Art Basel Paris 2026: da Tracey Emin alla Torre Eiffel alle parole luminose di Jenny Holzer sul Musée d’Orsay, quest’anno l’arte a Parigi si vede per le strade
Art Basel Paris 2026: da Tracey Emin a Jenny Holzer, cosa non perdere a Parigi quest'autunno
C’è qualcosa di paradossale nell’organizzare una settimana dell’arte internazionale e scoprire che il suo appuntamento principale si interrompe prima del previsto. Le preoccupazioni per possibili disordini e manifestazioni hanno portato ad annunciare una chiusura anticipata di Art Basel Paris. Una decisione che ha inevitabilmente modificato i programmi di galleristi, collezionisti e visitatori, proprio nei giorni in cui la città raggiunge il massimo della propria intensità culturale. Eppure, osservando Parigi in questi giorni, si ha l’impressione che la fiera sia soltanto una parte di un sistema molto più ampio. Al Grand Palais si incontrano stand di altissimo livello, opere raramente accessibili e collezioni che raccontano la storia del Novecento; fuori, musei, fondazioni, case private e spazi indipendenti costruiscono una geografia parallela, fatta di appuntamenti che spesso diventano il ricordo più interessante della settimana.
Dentro la fiera…
In fiera, tra le opere che hanno attirato l’attenzione figura Nu étendu (Lolotte), dipinto realizzato da Amedeo Modigliani nel 1917 e presentato nello stand condiviso da Pace, Di Donna e Schrader, con un valore indicativo superiore ai 100 milioni di dollari. Per la prima volta, il UBS Salon apre ai visitatori, con Earthly Paradise: Nature Reimagined. Le opere di Etel Adnan, Nicolas Party, Julian Charrière, Marguerite Humeau e altri artisti affrontano il mondo naturale attraverso paesaggi immaginari, memoria, ecologia e trasformazione. È un’occasione per ammirare un’importante collezione raramente esposta al pubblico.
Ma soprattutto fuori dalla fiera, iniziando con Tracey Emin alla Torre Eiffel
Ma il vero lusso, durante una settimana come questa, non è soltanto trovarsi davanti a un capolavoro, ma poter passare, nel giro di poche ore, da un’opera storica a un’installazione pubblica, da un museo a una casa privata. La mia settimana è iniziata al Trocadéro, davanti alla Torre Eiffel. Sul Parvis des Droits de l’Homme, tre sculture monumentali in bronzo di Tracey Emin sembrano sottrarre per qualche istante il paesaggio alla sua immagine più familiare. Presentate da White Cube nell’ambito del programma pubblico di Art Basel Paris, I lay here for you (2018), I Followed You to the End (2024) e I Will Not Be Alone (2025) raccontano tre condizioni del corpo femminile: l’abbandono, il tentativo di rialzarsi, la possibilità di ritrovare una forma di resistenza. La prima figura giace a terra, distesa e vulnerabile; la seconda si solleva in una posizione ambigua e quasi dolorosa; la terza siede eretta su una roccia, con il volto velato. Il percorso tra le tre opere suggerisce una trasformazione che non è mai del tutto lineare. Emin porta nello spazio pubblico qualcosa di profondamente intimo: è un contrasto efficace, perché si snoda tra la monumentalità della città e la fragilità e intimità dei corpi.

Tracey Emin - Art Basel Paris at the Parvis des Droits-de-Homme, Place du Trocadero, Paris - 14 October – 1 November 2026 courtesy White Cube

Tracey Emin - Art Basel Paris at the Parvis des Droits-de-Homme, Place du Trocadero, Paris - 14 October – 1 November 2026. courtesy White Cube
La mostra dedicata al bicentenario della fotografia alla Bourse de Commerce e Barbara Kruger
Alla Bourse de Commerce, la prospettiva cambia. Remember Me, la grande mostra della Pinault Collection dedicata al bicentenario della fotografia, riunisce circa 700 opere di oltre 70 artisti. Il percorso attraversa due secoli di immagini, dalla fotografia storica alle pratiche contemporanee, mettendo in relazione autori come Gustave Le Gray, Dorothea Lange, Cindy Sherman e Wolfgang Tillmans.
Il titolo riprende un’opera di Barbara Kruger, che interviene anche nella Rotonda con un’installazione di parole, immagini e sequenze video. La memoria, qui, non è un archivio immobile: è una costruzione che cambia a seconda di chi guarda, di ciò che viene conservato e di ciò che rischia di scomparire. In una città dove, durante la settimana della fiera, ogni incontro sembra destinato a produrre una nuova connessione, la mostra ricorda quanto le immagini contribuiscano a costruire la nostra idea del passato.

Una pausa Chez Sotheby's
Per una pausa dal ritmo delle esposizioni, mi sono poi diretto da Sotheby’s. O meglio, a Chez Sotheby’s, un progetto realizzato con _POLIMENO che ha trasformato un appartamento parigino in un ambiente dove arte, gastronomia e convivialità convivono. Non si trattava di una mostra tradizionale, né un ristorante in senso stretto, ma di un interno concepito per restituire alle opere una dimensione domestica. La selezione comprende lavori di Pablo Picasso, Henri Matisse, Andy Warhol, Gerhard Richter, Francis Bacon e Alexander Calder, per un valore complessivo vicino ai 150 milioni di dollari in opere disponibili per la vendita privata, con Sotheby’s. Il progetto nasce dalla collaborazione con David Rothschild e Valerio Polimeno. Il risultato richiama una tradizione europea in cui le case dei collezionisti e i grandi salotti culturali diventavano luoghi di incontro, discussione e scoperta. Qui si può passare da un’opera a un cocktail, da una conversazione a un pranzo, senza la distanza formale tipica di una sala espositiva.

(c) Alex Socks

(c) Alex Socks

(c) Alex Socks
Tappa da Kerry James Marshall al Musée d'Art Moderne de Paris
È Kerry James Marshall il protagonista della mostra The Histories al Musée d’Art Moderne de Paris. Aperta fino al gennaio 2027, l’esposizione riunisce settanta opere, comprese otto nuove tele realizzate appositamente. Marshall costruisce composizioni monumentali in cui le persone nere occupano il centro della scena, recuperando una presenza troppo spesso marginalizzata dalla storia della pittura occidentale. La vita quotidiana assume una dimensione epica; la storia afroamericana, dalla schiavitù ai movimenti per i diritti civili e il Black Power, entra in dialogo con i grandi generi della tradizione europea. Non si tratta soltanto di aggiungere nuovi soggetti a un canone esistente, ma di modificarne lo sguardo.

Kerry James Marshall, Voyager, 1992. Acrylic, collage and glitter on canvas, 233.4 × 233 cm National Gallery of Art, Washington, DC. Corcoran Collection (Gift of the Women’s Committee of the Corcoran Gallery of Art) © Kerry James Marshall

Kerry James Marshall, Slow Dance 1992–93 Mixed media and acrylic on canvas, 191.1 × 188.6 cm
Purchase, Smart Family Foundation Fund for Contemporary Art, and Paul and Miriam Kirkley Fund for Acquisitions © Kerry James Marshall Photo © 2025 courtesy of The David and Alfred Smart Museum of Art, The University of Chicago
La sera, il percorso prende una direzione meno istituzionale: l’appuntamento imperdibile di questa settimana è la festa organizzata nello storico atelier parigino di Christo e Jeanne-Claude, a Pigalle, dal nipote degli artisti. L’idea di ballare in uno spazio legato a due personaggi che hanno trasformato monumenti, edifici e paesaggi attraverso interventi di scala straordinaria ha una forza particolare: ciò che normalmente immaginiamo attraverso fotografie e disegni diventa parte di un ambiente riservato, quotidiano, vissuto.
Le proiezioni luminose al Musée d'Orsay di Jenny Holzer
Al Musée d’Orsay, il linguaggio diventa protagonista: con J’ai vu, Jenny Holzer porta parole e frammenti d’archivio all’interno del museo. L’intervento sulla facciata storica, con proiezioni luminose rivolte verso la Senna durante alla sera, è soltanto una parte del progetto. All’interno, un’installazione a LED attraversa diverse sale, mentre testi vengono incisi su oggetti in pietra e marmo. Le parole scelte provengono dalle collezioni e dagli archivi del museo, oltre che da scritti letterari e politici dell’epoca. La storia non è più soltanto rappresentata sulle pareti: diventa una voce collettiva che attraversa l’architettura e raggiunge chi passa all’esterno.

ÉCLAIRÉ, 2026
Light projection
Musée d’Orsay, Paris
Text: Camille Claudel, letter to Auguste Rodin, July 1891. © 2026 Jenny
Holzer, member Artists Rights Society (ARS), NY
Photo: Filip Wolak
Filip Wolak

ÉCLAIRÉ, 2026
Light projection
Musée d’Orsay, Paris
Text: Camille Claudel, letter to Auguste Rodin, July 1891. © 2026 Jenny
Holzer, member Artists Rights Society (ARS), NY
Photo: Filip Wolak
Filip Wolak
Il nuovo spazio dedicato all'arte contemporanea sull'Île Seguin e cena da Ugo Rondinone
Fuori dal centro, una delle scoperte di questa stagione è Le Large, nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea sull’Île Seguin, a Boulogne-Billancourt. Inserito nel complesso culturale Pointe des Arts, sorto nell’area un tempo occupata dagli stabilimenti Renault, il museo inaugura con Imaginary Engine, una mostra curata da Cecilia Alemani in collaborazione con il Fonds Renault pour l’Art et la Culture. Più di cento opere di 55 artisti mettono in relazione industria, immaginazione e trasformazioni tecnologiche, partendo dalla storia produttiva dell’isola. Il progetto amplia la geografia culturale parigina e suggerisce che il futuro delle istituzioni non debba necessariamente coincidere con il centro della capitale.
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A chiudere la settimana è il ricevimento nella casa parigina dell’artista Ugo Rondinone, a Saint-Germain-des-Prés. Un incontro raccolto, lontano dal Grand Palais e dai ritmi serrati delle inaugurazioni, che rappresenta bene l’altra dimensione della settimana dell’arte: quella in cui le relazioni si costruiscono intimamente, nelle case degli artisti e negli spazi che raramente entrano nelle guide ufficiali. Perché questo è il ricordo più indelebile che lascia la settimana dell'arte parigina, cioè che le opere continuano a vivere nei musei, nelle strade, nelle collezioni private e in spazi sorprendentemente inattesi.
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