ATP Montreal, Arnaldi: “Se guardo dov’ero la settimana scorsa sono molto contento”

Il risultato del campo non è stato quello che si auspicava, ma Matteo Arnaldi esce dal torneo di singolare del National Bank Open di Montreal con tanti motivi di soddisfazione.

Hai giocato benissimo il primo set, nel secondo eri lì, poi c’è stato quel momento sul 4-4 e lui è stato bravo. È finita la benzina?

MATTEO ARNALDI: “Sì, sono contento. Ho giocato una bella partita, è stata lottata. Se guardo dov’ero la settimana scorsa, ci sono tante cose positive. Oggi è stata una gran bella partita; sicuramente mi è mancato qualcosa, però non posso chiedere troppo al mio corpo. Ho giocato poco, mi sono allenato poco, quindi, come ho detto, ci sono tante cose positive. Vado via con un pochettino più di sicurezza e giocherò a Cincinnati sicuramente un pochettino più tranquillo, se riesco a continuare su questa strada.”

Hai dato tutto fino alla fine, comunque. Anche il terzo set purtroppo è andato male, ma c’eri.

MATTEO ARNALDI: “C’era qualche fastidio, ma, come ho detto, tutto gestibile. Anzi, sono molto contento. La partita è stata lottata; sicuramente sono calato un po’. Se avessi mantenuto il livello del primo set, potevo portarla a casa tranquillamente. Però sono veramente contento di dove sono in questo momento, se guardo dov’ero la settimana scorsa. Non ho niente da lamentarmi, anzi: prendo tutto quello che arriva.”

Convivere con il dolore

Quanto è difficile convivere con il pensiero di aver avuto un problema a un piede per praticamente un anno e di avere adesso lo stesso problema dall’altra parte?

MATTEO ARNALDI: “La cosa difficile per me non è tanto gestirlo, perché se faccio le cose che devo fare, alla fine non sento male. A Parigi ho giocato tanto e non ho sentito troppi fastidi. Più che altro, faccio fatica ad allenarmi, fermarmi, giocare poco, andare a giocare e ripartire. Ho bisogno di giocare tante partite, di stare in campo. Quando mi fermo, magari prendo una o due settimane in cui mi alleno poco e poi devo andare in campo, faccio più fatica.

Sono una persona che ha bisogno di stare tanto in campo e di stare bene fisicamente. Quando non c’è quello, sono competitivo, ma magari non al mio 100%. Credo che quella sia la cosa con cui faccio più fatica. Oggi stavo abbastanza bene; vediamo domani, dopo aver giocato singolo e doppio, come mi sveglio. Se sto bene in questi giorni, ho una settimana piena per allenarmi e arrivare pronto a Cincinnati.”

Il dolore a sinistra era già presente a Parigi oppure è arrivato dopo?

MATTEO ARNALDI: “È arrivato subito prima di Wimbledon. Sull’erba, si vede che ci sono stati alcuni movimenti, qualcosa che mi ha dato più fastidio. Sicuramente l’ho sovraccaricato molto nell’ultimo periodo, per il dolore all’altro piede. Proprio due o tre giorni prima di Wimbledon ho sentito un po’ di fastidio, ma all’inizio non ci ho fatto troppo caso. Quando sono tornato sulla terra, ho giocato tanto e continuavo a sentirlo. Sono andato a fare una risonanza ed è venuto fuori che avevo più o meno una cosa simile, per fortuna non così grave. Abbiamo iniziato a fare gli stessi lavori che facciamo con il destro.

Mi dispiace, sicuramente, perché era una partita che potevo portare a casa: stavo giocando bene. Mi piace giocare qui, avevo già giocato bene due anni fa, però, di nuovo, se guardo dov’ero, sono molto contento dei progressi che sto facendo. Ho tanto tempo, ho giocato poco quest’anno; se sto bene fisicamente, sono competitivo, l’ho già dimostrato. L’importante per me è riuscire a stare bene e questo mi dà molta fiducia.”

Il doppio come bonus

Ci sono aspetti positivi da acquisire, sei d’accordo? L’ho visto anche in doppio, che ovviamente è marginale rispetto al singolare, però è comunque importante in un torneo grosso. Aiuta anche di testa: stare tanti giorni in un torneo allenandosi e basta è pesante. Avere la prospettiva di giocare aiuta, no?

MATTEO ARNALDI: “L’hai detto bene. Sicuramente, soprattutto in questi tornei così lunghi, se fai magari il primo o il secondo turno, giochi veramente poco. Il doppio ti dà quella motivazione in più per divertirti. Ci divertiamo a giocare e, come hai detto bene, ti passa: fai un allenamento senza pensare troppo all’allenamento e il tempo passa più velocemente quando sei lontano da casa. Sicuramente ci siamo divertiti. Domani c’è un’altra partita, vediamo come va: se va bene la prendiamo, se va male ci prendiamo qualche giorno e andiamo a Cincinnati.”