Banda minicar Monteverde, «Iacopini? Gli ho tolto la mano dal manubrio, ha perso l'equilibrio ed è caduto», la confessione (senza pentimento)

«Abbiamo iniziato a girare alle 21.30 fino all'una di notte». La madre di uno dei due ragazzini accusato di essere responsabile dei raid a Monteverde era convinta che il figlio stesse festeggiando il compleanno con degli amici. E invece se ne andava in giro per cercare persone da colpire.

«Sicuramente abbiamo fatto qualcosa, ma erano scherzi», ha aggiunto uno dei due ragazzini di fronte agli inquirenti quando, entrambi, alla fine, senza pentimento sono comunque crollati. «Il 4 ottobre ero con... a bordo della sua minicar, guidava lui. Abbiamo iniziato a girare alle 21 e 30 circa, fino all'una di sera. Ho perso un berretto a Ponte Testaccio, è quello che lei ha sul tavolo in questo momento».

Nella stazione dei carabinieri di San Pietro è ormai notte fonda. I ragazzi sono stati accompagnati in caserma poco dopo le 21 mentre i militari hanno sequestrato l'auto in via Alessandro Volta e i cellulari dei minori. Sul tavolo del pm c'è appunto quel berretto, un cappellino da baseball, resosi poi fondamentale perché quarto elemento di una "catena" investigativa che ha portato a ritenerli responsabili di sei aggressioni anche se loro, i ragazzini, al momento ne hanno nominate soltanto quattro.

«Il 5 ottobre ero sempre in macchina con...» e ci «siamo affiancati a un signore in monopattino: io gli ho tolto la mano dal manubrio, e lì il signore deve essere caduto. Ho letto sul giornale che si chiamava Iacopini Davide. La scarpa l'ho persa non perché gli ho dato un calcio, e poi sono comunque tornato a prenderla: aprivo lo sportello per controllare se il signore era caduto, lì ho perso la scarpa».

Sono ormai le quattro del mattino quando l'interrogatorio viene chiuso. Non è possibile andare oltre considerato che il fascicolo, per l'età dei responsabili, passa alla Procura minorile. Loro, i due ragazzini, tornano a casa.

La voce a Testaccio si è sparsa ore prima che la notizia si diffondesse sui siti d'informazione e sui Tg. In questo rione storico a ridosso del Tevere, dove tutti si conoscono, quella microcar circondata di carabinieri in borghese con i guanti in lattice e caricata poco dopo le 23 di martedì, era già sulla bocca di tutti. E prima ancora che arrivasse una conferma ufficiale "radio Testaccio" già sapeva.

Come spesso accade, tra i residenti c'è chi descrive il 17enne che era alla guida della Aixam Gto, figlio unico di una famiglia per bene, come un ragazzo educato, anche un po' timido. E c'è chi invece ricorda qualche intemperanza del passato. «Mesi fa lanciava gavettoni dal balcone, una mia amica si era lamentata», dice Patrizia, una signora che lavora in via Alessandro Volta, proprio di fronte al portone del 16enne e dei suoi genitori. Inezie, rispetto all'accusa di tentato omicidio in concorso con l'amico minorenne che avrebbe materialmente messo a segno le aggressioni, fra cui quella che ha ridotto in coma Iacopini.

«Il papà è un carabiniere, non lo vediamo quasi mai. Anche la mamma lavora, non hanno altri figli. Negli ultimi due anni era cambiato, si era fatto più cupo», aggiunge la donna. L'altro ragazzo, il 16enne che per gli investigatori sarebbe stato l'autore materiale delle aggressioni, è figlio del rione, di quell'anima popolare che qui ancora si respira.

In piazza Testaccio, dove è nato e cresciuto nella casa dei nonni materni, lo conoscono tutti. È figlio di un'attrice: «Mio figlio non c'entra niente, lo dovete lasciare stare», ripete la donna. Tra i coetanei è molto popolare, tutti lo descrivono più o meno allo stesso modo: «Gli piace essere leader. Diciamo che non si fa problemi a prendere tutti di petto, è uno che si accende facilmente», racconta un ragazzino tra un tiro di pallone e l'altro qui nella piazza che è il punto nevralgico del quartiere. «Gioca molto a fare il duro, il "testaccino" d'altri tempi», spiega un altro ragazzino.

D'altronde questo è uno dei rioni in cui la malavita romana ha ispirato libri, film e serie televisive.

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