Bambina di due anni aspetta 4 ore in pronto soccorso con il femore rotto. Il papà: «Mia figlia piangeva dal dolore, era stremata. Valutiamo la denuncia»
MONTEBELLUNA Una bambina di soli due anni con un femore rotto ha dovuto attendere quasi quattro ore in pronto soccorso prima di essere visitata. A raccontarlo è direttamente il papà della piccola, che ora è determinato a fare chiarezza su quanto accaduto. La bimba era arrivata nel pronto soccorso dell’ospedale di Montebelluna giovedì sera, verso le 19.25. E qui è rimasta in attesa fino alla 23.03, quando è stata visitata da un medico. Dopodiché è stata sottoposta a una radiografia. Da questa è arrivata la diagnosi definitiva: frattura del femore.
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La vicenda
«Dopo una caduta, mia figlia di 2 anni lamentava forti dolori alla coscia - racconta il papà - abbiamo deciso di portarla in pronto soccorso per un controllo, confidando che, trattandosi di una bambina così piccola, i tempi di attesa sarebbero stati ragionevoli». Le cose si sono rivelate più complicate. «Siamo stati accolti al triage alle 19.25. E qui è stato assegnato un codice bianco - continua - dopo un'ora e mezza ho chiesto se fosse possibile avere un'indicazione sui tempi di attesa, considerando che mia figlia continuava a piangere per il dolore e che la situazione stava diventando difficile da gestire. Mi è stato risposto che non era possibile fornire una tempistica». A fronte di ulteriori insistenze è emerso che era presente un solo medico dedicato ai codici bianchi. Ed era appena rientrato da un'emergenza. «Così è continuata l’odissea - aggiunge il genitore - che si è protratta fino alle 23.03, quando, mentre la bambina, stremata dalla stanchezza, si era addormentata, c'è stata la chiamata per la visita».
Sulla qualità della prestazione sanitaria, va detto, non vengono avanzati dubbi. «Il medico è stato estremamente gentile, disponibile e professionale», sottolinea il papà. Fatta la valutazione clinica, è stata eseguita la radiografia, che ha evidenziato la frattura. La bambina ora è ingessata dal busto fino alla caviglia. Resta però il nodo dei tempi di attesa. «Quanto accaduto merita una riflessione seria sull'organizzazione del servizio - dice il padre della piccola - per questo valuterò la presentazione di una segnalazione formale all'ufficio relazioni con il pubblico e ogni altra iniziativa opportuna, anche legale, per fare chiarezza sull'accaduto».
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Il super-lavoro
L’Usl della Marca, dal canto proprio, spiega che proprio giovedì sera il pronto soccorso di Montebelluna è stato chiamato a un super-lavoro. «Ci dispiace che la bambina abbia dovuto attendere - dicono - la sera del 24 settembre il pronto soccorso ha gestito più emergenze contemporaneamente. Il medico che seguiva i pazienti con codice bianco è stato impegnato in un intervento per 50 minuti. E nel frattempo il medico dell’area rossa si è occupato di tre persone coinvolte in un episodio di violenza (il caso di Cornuda, con un’anziana derubata e il rapinatore fuggito speronando le auto dei carabinieri, ndr) e di un paziente con emorragia cerebrale. Questo ha inciso sui tempi di attesa».
«In generale, il codice di triage viene attribuito in base alla gravità delle condizioni rilevate all’arrivo e al rischio di un loro peggioramento. La diagnosi dopo gli accertamenti non determina, da sola, la priorità iniziale - specificano - nell’ordine di chiamata si tiene conto anche di situazioni particolari, tra cui l’età. La bambina è stata visitata prima di altri pazienti con la stessa priorità, ma le emergenze in corso non hanno consentito di anticipare ulteriormente la visita». Mentre il fast-track pediatrico, cioè la possibilità di un accesso diretto per i piccoli, è attivo ma non riguarda i traumi, che richiedono una valutazione in pronto soccorso e, quando necessario, l’intervento dell’ortopedico.