Baby terroristi in rete, ideavano attentati nelle scuole: «Razze inferiori, sgozziamoli». I legami con il 13enne di Roma che ha accoltellato la prof

Mesi di indagini, profili scandagliati, chat “bucate” nei meandri più profondi del web con azioni sotto copertura: giovedì sono scattate le perquisizioni in mezza Italia, da Udine a Palermo, del Ros dei carabinieri e della Digos nei confronti di 17 giovani, quattordici dei quali minorenni. Anche a Roma. Tutti affiliati, seguaci e sostenitori dei gruppi social “Chat del Nuovo Ordine Europeo” e “Fronte Fascista Italiano”. Luoghi virtuali nei quali si annidava, però, una tanto reale quanto pericolosa propaganda neonazista, suprematista e accelerazionista, con incitamento all’odio contro gli ebrei e ogni altra forma di “diversità”. Fino alla negazione dell’Olocausto. 
Lo stesso ambito nel quale, stando agli investigatori, avrebbero lasciato una traccia gli istigatori del ragazzino di 13 anni che il 18 settembre ha fatto irruzione armato di spray al peperoncino e coltelli da sub nella scuola di Centocelle, colpendo e ferendo la sua prof di storia. Salvata solo dall’intervento di un altro studente. 

I COLTELLI

Durante le perquisizioni dell’altro giorno, infatti, sono stati trovati coltelli da sub e altri vessilli del tutto simili a quelli rinvenuti nel caso dello studente romano e di un altro 14enne fermato prima di agire con le stesse modalità a Lamezia Terme, in Calabria, cinque giorni dopo. Di ieri, poi, la notizia addirittura di un bambino di appena 6 anni entrato a scuola a Trepuzzi, nel Salento, con un coltello, forse per intimidire un compagno. 
La violenza pura è quella a cui si ispirano le chat e i canali Telegram dei baby terroristi. Dietro le quali è ancora un mistero chi si nasconda veramente. Nella chat “FFI Movimento Fronte Fascista Italiano”, il creatore e amministratore era venerato come «il capo supremo», mentre gli altri partecipanti si fregiavano dei vari gradi e ruoli: «Segretario, camicia nera, ss caporal...». Il tutto in un continuo scambio di messaggi e post razzisti, frammezzato dalla condivisione di manuali di addestramento e tecniche di realizzazione delle «azioni dirette». Venivano postati video di massacri ed esecuzioni sommarie inoltrando il manifesto di programma del gruppo suprematista americano “The Base” che punta al collasso delle democrazie, cercando al contempo di reclutare nuovi membri. Infine, come si legge nel decreto di perquisizione, una pioggia di «propositi violenti contro i neri e gli omosessuali». Uno degli adulti scriveva: «Razze inferiori, dei comunisti, la comunità lgbt, gli antifascisti... sgozziamoli uno a uno.. sgozziamo i meticci non puri per beneficio dell’umanità mondiale, per migliorare la qualità della vita.. sfilettiamo le loro gole». E altri incalzavano: «Io spero in un reset di massa», negando il reale numero di morti per l’Olocausto e proponendo un attacco a una Moschea e a una Sinagoga, finanche «in una scuola». 

KU KLUX KLAN

Tra i sette partecipanti al gruppo Telegram «Chat del Nuovo Ordine Europeo” anche due sedicenni romani, di Fonte Nuova e di Ciampino, uno dei quali di origine russa. Qui postavano video, audio, stickers, messaggi e documenti di propaganda della «supremazia bianca». Giulia V., una 28enne di Palermo, tra i membri più attivi, condivideva i manifesti di mass shooter come Breivik, Breton Tarrant e Stephan Balliet che inneggiavano all’uso di sistemi violenti per imporre il predominio del «popolo europeo», contro l’ideologia marxista, il multiculturalismo e l’Islam, fornendo cataloghi, descrizioni e indicazioni sulla fabbricazione di ordigni esplosivi. In questa chat non mancavano documenti e riferimenti al Mein Kampf di Hitler, all’esoterismo nazista e al Ku Klux Klan. Si legge: «Non possiamo più coesistere con i negri. L’esperimento è finito». 
Nel materiale finito al vaglio dei carabinieri del Ros che hanno eseguito quattordici delle 17 perquisizioni, anche immagini e scritti sulla teoria negazionista riferibile al gruppo “Format 18” fondato dal russo Maksim Marcinkevič, altrimenti detto Tesak, ovvero “mannaia”.
E video reali di pestaggi verso stranieri e clochard. Mentre venivano postate le scene dell’aggressione a due giovani di colore, partiva lo slogan: «Unisciti a noi», con tanto di format per l’ammissione. Tutto come fosse normale e senza conseguenze istigare all’odio e alla violenza. 

GAMING

Anche i giochi on line diventavano, secondo la ricostruzione investigativa, uno strumento di propaganda: nelle sessioni di gioco online venivano riprodotte virtualmente scene di violenza e uccisioni di appartenenti a minoranze etniche. Tik Tok era un’altra piattaforma di adescamento. 
Istigazione a delinquere, propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, addestramento ad attività con finalità di terrorismo e aggravante della finalità di terrorismo. Questi i reati contestati ai 17 indagati. Le attività, coordinate dalle procure di Roma (ordinaria e per i minorenni) e di Venezia, hanno interessato diverse regioni italiane. L’operazione è stata eseguita dal Ros dei carabinieri, con il supporto dei Comandi provinciali di Roma, Como, Catanzaro, Bologna, Milano, Reggio Emilia, Benevento, Genova, Udine, Palermo e Trento e degli agenti della Digos di Verona, coordinati dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione e con l'ausilio delle Digos di Napoli, Benevento, Brescia e Trento. Attraverso i telefoni e i device elettronici sequestrati adesso si potrà risalire al secondo livello della rete e ad altri potenziali istigatori alla pura violenza. 

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