Attentato a Sigfrido Ranucci, il Riesame conferma i quattro arresti e il metodo mafioso
Attentato a Sigfrido Ranucci, il Riesame conferma arresti e metodo mafioso. Il tribunale del Riesame di Roma ha confermato le 4 misure cautelari e l'aggravante del metodo mafioso per i quattro accusati di essere gli esecutori materiali dell'attentato al conduttore di Report, avvenuto il 16 ottobre del 2025. I quattro restano in carcere. I loro avvocati avevano chiesto l'annullamento della custodia cautelare e la revisione dell'ipotesi accusatoria di associazione per delinquere con metodo mafioso.
M5s su sospensione Rai: «Sarebbe atto banditismo senza precedenti»
La Rai va verso la sospensione del conduttore, che così non potrebbe presentare la prossima stagione di Report su Rai 3. «Se fosse confermato» che la Rai «avrebbe deciso di sospendere Sigfrido Ranucci e cancellarlo dalla guida di Report, saremmo di fronte a un atto di banditismo istituzionale senza precedenti - dicono gli esponenti M5S in commissione di vigilanza Rai -. Nemmeno ai tempi dell'editto bulgaro di Berlusconi si era vista una violenza simile. Vediamo cosa accadrà, se la cosa sarà confermata o se si tratta dell'ennesimo modo di delegittimare Report, destabilizzandone la redazione e gettando discredito su Ranucci. Ma se davvero così fosse, saremmo davanti a una vergognosa esecuzione politica, la prova lampante di una Rai ridotta a serva muta e zerbino di Palazzo Chigi. Invece di fare scudo attorno a un giornalista che fino a prova contraria resta la vittima di un attentato che ha messo in pericolo la sua vita e quella della sua famiglia, l'azienda sceglierebbe di finire il lavoro di tutti questi mesi eliminandolo dalla TV. Se questa follia venisse confermata, la libertà di stampa in questo Paese sarebbe ufficialmente morta e sepolta. Non sarebbe piu tempo di indignarsi in silenzio: saremmo al regime puro e non assisteremmo in silenzio».
Lavitola: «Non so chi è il vero mandante ma so le motivazioni»
«La pista io credo di sapere qual è. Non so chi è il vero mandante ma so le motivazioni», ha detto l'imprenditore Valter Lavitola alla trasmissione Filorosso su Rai 3, aggiungendo che, se potesse condurre personalmente le indagini, «forse risalirei al vero mandante». «Spero - ha poi sottolineato - che questa vicenda non rovini la vita a Sigfrido Ranucci». Secondo l'imprenditore, la Procura potrebbe disporre di «elementi che sono off record. Se vuoi costruire degli elementi per arrivare a me, se sei un esperto, un professionista, lo fai. L'obiettivo non sono io. Ci sono delle parti di persone che sono state toccate violentemente e che stanno rischiando troppo. Io ho detto a Sigfrido: Guarda che rischi grosso», precisando tuttavia di non poter rivelare quali inchieste di Report potrebbero aver provocato questa reazione.
«Alla fine di questa storia - ha dichiarato Lavitola - sono sicuro al cento per cento che finirò in carcere. Una cosa certa è che rovinerà la vita a me e spero che non la rovini a Sigfrido. Una carriera come quella che ha fatto lui, finire come un amico di un bandito, è il peggio che gli poteva succedere». Nel corso del filmato, realizzato all'interno del suo ristorante, Lavitola, figura centrale nell'inchiesta della Procura di Roma sull'attentato dello scorso ottobre ai danni del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci, ha affrontato diversi aspetti dell'indagine. Incalzato sul fatto di non essere stato arrestato, ha risposto: «Forse vogliono vedere se io stando fuori faccio degli errori». L'imprenditore ha confermato inoltre che, prima che esplodesse la vicenda, era pronto a partire per il Camerun. «Stavo per partire», ha raccontato, spiegando di non avere più avuto contatti con il suo assistente, Gomes Clesio Tavares. Lavitola ha ribadito quindi di non avere nulla da nascondere. «Io ho incontrato il Procuratore Lo Voi - dichiara -. Se loro sono convinti che io ho fatto questo reato o, peggio ancora, se io lo avessi fatto insieme a Sigfrido, se avessero avuto delle prove concrete mi avrebbero arrestato».
© RIPRODUZIONE RISERVATA