Bari, l'incubo spaccate travolge i commercianti: un'attività su cinque ha già subito un'intrusione
A Bari più di un negozio su cinque, il 22 per cento, dichiara di aver già subito un'intrusione con spaccata della vetrina o della serranda. Tra gli imprenditori colpiti, il 31,7 per cento è stato bersagliato due o più volte. E il timore che la propria attività possa essere bersaglio di tentativi di furti attraverso la forzatura dei propri locali è provato dal 44 per cento degli esercenti. Ciò accade nonostante la media nazionale veda il 34,8 per cento di esercizi colpiti e il timore di esserlo raggiunge il 49,9 per cento (la metà del totale). L'incubo delle spaccate domina quindi i pensieri dei commercianti del capoluogo pugliese. A fare emergere ildato è l'indagine di Confcommercio sul fenomeno delle spaccate, condotta da Format Research tra agosto e settembre 2026 su un campione di 200 attività commerciali e pubblici esercizi.
Il rischio di subire questo genere di furti si concretizza soprattutto a serrande abbassate: nel 77,8 per cento dei casi infatti gli episodi avvengono durante la chiusura.
La paura
Così questa paura costante altera la serenità aziendale. Se infatti il 44 per cento degli esercenti teme di subire una spaccata nei prossimi mesi, il 35,9% rileva come i furti con danneggiamento costituiscano il reato predatorio in maggior aumento rispetto al 2025. Il 27,9% delle imprese si sente esposto al rischio criminale e il 41,8% è a conoscenza di episodi ai danni di colleghi di zona. Sebbene questi dati risultino inferiori alle medie nazionali la pressione sugli operatori resta elevata. Le preoccupazioni principali riguardano i furti (35,0%) e gli atti vandalici (21,8%).
L'incalzare delle spaccate è strettamente correlato alla vivibilità di quartiere, con un peggioramento segnalato dal 30,8% delle imprese rispetto al periodo pre-Covid. Le cause principali individuate dai commercianti sono la microcriminalità (48,9%), il vandalismo (37,4%), l'illuminazione pubblica insufficiente (37,1%) e il degrado urbano complessivo (36,8%).
Le baby gang
Aumenta anche l'ansia per le baby gang, temute dal 46,5% delle imprese, mentre il 36,6% esprime forte preoccupazione per i fenomeni di mala movida, con particolare timore per gli atti vandalici e le spaccate (33,8%), il degrado dell'area circostante (26,4%) e la percezione d'insicurezza della clientela (25,5%).
Di qui anche l'aumento degli investimenti per le contromisure. Per proteggere le proprie attività e prevenire i furti, il 21,5% degli imprenditori di Bari ha dovuto affrontare investimenti extra dedicati alla sicurezza (l'11,6% con spese di portata significativa). In media, ogni impresa che ha deciso di proteggersi ha sborsato 3.096 euro in interventi straordinari. Le risorse vengono destinate prioritariamente alla videosorveglianza (68,6%), al rafforzamento di serrande e porte blindate (20,1%), alla posa di vetri antisfondamento (15,7%) e alla vigilanza privata (10,0%) . Sul fronte dei risarcimenti e delle tutele, il 79,0% delle attività possiede una polizza assicurativa contro i danni da spaccata.
La risposta della categoria è compatta: il 98,8% chiede allo Stato bonus e agevolazioni fiscali per chi investe in sicurezza, il 98,0% reputa indispensabile potenziare le protezioni private dei locali e il 98,9% invoca presidi fissi di polizia di quartiere. Tra le soluzioni territoriali ritenute più efficaci figurano le telecamere di videosorveglianza (52,8%) e la presenza visibile delle forze dell'ordine (51,4%).
I commercianti
A dar voce ai commercianti è Vito D'Ingeo, presidente di Confcommercio Bari-Bat e Confcommercio Puglia: «La sicurezza delle attività commerciali non può essere considerata una questione che riguarda esclusivamente i singoli imprenditori. È una condizione essenziale per tutelare il lavoro, garantire la continuità delle attività economiche e preservare la vitalità dei quartieri».
D'Ingeo sottolinea l'impatto dei raid: «Quando un negozio subisce una spaccata, il danno non si limita alla vetrina o alla merce: coinvolge l’impresa, i suoi collaboratori e la percezione di sicurezza di chi vive e frequenta quella zona. Per questo è necessario rafforzare la collaborazione tra istituzioni, forze dell’ordine e rappresentanze economiche, puntando sulla prevenzione, su una presenza efficace sul territorio e sull’impiego di tecnologie adeguate. Allo stesso tempo, occorre sostenere le imprese che investono nella protezione dei propri locali attraverso strumenti di agevolazione che rendano questi interventi più accessibili».
«La sicurezza deve essere parte integrante delle politiche per la vivibilità urbana: presidio del territorio, illuminazione, cura degli spazi pubblici e sostegno al commercio di vicinato sono dimensioni che devono procedere insieme. Difendere le attività economiche significa contribuirne a mantenere vivi i quartieri e più solide le comunità», conclude D'Ingeo.