Axel Iberti: “Il tartufo porta valore ma il vero tesoro sono le nostre colline”

ALBA. Pronti, zappino, via. Sta iniziando un po’ in tutta Italia la stagione del Tuber Magnatum Pico, il tartufo bianco più pregiato e amato dai buongustai. In Piemonte, la raccolta partirà giovedì e ad Alba, capitale indiscussa del fungo ipogeo, l’attesa è tale che da alcuni anni la Fiera internazionale le dedica, la sera prima, addirittura una festa propiziatoria chiamata «Il Capodanno del Tartufo», con trifolao e cani che sfileranno per la via Maestra e brindisi in piazza Duomo allo scoccare della mezzanotte. D’altra parte, la filiera del tartufo non è affatto secondaria: se i cercatori in Piemonte sono oltre 4 mila, nel complesso gli addetti che gravitano nel settore sono più di 11 mila, mentre per il solo mercato del tartufo tra ottobre e novembre si stima un fatturato di circa 250 milioni di euro.

Axel Iberti, presidente dell’Ente Fiera internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, che stagione sarà?

«Difficile dirlo adesso. Ai tartufi bianchi non importa nulla del calendario ufficiale. Quel che conta è il terreno e le condizioni climatiche, che devono essere favorevoli. Se a fine settembre sembra ancora di essere ad agosto e le piogge autunnali tardano ad arrivare, dopo un’estate lunga e rovente, è chiaro che occorre pazienza. Ma siamo fiduciosi, è ancora troppo presto per parlarne. Lasciamo che il mistero della natura faccia il suo corso. Il periodo di cerca e cavatura proseguirà fino al 31 gennaio 2027, c’è tutto il tempo per ottenere soddisfazioni».

Il 9 ottobre inaugurerete la Fiera internazionale, giunta alla 96ma edizione. Quali sono le novità?

«Quest’anno abbiamo scelto il tema “Autentiche Relazioni”. È la naturale evoluzione del percorso che abbiamo sviluppato negli ultimi anni, ma anche una nuova chiave di lettura».

Con quale orizzonte?

«La Fiera esiste da quasi un secolo perché ha saputo costruire legami duraturi: con il territorio, con le istituzioni, con i trifolao, con le imprese, con il mondo. Il tartufo è un prodotto straordinario proprio perché nasce da un equilibrio delicato tra uomo e natura, e oggi può diventare anche un simbolo di dialogo, collaborazione e responsabilità. La nostra non è una semplice kermesse gastronomica, ma un luogo dove le relazioni generano cultura, sviluppo, sostenibilità e futuro».

E anche economia. Quali sono le ricadute dell'evento?

«La Fiera è un moltiplicatore di valore e il giro d’affari è significativo. Nel periodo della manifestazione, mediamente oltre 600 mila visitatori scelgono le colline di Langhe, Monferrato e Roero. Secondo uno studio che abbiamo commissionato alla Bocconi, a fronte di investimenti e finanziamenti pubblici e organizzativi relativamente contenuti, l'evento genera un ritorno sul territorio oltre 50 volte superiore alle risorse impiegate. A livello di micro-moltiplicatore commerciale, le stime indicano che la presenza stessa del tartufo funge da catalizzatore: ogni euro speso direttamente nel fungo ipogeo genera un effetto a cascata che riversa fino a 20 euro nel tessuto economico circostante».

Cifre significative, per un evento che tiene insieme un’anima popolare, da festa folcloristica, e un profilo ricercato, con chef stellati ed eventi esclusivi. Qual è la strada giusta da percorrere?

«Bisogna tutelare entrambe. Valorizzare i ristoranti stellati e preservare le osterie tipiche. Abbiamo un pubblico globale che cerca sia il lusso, sia la genuinità. Chi arriva da Hong Kong vuole dormire in un hotel stile Four Seasons e magari mangiare in una trattoria con la tovaglia a quadretti. E la famiglia che arriva da Genova o da Milano si concede una bottiglia di Barolo da portare a casa. “Autentiche relazioni”, come abbiamo sintetizzato noi».

Quali sono le sfide che vi aspettano, per mantenere attrattiva la Fiera?

«Gli ingredienti ci sono già tutti, non c’è bisogno di grandi rivoluzioni. Ma serve una più efficace comunicazione tra vari enti e governance. Se si fa sistema, si migliorano i calendari, le modalità di accoglienza e si risponde meglio alle criticità che possono arrivare. Ma c’è un elemento che vince su tutti».

Quale?

«Occorre mettere al centro il valore del paesaggio. Chi arriva ad Alba e sulle nostre colline cerca un’immersione vera in questo ambiente, non un semplice selfie. Se lo trova, torna a casa soddisfatto e si fidelizza. La nostra vera sfida per i prossimi anni è mantenere l’equilibrio e la sostenibilità. Piantare alberi, rigenerare i boschi, contrastare gli effetti del cambiamento climatico. Non solo per il tartufo, ma per tutto il sistema. Per il benessere di noi che ci viviamo e dei tanti turisti che ogni anno vengono a trovarci».