Bandito incastrato dal Dna. Rapinatori messi in fuga dalla moglie del gioielliere

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Un 27enne riminese in manette per il tentato colpo all’oreficeria Monti nel giugno 2025. La donna si era scagliata sul malvivente armato di pistola ferendolo con una pinzetta.

Un 27enne riminese in manette per il tentato colpo all’oreficeria Monti nel giugno 2025. La donna si era scagliata sul malvivente armato di pistola ferendolo con una pinzetta.

Un 27enne riminese in manette per il tentato colpo all’oreficeria Monti nel giugno 2025. La donna si era scagliata sul malvivente armato di pistola ferendolo con una pinzetta.

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Era entrato nell’oreficeria Monti di via dei Cavalieri, nel centro storico di Rimini, con una pistola in mano, insieme ad altri due uomini, tutti con il volto coperto. Il piano, secondo gli inquirenti, era semplice: tenere sotto controllo i titolari e mettere le mani sui preziosi. Ma qualcosa va storto. Il titolare Ernestino Monti e la moglie reagiscono e nasce una colluttazione. La donna afferra una pinzetta metallica appuntita e colpisce più volte il rapinatore armato, ferendolo. Il colpo salta e i tre sono costretti a scappare senza bottino. Ma durante quei pochi minuti lasciano dietro di loro tracce che, a distanza di mesi, diventano decisive. Proprio sulla pinzetta utilizzata dalla donna per difendersi, gli specialisti del Ris di Parma riescono a isolare un profilo genetico maschile. Il successivo confronto porta a un 27enne italiano, nato e residente a Rimini. E non è l’unico elemento. Durante la stessa colluttazione il bandito perde anche un paio di occhiali a specchio: su una lente viene trovata un’impronta palmare che gli accertamenti attribuiscono alla mano destra dello stesso giovane. Dna sulla pinzetta, impronta sugli occhiali e immagini delle telecamere finiscono così, secondo l’accusa, per puntare nella stessa direzione.

Per la tentata rapina del 16 giugno 2025, a oltre un anno di distanza, il 27enne è ora finito in carcere. Il provvedimento è stato firmato dal gip del Tribunale di Rimini Raffaella Ceccarelli, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Davide Ercolani al termine delle indagini condotte dai carabinieri della sezione operativa del Nor della compagnia di Rimini e dagli agenti della squadra mobile. Al giovane vengono contestati il concorso nella tentata rapina aggravata e il porto illegale del revolver utilizzato durante il colpo. Uno dei complici – un 21enne di origine campana – era già stato fermato dagli investigatori a distanza di pochi giorni dal blitz e accusa di una lunga serie di crimine. Le ricerche del terzo uomo, invece, continuano.

Tutto succede poco dopo le 10 del mattino. Nella gioielleria ci sono il titolare Ernestino Monti e sua moglie quando alla porta si presenta un giovane che chiede di entrare. Gli viene aperto e, secondo la ricostruzione investigativa, è a quel punto che fanno irruzione gli altri due complici, entrambi travisati. Uno dei due è più robusto, porta gli occhiali a specchio e impugna un revolver. Va dritto verso il gioielliere, gli punta contro l’arma, lo afferra al collo, lo spinge e lo colpisce al mento con la canna della pistola. È lì che accade qualcosa che forse i malviventi non avevano sicuramente previsto. La moglie del gioielliere interviene, prende la pinzetta e colpisce ripetutamente il rapinatore. Nella colluttazione l’uomo rimane ferito e perde gli occhiali. Di fronte alla reazione dei due coniugi, i tre mollano tutto e fuggono senza riuscire a portare via i preziosi. Dentro il negozio restano però diversi reperti. Gli investigatori recuperano un berretto, gli occhiali a specchio, una cartuccia salva-percussore e la pinzetta. Vengono individuate anche tracce di sangue. È su questo materiale che nei mesi successivi si concentrano gli accertamenti. Uno dei riscontri più importanti arriva dagli occhiali. Le immagini mostrano che sono indossati proprio dall’uomo con la pistola e che vengono persi durante lo scontro. Su una lente viene individuata un’impronta palmare utile, attribuita dagli specialisti alla mano destra del 27enne. Il secondo riscontro arriva invece dalla pinzetta con cui il rapinatore era stato colpito: le analisi permettono di isolare un profilo genetico maschile che, secondo l’ordinanza, risulta compatibile con quello del giovane. A questo si aggiunge il confronto tra i filmati della rapina e alcune fotografie più recenti dell’indagato, dal quale emergerebbero compatibilità nella corporatura e nelle caratteristiche generali. Secondo gli investigatori, inoltre, il colpo sarebbe stato preparato in anticipo. Le telecamere mostrerebbero uno dei presunti complici nei pressi della gioielleria già il 7 e il 9 giugno. Per l’accusa sarebbero stati sopralluoghi. Lo stesso uomo sarebbe poi tornato il giorno della rapina, facendosi aprire la porta e permettendo agli altri due di entrare.

Al momento della tentata rapina il 27enne era affidato in prova ai servizi sociali: era stato arrestato il 15 gennaio 2025 in un altro procedimento e il 29 maggio era uscito dal carcere per essere sottoposto alla misura alternativa. Il colpo alla gioielleria risale al 16 giugno, meno di tre settimane dopo.

Lorenzo Muccioli

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