Bella Freud porta i designer in terapia con il podcast Fashion Neurosis
Provocare crisi esistenziali, lacrime — di gioia e di dolore — e rivelazioni da parte di alcune delle più grandi star del mondo non era certo nelle intenzioni di Bella Freud. Eppure la stilista britannica, oggi anche podcaster, ha trovato la formula per far aprire persino gli interlocutori più riservati: una domanda all'apparenza innocua. “Puoi dirmi che cosa indossi e perché hai scelto proprio questi vestiti?”
“Ho iniziato il podcast con questa domanda perché pensavo potesse mettere le persone a proprio agio, ma in realtà non la trovo affatto rilassante”, racconta Freud ridendo, mentre si accomoda su un morbido divano di velluto nel suo negozio londinese. L'ambiente è caldo e accogliente, con luci soffuse, cuscini decorati con uno dei suoi slogan più celebri, “1970”, e un tappeto animalier. “Perché ho scelto proprio questo? Che cosa mi sta succedendo? Che cosa sto pensando?”
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Per Bella Freud la moda è un modo per raccontare chi siamo
Dal 2024, grazie al podcast Fashion Neurosis, quella semplice domanda riesce ad aggirare le risposte preparate dagli uffici stampa e ad aprire la porta a storie personali che normalmente emergerebbero solo durante una seduta di terapia. È così che Freud ha ottenuto confessioni sorprendenti da ospiti come Jonathan Anderson, direttore creativo di Dior, Alexa Chung, Lorde e Julianne Moore. In meno di un anno il programma è stato acquisito dal network podcast di Vox Media, tra i più importanti degli Stati Uniti, entrando in un catalogo che comprende anche Kara Swisher e Megan Rapinoe. È questa, secondo molti, la magia di Bella Freud. Per lei, invece, è semplicemente la magia della moda.
Jonathan Anderson sul lettino di Fashion Neurosis.
Freud rifiuta il luogo comune secondo cui lo stile sarebbe un meccanismo di difesa. “Non considero gli abiti un'armatura. Voglio che siano un modo per iniziare una conversazione”, spiega. “Un buon guardaroba raggiunge quel delicato equilibrio in cui chi lo indossa si sente abbastanza protetto da potersi aprire ed essere pronto al dialogo.”
Durante la nostra conversazione, una T-shirt dei Nine Inch Nails di 39 anni (la mia) e un paio di stivali bianchi in vernice Alaïa (i suoi) danno vita a una lunga discussione sulla musica che si sente con tutto il corpo e su Apocalypse Now di Francis Ford Coppola.
Questo approccio narrativo riflette anche il marchio omonimo che Freud ha fondato nel 1990. Le sue creazioni diventate di culto — come i maglioni con la scritta “Ginsberg Is God” oppure il provocatorio “Hello C--y” — portano con sé riferimenti culturali, storie e comunità.
“Puoi indossare qualcosa quando non hai le parole per esprimere quello che provi”, racconta. “A volte un'emozione è così intensa che non riesci a parlarne. Però puoi trovare un capo che riesca a condensarla in una parola o in un simbolo. E qualche volta ti piace semplicemente il suono di una parola, come 'Sweet' oppure 'C--y'”, aggiunge ridendo.
Julianne Moore ospite del podcast.
Nonostante il tono spesso ironico del suo lavoro, il podcast raggiunge frequentemente livelli di grande profondità, assumendo i contorni di una vera seduta terapeutica. Rick Owens ha raccontato il difficile rapporto con il padre autoritario, mentre Richard E. Grant ha ricordato il trauma di quando suo padre gli sparò.
Come riesce Bella Freud a creare un'intimità così immediata? Secondo lei c'entra anche la postura stessa della psicoanalisi, un elemento che affonda le radici nella sua storia familiare: Freud è infatti pronipote di Sigmund Freud.
Gli ospiti vengono invitati a sdraiarsi su un divano nella sua casa, mentre una telecamera li riprende dall'alto.
“Ho avuto una splendida conversazione con Esther Perel. Le ho chiesto perché avesse accettato di partecipare e mi ha risposto che non aveva mai fatto psicoanalisi da sdraiata. Ha notato che era come parlare con sé stessa.”
C'è poi un altro elemento fondamentale: il podcast viene registrato e filmato nella casa di Freud, uno spazio tanto accogliente quanto il suo negozio. Invitando gli ospiti nel proprio ambiente domestico — “un po' come i vampiri, che devono essere invitati a entrare”, scherza — crea le condizioni perché possano raccontarsi con naturalezza.
“La mia vita fa parte dello sfondo. Anch'io sono coinvolta nella conversazione e voglio che ci sia sempre uno scambio.”
Alla domanda su chi siano oggi i più grandi narratori della moda, Freud cita John Galliano e Pieter Mulier, direttore creativo di Alaïa e autore proprio degli stivali che indossa durante il nostro incontro. Menziona anche Rosalía, per il ruolo centrale che l'abbigliamento occupa nel suo universo creativo.
La capacità di affascinare di Bella Freud, però, non è da meno. Ne è una dimostrazione il fatto che Jonathan Anderson abbia scelto di precedere la sfilata autunno/inverno 2026 con una conversazione insieme a lei, trasmessa ai 47 milioni di follower del marchio su Instagram.
Nel mondo di Bella Freud, in fondo, le storie migliori non cominciano chiedendo chi indossi, ma perché hai scelto proprio quegli abiti.

