Arresti pilotati dall’informatore, l’inchiesta sui ghisa infedeli si allarga: gli indagati salgono a 15
MILANO “Preso?”. “Come lo vedi? Tranquillo o pauroso. Digli grazie al tuo amico egiziano”. È uno dei tanti messaggi che arrivavano sul telefono di Ilenja Sabato, la commissaria a capo della “squadretta“ della Polizia Locale indagata insieme ad altri cinque agenti, proprio mentre procedeva a uno degli arresti ritenuti illegali dalla Procura.
L’informatore
Il mittente è un informatore, con precedenti penali, che ha un ruolo chiave nella tela ricostruita dai pm: come si legge nelle chat allegate alle nuove richieste di misure cautelari, l’uomo non solo segnala alla commissaria nascondigli e domicili dei piccoli spacciatori da far sparire, ma, come nel caso sopra, le ordina di far recapitare un messaggio, in modo che il pusher possa aver chiaro chi gli ha teso una trappola.
Giustizia di strada. E la polizia locale segue tutto quello che viene indicato dall’uomo (il cui nominativo non campare in nessun documento ufficiale, nemmeno interno al nucleo) tanto che quando accade che durante uno dei dieci arresti illegali contestati dalla Procura, gli agenti fermano la persona sbagliata, secondo quanto ricostruito, sul luogo si precipita direttamente l’informatore, che individua e fa arrestare lo spacciatore giusto, ovvero quello che aveva indicato lui.
Arresti a raffica
Insomma, un rapporto che “trascende quello canonico tra fonte confidenziale e forze di polizia ed è stato funzionale alla commissione di un numero significativo di condotte illecite”, annotano i pm. La squadra collezionava infatti arresti su arresti. Tra il 16 luglio e il 4 agosto “ben quattro”. Per chi indaga arrestare i piccoli spacciatori - la maggior parte sono giovani, stranieri, abitano nelle case popolari dell’Aler e maneggiano piccole dosi - aveva un doppio vantaggio.
Ci vuole far friggere tutti i suoi nemici
Per l’informatore sarebbe stato un modo di tenere lontano dalle piazze di spaccio chi gli era sgradito: "Ci vuole far friggere tutti i suoi nemici”, scrive in chat uno degli agenti.
I vantaggi della “squadra”
D’altra parte, il vantaggio della squadra - oltre a qualche bene materiale, come «una collanina» e una «bicicletta elettrica» secondo chi indaga - era l’avanzamento di carriera. Dall’incrocio delle chat, emergerebbe che la commissaria si sarebbe vantata: «Ho fatto duecento arresti».
E un altro agente scrive: "Ma secondo me lei vuole ottenere così tanti risultati per poi andare a chiedere una posizione organizzativa da qualche parte”. Un’indagine, nata dai dubbi su uno degli arresti di un giudice delle direttissime, che si sta espandendo a macchia d’olio, con 15 indagati.
Le accuse
Il pm Giovanni Tarzia che coordina le indagini ha chiesto l’aggravio della misura cautelare per i cinque già coinvolti, finiti a San Vittore ad agosto e poi scarcerati dal Riesame e il carcere per un sesto. I capi di imputazione sono 33 e vanno dall’arresto illegale al peculato.
L’agente estraneo
Arresti contestati dalla Procura, ma anche sul piano etico da un’agente che si era trovata a operare con la squadra nelle ore di straordinario. “Mi sono molto arrabbiata perché erano tre persone robuste sopra un ragazzino di 16 anni che pesava meno di me”, ha detto interrogata dai pm. “Aveva la faccia spaccata”.
Abbiamo forzato l’arresto e rovinato la vita a un ragazzo di 16 anni
"Abbiamo forzato l’arresto e rovinato la vita a un ragazzo di 16 anni", scriveva la donna in divisa a uno degli agenti ora indagati che rischia insieme ai suoi cinque colleghi, di nuovo, il carcere.