dove il privato se ne va e il servizio rischia di sparire, ma che resta raro perché deve fare i conti con le regole della concorrenza. Ecco dove funziona già e dove sta per partire.

Sceglici su:

Quello che devi sapere

Valle Castellana, il caso che ha fatto scuola

Valle Castellana, borgo montano di circa 800 abitanti in provincia di Teramo, è diventato il simbolo di questa formula. Quando l'unico distributore privato del paese stava per chiudere perché poco redditizio, il Comune ha deciso di rilevarlo e gestirlo direttamente, per non lasciare isolata la comunità. Del funzionamento di quell'impianto e dei prezzi applicati abbiamo parlato in un articolo dedicato.

LEGGI ANCHE: Comune "nazionalizza" distributore e sconta il pieno: "benzina del sindaco" è un successo

Perché un Comune può comprarsi un distributore

Il punto di partenza è quello che gli economisti chiamano fallimento di mercato: in un piccolo centro il servizio non rende abbastanza, il gestore privato rinuncia e nessun altro si fa avanti. In quel vuoto l'ente locale può subentrare, qualificando la pompa di benzina come infrastruttura di servizio pubblico essenziale, indispensabile per la popolazione e per i mezzi di soccorso. Il carburante viene acquistato dai grossisti e rivenduto ai cittadini con un margine minimo, quel tanto che basta a coprire costi e manutenzione: l'obiettivo non è fare cassa, ma tenere aperto il servizio.

pubblicità

Perché non è affatto semplice

La regola generale, in Italia come in Europa, vieta al soggetto pubblico di entrare in un mercato dove operano le imprese private: sarebbe una distorsione della libera concorrenza. La deroga scatta solo a condizioni precise. Il distributore deve essere l'unico sul territorio comunale e nessun privato deve più volerlo gestire: solo così viene meno il rischio di danneggiare concorrenti e l'intervento pubblico si giustifica come tutela di un servizio essenziale. A questo si aggiunge tutto l'iter amministrativo (acquisizione dell'impianto, autorizzazioni, gestione degli approvvigionamenti) che rende l'operazione tutt'altro che immediata. È questo insieme di vincoli a spiegare perché i casi in Italia restino pochi.

Force (Marche)

A Force, in provincia di Ascoli Piceno, nelle Marche, il distributore comunale è operativo dal 2016 ed è tra i più consolidati. La gestione è affidata direttamente ai dipendenti del Comune, che applicano un ricarico contenuto sul prezzo di acquisto. Una soluzione che ha permesso di mantenere il servizio in un territorio dove altrimenti sarebbe stato difficile trovare un gestore privato.

pubblicità

Montedinove (Marche)

Sempre nell'Ascolano, Montedinove è stato tra i primi in Italia a percorrere questa strada: l'impianto, con tutti i servizi annessi, è stato inaugurato nel 2014. Oggi la gestione è affidata a una società partecipata dal Comune, una formula leggermente diversa da quella di Force ma con lo stesso obiettivo di garantire la disponibilità di carburante in un piccolo centro.

Penna San Giovanni (Marche)

A Penna San Giovanni, in provincia di Macerata, l'impianto comunale è attivo dal 2023 e affianca alla pompa anche un autolavaggio. L'investimento è stato sostenuto in parte con un prestito della Cassa Depositi e Prestiti. Tra le particolarità, sono previsti sconti aggiuntivi per le famiglie in difficoltà economica.

pubblicità

Petrella Tifernina (Molise)

In Molise, a Petrella Tifernina, in provincia di Campobasso, l'impianto è indicato ufficialmente come "comunale" e opera da anni lungo il corso principale del paese. Un altro esempio di come la gestione pubblica del carburante non sia una novità recente, ma una risposta già sperimentata in diverse aree interne.

Costa Valle Imagna (Lombardia)

Spostandosi al Nord, a Costa Valle Imagna, in provincia di Bergamo, in Lombardia, il Comune gestisce il distributore dal 2017 circa, subentrato dopo l'abbandono del privato. La dinamica è la stessa dei borghi appenninici: dove il mercato non regge, è l'amministrazione a farsi carico del servizio.

pubblicità

Premia (Piemonte)

In Piemonte, a Premia, nel Verbano-Cusio-Ossola, l'impianto comunale è attivo da anni ed è citato tra gli esempi più stabili di questa formula. Un caso che conferma come il fenomeno interessi soprattutto le zone montane e le aree interne, dove le distanze rendono il distributore un presidio difficile da sostituire.

I distributori in arrivo

Il modello si sta allargando e diversi Comuni hanno progetti in corso. A Castignano, nell'Ascolano, l'impianto è stato acquistato a fine 2025 con un investimento di circa 160mila euro e l'inaugurazione è attesa entro ottobre 2026, con la ricarica elettrica prevista. Sempre in provincia di Ascoli Piceno, a Ripatransone è in cantiere un nuovo distributore in località Fonte Abeceto, con un investimento intorno ai 408mila euro e anch'esso dotato di colonnine elettriche. Tra i prossimi casi viene citato anche Bocchigliero, in provincia di Cosenza, in Calabria.

pubblicità

Un modello che si allarga

Il filo comune di tutte queste esperienze è duplice: prezzi alla pompa più convenienti rispetto alla media, perché il Comune non deve generare profitti, e la volontà di non lasciare senza servizio le comunità più isolate. Con un effetto collaterale sempre più visibile: dove il carburante costa meno, iniziano ad arrivare automobilisti anche da fuori Comune, trasformando quella che era una scelta di sopravvivenza in un piccolo richiamo per il territorio.

pubblicità