Baccanale, si alza il sipario . Primo atto al teatro Stignani : "Una cucina senza confini"
La cucina italiana non nasce da una tradizione immobile, né si lascia racchiudere entro confini geografici o politici. È il risultato di secoli di scambi, contaminazioni e incontri, capaci di trasformare ingredienti e saperi arrivati da lontano in qualcosa di riconoscibile e condiviso. Da questa idea che prende le mosse il Baccanale 2026, inaugurato ieri sera al teatro comunale Ebe Stignani, dove si è alzato il sipario sulla rassegna imolese dedicata alla cultura del cibo, in programma fino al 15 novembre. Il tema scelto per questa edizione è ‘Incontri - La cucina italiana senza confini’.
A spiegare il senso del percorso è Massimo Montanari, professore emerito di Storia dell’alimentazione all’Università di Bologna e direttore scientifico del Baccanale. L’edizione di quest’anno si lega al riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’Unesco, ma lo fa mettendo al centro non soltanto ciò che la cucina italiana rappresenta oggi, quanto il processo storico che l’ha portata a diventare quello che è.
"È un modello di cucina che si è costruito nei secoli attraverso l’incontro fra culture – sottolinea Montanari –. La cultura non ama i confini e quindi nemmeno la cucina". Da qui anche una distinzione sulla quale lo storico dell’alimentazione insiste: si parla di cucina italiana, e non semplicemente di cucina d’Italia, perché il riferimento non è a un perimetro politico, ma a una storia culturale fatta di relazioni, scambi e influenze. Un percorso che aiuta a comprendere anche il valore del riconoscimento Unesco: non la celebrazione di una tradizione chiusa in sé stessa, ma di una cultura viva, capace di rinnovarsi attraverso il confronto.
È questo il filo conduttore delle tre settimane del Baccanale, che invita a guardare al cibo non soltanto come nutrimento o espressione identitaria, ma come linguaggio comune tra persone e popoli. Un tema che attraverserà gli appuntamenti della manifestazione, tra divulgazione, cucina, degustazioni e momenti di approfondimento.
A rappresentare visivamente il concetto è l’illustrazione ufficiale firmata da Gianluca Folì. Al centro dell’immagine, tre mani dalle tonalità diverse si intrecciano in un gesto che richiama la convivialità, circondate da ingredienti come olive, agrumi, basilico, pane, formaggio, pomodori e pasta.
La manifestazione coinvolgerà il centro storico e diverse realtà cittadine con un programma che, accanto ai menù a tema nei ristoranti, comprende anche nomi noti della cucina e della divulgazione. Tra gli ospiti annunciati figurano gli chef Igles Corelli e Max Mascia, il pastry chef Tommaso Foglia, la conduttrice Chiara Maci e lo chef televisivo Roberto Valbuzzi. Spazio anche alla letteratura e alla ricerca, con gli incontri che vedranno protagonisti, tra gli altri, Chiara Valerio, Carlo Lucarelli e il neuroscienziato vegetale Stefano Mancuso.
"Il cibo non è soltanto nutrimento o identità, ma è soprattutto il più potente strumento di incontro e di contaminazione tra culture, popoli e tradizioni differenti", sottolinea il sindaco Marco Panieri. "L’assenza di confini non è mancanza di identità, ma la prova che la nostra identità è proprio il frutto di scambio, inclusione e influenza", aggiunge l’assessore alla Cultura, Giacomo Gambi, mentre Pierangelo Raffini, titolare dello Sviluppo economico, mette l’accento sul legame tra la rassegna e il sistema produttivo locale: "Il cibo nasce dal lavoro di chi coltiva, produce, trasforma e accoglie".
Il programma prosegue oggi con il Mercato delle Erbe in piazza Matteotti, aperto dalle 9 alle 19. Alle 11, al teatro Stignani, appuntamento dedicato ai quarant’anni di Slow Food Italia. Fino al 15 novembre, il Baccanale proverà così a raccontare una cucina che custodisce le proprie radici proprio perché non smette di incontrare il mondo.