Attentato a Sigfrido Ranucci: Marika De Filippis non risponde

Non ha aperto bocca per la seconda volta la donna del gruppo irpino accusata di aver pianificato e portato a termine l’attentato davanti all’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci. Marika De Filippis, dalla caserma dei carabinieri di Baiano, in videocollegamento con il pubblico ministero di Roma che coordina l’inchiesta e che ha firmato per la coppia di Avella l’invito a comparire, ha fatto scena muta.

Per la seconda volta ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere e di non fornire alcuna versione sulla vicenda che dal 30 giugno la vede ai domiciliari con il braccialetto elettronico, durante gli ultimi due mesi di gravidanza.

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Probabile che stamane anche il compagno Pellegrino D’Avino – ristretto nel carcere di Rebibbia – adotti la stessa strategia. Infatti la coppia di Avella – come gli altri due indagati raggiunti dall’ordinanza di misura cautelare in carcere con le accuse di essere gli esecutori materiali dell’attentato dinamitardo ai danni del giornalista Rai – già nel corso dell’interrogatorio di garanzia si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Intanto lunedì 20 luglio i quattro arrestati – difesi dagli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri - compariranno davanti al tribunale del Riesame per chiedere la revoca o l’attenuazione della misura cautelare.

Interrogatorio bis che fa seguito agli ulteriori sviluppi dell’inchiesta, che vede indagato quale mandante dell’attentato Walter Lavitola con le accuse di strage. Per uno dei quattro irpini, gli inquirenti che vi siano anche elementi che lo farebbero ritenere affiliato al clan Cava.

In particolare Passariello nell’ordinanza risulterebbe avere avuto contatti con Salvatore Cava nell’ambito di rapporti relativi al traffico di stupefacenti. I quattro sono accusati di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall'aver agito con modalità di tipo mafioso. Indagato, invece a piede libero, Luca Amato che ad avviso degli inquirenti ha preso parte all’azione intimidatoria. Circostanza che si evince dalle intercettazioni captate nell’auto di Passariello. Il giovane residente nel quartiere Gescal a Cicciano ha precisato di essere stato davanti all’abitazione di Ranucci per almeno due ore. Il gruppo avrebbe operato su commissione dietro un compenso che oscilla tra i cinque e i diecimila euro. Dei nuovi elementi – per far luce sul movente ed eventuali altre persone coinvolte – potrebbero emergere con gli accertamenti irripetibili sui cellulari e i dispositivi elettronici sequestrati agli indagati irpini.

Accertamenti, anche di natura irripetibile, che inizieranno oggi a Roma per trovare ulteriori elementi tesi a comprendere i motivi che si celano dietro l’attentato. Gli inquirenti vogliono comprendere come Gomes Clesio Tavares - uomo di fiducia e tuttofare di Lavitola- è arrivato ad ingaggiare gli irpini per compiere l’attentato. Quando e dove si conosciuti Antonio Passariello e suo figlio, Pellegrino D’Avino con Gomes e perché ha ingaggiato loro. Intanto è emersa una foto che testimonia che Pellegrino D’Avino, il padre biologico di quest’ultimo e Gomes Tavares si conoscevano già dal luglio 2024.

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Allora il camerunese faceva il buttafuori in alcuni locali ed era componente della sicurezza di alcune coppie dello spettacolo. Parrebbe che abbia utilizzato gli irpini come sicurezza in alcuni locali, così come ha detto al Tg1 nei giorni scorsi. Per la Procura della Repubblica di Roma, che indaga sulla vicenda, oltre che da tramite tra il presunto mandante Lavitola e i quattro irpini, Tavares avrebbe messo a disposizione la macchina della compagna per gli appostamenti fatti dal gruppo davanti casa del giornalista Rai. Il suo ruolo di intermediario emergerebbe dalle intercettazioni captate dai carabinieri.

Il nome di Gomes, per la prima volta, è comparso quando i carabinieri del nucleo operativo di Roma hanno eseguito le misure cautelari in Irpinia. Pellegrino D’Avino mentre viene arrestato, chiede al suocero di avvertire Gomes. Oggi Tavares si trova fuori dall'Italia, in Camerun, dove si è recato a ottobre del 2025, dopo l’attentato a Ranucci e dove lo stesso Lavitola stava tentando di recarsi – insieme alla moglie - dopo gli arresti degli irpini, ma è stato fermato dagli inquirenti.