ATP Challenger: a Jingshan Mattia Bellucci si ferma in finale

Ci sembrano passati secoli da quando Fabio Chiappini, che aveva appena preso i comandi della carriera di Bellucci, ci disse che Mattia aveva solo bisogno di disciplinare il suo enorme talento perché tra i professionisti non gli sarebbe più bastato il suo malefico servizio mancino o il colpo di genio estemporaneo. Serviva imparare a tessere trame di gioco per costruire il punto.

In realtà sono passati non più di 4 anni, in ogni caso un’era geologica in temini tennistici, e il 25enne tennista bustocco ha continuato ad alternare momenti di tennis sublime ed errori banali, apparentemente incomprensibili. Certo ha fatto progressi enormi, anche in termini di classifica dove da lunedì dovrebbe essere al n.86 ATP, dopo aver fatto registrare un best ranking da n.63 nel luglio dello scorso anno.

Però non è riuscito ad interrompere il continuo pendolo tra ATP e Challenger, e così si è trovato a giocare il Challenger 100 di Jingshan dopo aver racimolato appena 2 giochi contro Taylor Fritz nel secondo turno degli US Open e pochi di più contro Majchrzak all’ATP 250 di Hangzhou. A Jingshan per l’azzurro le cose sono andate decisamente meglio, pur costretto a partire dalle qualificazioni essendosi iscritto in ritardo.

Seconda finale stagionale

Nel tabellone principale ha conquistato scalpi interessanti come Alexandre Muller (n.139) e Adam Walton (n.97). Poi, dopo aver regolato in semifinale il turco Yanki Erel, ha trovato nell’atto decisivo il forte sudafricano Llloyd Harris, oggi n.125 ma già n.31 qualche anno fa. Noi Harris lo vedemmo giocare per la prima volta al Challenger di Forlì nel 2020 quando in semifinale conduceva con autorità contro Lorenzo Musetti (che poi avrebbe vinto il torneo) prima di essere costretto al ritiro per un problema muscolare. Ci fece un’ottima impressione, confermata poi dai suoi progressi in classifica, prima che il suo fisico di cristallo ne appesantisse il cammino.

A Jingshan è stata una finale spettacolare, almeno nel combattutissimo terzo set, dopo che Bellucci aveva vinto facile il primo, ricambiato poi della stessa moneta nel secondo. Un set tutto sulle montagne russe con Harris che sul 5-4 andava a servire per il match ma in un game interminabile non riusciva mai ad arrivare a match point fino a perdere il servizio. Servizio che stava di nuovo per perdere sul 5-6 quando si è trovato a fronteggiare due match point dell’azzurro. Passata la paura si decideva tutto al tie-break dove il sudafricano vinceva a quattro (1-6 6-3 7-6) quando Bellucci non riusciva a salvarsi con la sua spettacolare volée in tuffo.

Per l’italiano è la seconda finale persa in questa stagione dopo quella di Punta Cana in marzo e adesso il pendolo indica di nuovo l’ATP con le qualificazioni del Master 1000 di Shanghai. Per il 29enne Harris è la decima vittoria a livello Challenger che gli dovrebbe valere il n.109 ATP con cui lui pure affronterà le qualificazioni di Shanghai.