Beko Europe, fumata nera a Roma: «Zero garanzie sugli investimenti». La sindaca Ghergo e i sindacati sulle barricate: «Bisogna aprire l’unità di crisi»

FABRIANO Beko, fumata nera al Mimit: «Nessuna garanzia sugli investimenti. Bisogna aprire l’unità di crisi». Ieri mattina si è svolto il vertice con il ministro Urso, azienda, sindacati e istituzioni. Non è emersa nessuna garanzia concreta sul rispetto dell’accordo ministeriale del 14 aprile 2025 e ancora troppe incognite sul futuro degli stabilimenti italiani. Nello stabilimento di Melano si rischia di perdere un 13% sul budget a fine anno. È il bilancio, non molto rassicurante, dell’incontro sulla crisi Beko convocato al Ministero delle Imprese.

Le posizioni

A lanciare l’allarme è la sindaca di Fabriano, Daniela Ghergo, presente al Mimit, che definisce l’incontro «sostanzialmente un nulla di fatto». Particolarmente preoccupante la situazione dello stabilimento di Melano: dei 62 milioni di euro di investimenti previsti, secondo quanto riferito dalla sindaca, «soltanto 14 milioni sarebbero stati effettivamente oggetto di nuovi investimenti. Si tratta di una palese violazione dell’accordo da parte dell’azienda, mentre i lavoratori stanno pagando il prezzo più alto» sottolinea Ghergo. La multinazionale difende il percorso intrapreso. «Il piano industriale sta procedendo, anche se lo scenario di mercato e la concorrenza asiatica sempre più estrema sta mettendo a dura prova tutta la nostra filiera europea. Siamo consapevoli – riferiscono fonti aziendali - che su alcune attività non ci troviamo ancora al punto previsto dal piano iniziale, ma siamo impegnati a garantire la continuità produttiva. L’Europa rappresenta oltre il 50% del nostro fatturato globale, il nostro obiettivo prioritario rimane quello di recuperare piena competitività e completare il percorso di rilancio in costante e trasparente dialogo».

In trincea

Durissimi i sindacati. Al tavolo è stata denunciata una progressiva riduzione dei volumi produttivi, il rinvio di investimenti e nuovi prodotti e il crescente ricorso alla cassa integrazione. A Cassinetta preoccupa il calo della produzione. Volumi inferiori ai target segnalati anche a Melano e Comunanza. Criticità riguardano inoltre gli uffici, con personale ancora in cassa nonostante le numerose uscite volontarie incentivate. Non sono garantite con un normale turnover, poi, le posizioni strategiche delle divisioni ricerca/sviluppo, qualità e commerciale. Fim, Fiom e Uilm chiedono al Governo di intervenire direttamente sulla proprietà turca e di far rispettare gli impegni assunti, oltre a una politica di sostegno per l’intero settore. Secondo i sindacati, «Beko non solo sta rinviando gli investimenti di prodotto, ma sta privilegiando, con una strategia commerciale scellerata, le produzioni a basso costo a danno di quelle italiane».

Territorio in affanno

Per Fabriano la questione va oltre Beko. «Non possiamo più permetterci che le diverse crisi industriali – Beko, Electrolux, Whirlpool – non siano affrontate in un unico contesto», afferma Ghergo, annunciando la richiesta di una vera e propria unità di crisi con tutte le istituzioni. «In gioco nel nostro distretto ci sono centinaia di posti di lavoro che rischiano di essere cancellati e mai più recuperati». Il tavolo resta aperto.