Banda minicar, il fratello di uno dei denunciati: «Raid tutti tracciati, così lo abbiamo incastrato»

«Se a mio fratello daranno sei, sette, dodici anni di galera, è giusto che li sconti tutti. Ha fatto una cosa grave, non ci sono scuse. Per cinque notti, dopo che è uscita la notizia dell’attore finito in coma dopo l’aggressione con la minicar, io e mia madre ci siamo scambiati messaggi da una stanza all’altra, a chiederci se per caso c’entrasse qualcosa in questa storia. Eravamo rosi dal dubbio. Poi abbiamo scoperto dall’app sul telefonino dell’amico che guidava la macchinetta che il tracciato corrispondeva alle aggressioni, nelle sere in cui sono state compiute».

A parlare al telefono è Matteo, il fratello del 16enne denunciato per il tentato omicidio di Davide Iacopini, finito in coma su una strada di Monteverde, a Roma, nell’ultimo dei sei raid messi a segno tra il 4 e il 5 ottobre contro passanti, ciclisti e l’attore di 42 anni ancora in prognosi riservata. Dall’altra parte della cornetta c’è anche la mamma del 16enne.

Lei e sua madre avete chiesto a suo fratello se era coinvolto?

«Tutti i giorni. Lui ci diceva che non c’entrava niente. Volevamo credere al fatto che i ragazzi di Testaccio non frequentano Monteverde, che lì ci sono altri giri. Ma il dubbio restava sempre».

Come siete arrivati a scoprire la verità?

«È stata mia madre. Abbiamo appreso la notizia dell’aggressione all’attore giovedì scorso. Lei non ci dormiva la notte. Non sapevamo nemmeno che mio fratello frequentasse ancora il 17enne proprietario della minicar. Non volevamo che si vedessero, mesi fa erano stati sorpresi mentre rubavano oggetti da una macchinetta. Si influenzavano a vicenda, combinavano guai. Dopo cinque giorni mia madre è andata dall’altra mamma e le ha chiesto di sbloccare l’App che monitora gli spostamenti del ragazzo e della minicar. Quando hanno visto che tutto combaciava sono sbiancate. Sono state ore terribili. Poi i carabinieri hanno bussato alla porta. Saremmo andati noi da loro. Mia madre non è una che si tira indietro se i figli sbagliano. Se non ci fosse stata lei io mi sarei perso».

Cosa intende?

«Dieci anni fa, quando avevo l’età di mio fratello, ho commesso piccoli reati, ma avevo preso una brutta strada. È stata lei a denunciarmi e a farmi arrestare. Ho pagato, e ho capito. Oggi lavoro, mi sveglio tutte le notti alle tre per fare i traslochi, ho uno stipendio dignitoso e provvedo alla mia famiglia e a mia figlia. Mia madre si spacca la schiena per portare i soldi a casa, per tirare su mio fratello e per tenere unita questa famiglia, ed è tutto sulle sue spalle».

Avete perso il vostro papà quando suo fratello era un bambino e lei un adolescente.

«Sì, ma non cerchiamo attenuanti. Ognuno in questa casa si deve prendere le sue responsabilità. Però vorrei un’altra cosa su questa vicenda» 

Prego.

«Hanno descritto mio fratello come un duro. L’altro, figlio di un carabiniere, aveva le chiavi della minicar. L’ha messa in moto, ha guidato lui, non una sola volta. Non si è mai opposto. La colpa è di mio fratello, ma al 50 per cento è anche del suo amico. È giusto che paghino entrambi».

Signora, cosa ha detto a suo figlio?

«Che deve rendersi conto fino in fondo di aver fatto una cosa gravissima. Ora piange, nel quartiere tutti sanno che è stato lui. Ci additano, sui social è una gogna continua. Ma è nulla rispetto al dolore che sta affrontando la famiglia dell’attore. Sono una madre, e da madre non faccio altro che pregare che si riprenda».

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